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“Per la democrazia non è tollerabile che universalità, uguaglianza ed equità, principi fondamentali del nostro Servizio Sanitario Nazionale, siano traditi”

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Gimbe: “Sanità pubblica, è allarme rosso, per il Ssn serve un cambio di rotta radicale”

Gimbe: “Sanità pubblica, è allarme rosso, per il Ssn serve un cambio di rotta radicale”

Pubblicato da RIFday In Aprile 03, 2023

Roma, 3 aprile – Allarme rosso per la sanità pubblica italiana. A rilanciarlo, con toni più preoccupati che mai, è ancora una volta la Fondazione Gimbe che lo scorso 31 marzo ha tenuto a Bologna la sua 15esima Conferenza nazionale, alla presenza di un folto pubblico di addetti ai lavori, rappresentati della politica e delle istituzioni e soprattutto i rappresentanti del “popolo della sanità”, con  i presidenti  (o loro delegati)  di tutte le Federazioni degli Ordini professionali .

Impegnata da anni in prima fila in una vera e propria crociata a difesa del nostro Servizio sanitario nazionale (la prima campagna Salviamo il nostro Servizio sanitario nazionale risale al 2013) Gimbe lo ha sempre ritenuto una preziosa e irrinunciabile conquista di civiltà al quale il Paese non può permettersi di rinunciare. Per questo, alla luce di un percorso di accentuazione dei problemi del sistema, ha ritenuto necessario mettere ancora una volta messo in fila, entrando nel dettaglio, tutte le criticità del Ssn, rilevando che il sistema di salute del Paese soffre di mote e gravissime malattie: imponente sotto-finanziamento, drammatica carenza di personale sanitario, crescenti diseguaglianze, modelli organizzativi obsoleti e inesorabile avanzata del privato.

Una crisi di sostenibilità senza precedenti, secondo Gimbe, ormai vicina al punto di non ritorno, tanto da far concludere alla Fondazione il diritto costituzionale alla tutela della salute si sta in realtà trasformando in un privilegio per pochi, nell’indifferenza di tutti i Governi che si sono succeduti negli ultimi 15, con il risultato di lasciare indietro le persone più fragili e svantaggiate, in particolare nel Sud del Paese.

“Per la nostra democrazia” commenta Cartabellotta “non è più tollerabile che universalità, uguaglianza ed equità, i principi fondamentali del Ssn, siano stati traditi e ora troneggino parole chiave come: infinite liste di attesa, aumento della spesa privata, diseguaglianze di accesso alle prestazioni sanitarie, inaccessibilità alle innovazioni, migrazione sanitaria, aumento della spesa privata, rinuncia alle cure, riduzione dell’aspettativa di vita. Da oltre 10 anni  assistiamo all’assenza di visione e strategia politica a supporto della sanità pubblica, in un immobilismo che si limita ad affrontare solo problemi contingenti”.

“Per questo – annuncia in una nota – abbiamo elaborato il ‘Piano di rilancio del Servizio sanitario nazionale’ a seguito di una consultazione pubblica che ha coinvolto oltre 1.500 persone, che sarà utilizzato dalla Fondazione Gimbe come standard di riferimento per monitorare scelte e azioni di chi decide sul diritto alla tutela della salute”.

Qui di seguito (così come sintetizzati in un lancio di Adnkronos) i punti del Piano di rilancio del Ssn elaborato dalla Fondazione Gimbe.

  • Finanziamento pubblico: È cruciale e inderogabile un rilancio progressivo e consistente del finanziamento pubblico per la sanità. Al momento, la Nota di aggiornamento del Def nel triennio 2023-2025 prevede una riduzione della spesa sanitaria media dell’1,13% per anno e un rapporto spesa sanitaria/Pil che nel 2025 precipita al 6%, ben al di sotto dei livelli pre-pandemia. Nel 2021 la spesa pubblica pro-capite nel nostro Paese è inferiore alla media Ocse (3.052 dollari vs 3.488) e in Europa ci collochiamo al 16° posto: ben 15 Paesi investono di più in sanità, con un gap che va dai 285 dollari della Repubblica Ceca ai 3.299 della Germania. Impietoso il confronto con i paesi del G7 sulla spesa pubblica: dal 2008 siamo fanalino di coda con distanze sempre più ampie e oggi ormai incolmabili. “Senza più pretendere di guardare a paesi come Germania e Francia ponendosi obiettivi irrealistici”  commenta Cartabellotta “entro il 2030 occorre allineare il finanziamento pubblico almeno alla media dei paesi europei rispetto ai quali nel 2020 il gap era già di quasi 12 miliardi di euro nel 2021. E vincolando la destinazione d’uso delle risorse: rilanciare le politiche del personale sanitario, garantire l’erogazione uniforme dei Lea e consentire un equo accesso alle innovazioni”.
  • Governance Stato-Regioni: L’entità delle diseguaglianze regionali, e in particolare il gap Nord-Sud, è ormai di tale entità che è indispensabile potenziare le capacità di indirizzo e verifica dello Stato sulle Regioni, nel rispetto dei loro poteri, per ridurre diseguaglianze, iniquità e sprechi e garantire il diritto costituzionale alla tutela della salute su tutto il territorio nazionale. “Al netto di riforme costituzionali”  spiega  Gimbe “è fondamentale che il monitoraggio dei Lea venga integrato nei meccanismi di programmazione e riparto delle risorse alle Regioni, rivedendo interamente il sistema dei Piani di rientro che, puntando esclusivamente al riequilibrio finanziario, hanno impedito alle Regioni del Centro-Sud di recuperare il gap. E attenzione alle autonomie differenziate che rischiano di dare il colpo di grazia al Ssn”.
  • Livelli essenziali di assistenza: Al fine di ridurre le diseguaglianze e garantire l’uniforme esigibilità dei Lea in tutto il territorio nazionale è necessario garantirne l’aggiornamento continuo per rendere rapidamente accessibili le innovazioni e potenziare gli strumenti per monitorare le Regioni. “Le intenzioni politiche” ammonisce Cartabellotta “devono essere riallineate con l’esigibilità dei diritti delle persone. Oggi da un lato la mancata approvazione del cd. Decreto Tariffe impedisce ai pazienti di accedere a prestazioni innovative di specialistica ambulatoriale e protesica, dall’altro i Lea non vengono aggiornati da oltre 6 anni, rendendo inaccessibili ai pazienti numerose innovazioni diagnostico-terapeutiche che nel frattempo la ricerca ha reso disponibili”.
  • Personale sanitario“Il tetto di spesa sul personale imposto dal progressivo definanziamento” spiega il presidente della Fondazione “i blocchi contrattuali, la mancata programmazione dei nuovi specialisti hanno determinato prima una carenza quantitativa e adesso, soprattutto dopo la pandemia, una crisi motivazionale che porta sia a disertare alcune professioni (es. scienze infermieristiche) e specialità mediche (es. emergenza-urgenza), sia a lasciare le strutture pubbliche per quelle private, o addirittura per l’estero”. Ecco perché  secondo Gimbe è inderogabile rilanciare le politiche sul capitale umano in sanità al fine di valorizzare e (ri)motivare la colonna portante del Ssn: investire sul personale sanitario con risorse vincolate, programmare adeguatamente il fabbisogno di tutti i professionisti sanitari, riformare i processi di formazione, valutazione e valorizzazione delle competenze secondo un approccio multi-professionale.
  • Programmazione, organizzazione e integrazione dei servizi sanitari e socio-sanitari: “L’erogazione dell’assistenza sanitaria”  sottolinea Cartabellotta “oggi risulta molto frammentata, dicotomizzata tra ospedale e territorio e scarsamente integrata con quella socio-sanitaria, generando sprechi e inefficienze, ridotta qualità dei servizi e disagi per i pazienti”. Dunque bisogna programmare l’offerta di servizi sanitari in relazione ai bisogni di salute e renderla disponibile tramite reti integrate, che condividono percorsi assistenziali, tecnologie e risorse umane. “Le opportunità offerte dal Pnrr, in particolare la riorganizzazione dell’assistenza territoriale sono necessarie ma non sufficienti perché richiedono coraggiose riforme per essere utilizzate al meglio”. In tal senso le risorse disponibili per la telemedicina “devono far parte di una trasformazione digitale mirata a promuovere cultura e competenze digitali nella popolazione e tra professionisti della sanità e a rimuovere ostacoli infrastrutturali, tecnologici e organizzativi”.
  • Rapporto pubblico-privato e sanità integrativa: L’annuario statistico del Ssn pubblicato il 23 marzo documenta l’espansione delle strutture sanitarie private accreditate, ovvero rimborsate con il denaro pubblico. Nel 2021 le strutture private accreditate ospedaliere sono 995, un numero quasi raddoppiato in 10 anni (n. 525 nel 2011, 46,9% del totale) e pari al 48,6% del totale. Tra il 2011 e il 2021 aumentano anche quelle di specialistica ambulatoriale da 5.587 a 8.778 (da 58,9% a 60,4% del totale), quelle deputate all’assistenza residenziale che da 4.884 strutture passano a 7.984 (da 76,5% all’84% del totale) e semiresidenziale che da 1.712 salgono a 3.005 (da 63,5% a 71,3% del totale). Infine le strutture riabilitative passano da 746 a 1.154 (da 75,1% al 78,2% del totale). “Il nostro Piano di Rilancio” spiega Cartabellotta  “mira ad arginare l’espansione incontrollata del privato accreditato, sia normando l’integrazione pubblico-privato, sia riordinando la normativa sui fondi sanitari oggi un vero e proprio ‘cavallo di troia’ che dirotta su assicurazioni e sanità privata accreditata risorse pubbliche provenienti dalla defiscalizzazione dei fondi sanitari”.

Il Piano di rilancio del Ssn – sottolinea la nota della Fondazione Gimbe  – include altri punti: dall’attuazione del principio health in all alla prevenzione e promozione della salute; dalla necessità di potenziare l’informazione istituzionale basata sulle evidenze scientifiche e migliorare l’alfabetizzazione sanitaria delle persone all’aumento delle risorse da destinare alla ricerca clinica indipendente e alla ricerca sui servizi sanitari che devono arrivare almeno al 2% del finanziamento pubblico per la sanità; sino alla rimodulazione di ticket e detrazioni fiscali per le spese sanitarie, secondo princìpi di equità sociale ed evidenze scientifiche.

Per il Ssn, insomma, sembra essere arrivata l’ora della chiamata finale: “Per la sanità pubblica è ormai scaduto il tempo della ‘manutenzione ordinaria’ che ha portato allo sgretolamento dei princìpi di equità e universalismo” conclude Cartabellotta. “Ecco perché serve innanzitutto la visione sul modello di sanità che vogliamo lasciare in eredità alle future generazioni; quindi, occorre definire quante risorse pubbliche investire per la salute e il benessere delle persone; infine, bisogna attuare coraggiose riforme per condurre il Ssn nella direzione voluta. Naturalmente tutto questo richiede ancor prima un patto politico che, prescindendo da ideologie partitiche e avvicendamenti di Governi, riconosca nel Ssn un pilastro della nostra democrazia e una conquista sociale irrinunciabile. In alternativa”  rimarca il presidente di Gimbe “se mantenere un Ssn pubblico, equo e universalistico non è più una priorità del nostro Paese, la politica dovrebbe avere l’onestà di scegliere apertamente un altro modello di sanità, governando in maniera rigorosa i processi di privatizzazione che si stanno già concretizzando in maniera subdola, creando di fatto una sanità a doppio binario”

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