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“Demenza senile”, nella convinzione errata che il deterioramento cognitivo sia caratteristica dell’invecchiamento

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deterioramento cognitivo

By Giulia Posenato / In Invecchiamento 

Quando si parla di demenza, molto spesso si utilizza il termine “demenza senile”, nella convinzione che il deterioramento cognitivo rappresenti una caratteristica del processo di invecchiamento.
Non è così: nel processo di invecchiamento si verificano dei cambiamenti nelle funzioni cognitive, ma, diversamente da quanto accade nelle demenze, non sono cambiamenti patologici o tali da compromettere l’autonomia della persona nella vita quotidiana.
Per questo la presenza di difficoltà di memoria, della capacità di compiere le attività quotidiane, l’emergere di uno stato confusionale o di un cambiamento della personalità possono essere campanelli d’allarme che non devono essere sottovalutati.
Queste difficoltà possono spaventare, disorientare e generare il timore di perdere il controllo. Di fronte a ciò, ognuno reagisce in modo diverso: accettare le proprie difficoltà o quelle di un familiare e i cambiamenti che possono comportare è un percorso emotivamente impegnativo. Per questo, è importante conoscere la malattia e dare ascolto a ciò che si sente. Infatti, con un’adeguata conoscenza della sindrome ed il sostegno psicologico adatto, il cambiamento può essere vissuto con più serenità.

Cos’è il deterioramento cognitivo?

La demenza è una malattia neurodegenerativa caratterizzata da un progressivo declino delle funzioni cognitive come memoria, ragionamento, linguaggio, orientamento e giudizio. Il declino di queste funzioni può ridurre la capacità di una persona di svolgere le attività quotidiane, fino ad una progressiva perdita dell’autonomia e dell’autosufficienza. Ciò può interferire con le attività lavorative, sociali e di relazione del malato.
Esistono diverse forme di demenza che si distinguono in base alla progressione della malattia in: reversibili o irreversibili.
Nelle forme reversibili le difficoltà cognitive sono la conseguenza di malattie o disturbi a carico di altri organi. Il quadro clinico regredisce se le cause vengono trattate in maniera tempestiva, in questo modo la persona può tornare al livello di funzionamento precedente. Nelle forme irreversibili rientrano la maggior parte delle demenze, come la demenza di Alzheimer, frontotemporale, a corpi di Lewy e vascolare.

Per ulteriori approfondimenti sulla demenza, sulla rete dei servizi presente nel territorio e sui possibili percorsi da seguire è possibile consultare il sito della Regione Veneto – Una mappa per le demenze al seguente link https://demenze.regione.veneto.it/

Cosa fare?

Il primo passo da compiere quando si riscontrano difficoltà di memoria, cambiamenti nell’attenzione e nelle capacità di pensare è quello di non ignorarle. È importante essere consapevoli che non sono caratteristiche tipiche dell’invecchiamento, ma che possono essere sintomo di una forma di demenza.
È opportuno rivolgersi al medico di famiglia e ad uno psicologo specialista in neuropscologia per agire tempestivamente e ottenere il massimo beneficio dalle cure disponibili.
Lo specialista può ritener necessario eseguire degli accertamenti, tra cui l’esame neuropsicologico che consente di verificare lo stato delle funzioni cognitive per valutare eventuali compromissioni e le ripercussioni nella vita quotidiana. In seguito alla comprensione del quadro è possibile improntare dei percorsi di riabilitazione neuropsicologica, di stimolazione cognitiva o di training cognitivo.

Cosa fare dopo la diagnosi?

Esistono due possibili interventi che possono essere attuati contemporaneamente:

La terapia farmacologica:

Ad oggi non esistono farmaci capaci di riportare le funzioni cognitive ai livelli precedenti. La terapia farmacologica può migliorare temporaneamente i sintomi, rallentando il declino cognitivo. È utilizzata anche per alleviare i sintomi psicologici e comportamentali come ad esempio depressione, apatia e agitazione.

Le terapie non farmacologiche:

Esistono diversi trattamenti per rallentare il peggioramento delle funzioni cognitive, promuovendo il mantenimento dell’autonomia della persona e migliorandone la qualità di vita. Tra le più recenti si possono trovare:

La terapia di stimolazione cognitiva: un programma dove le funzioni cognitive vengono stimolate attraverso compiti riferiti alla quotidianità, al fine di favorire l’utilizzo delle abilità mantenute. È mirata a:
1. Stimolare la cognizione;
2. Promuovere idee, pensieri e associazioni;
3. Favorire le opinioni piuttosto che fatti;
4. Utilizzare i ricordi come aiuto nel presente;
5. Stimolare il linguaggio e le funzioni esecutive come il ragionamento;
6. Porre la persona al centro;
7. Promuovere l’inclusione;
8. Coinvolgere la persona;

Il training cognitivo: un programma che prevede la somministrazione ripetuta di esercizi guidati e specifici. Può includere l’utilizzo di strategie di compensazione, di tecniche per incrementare la consapevolezza di malattia e per la gestione dei sintomi psicologici e comportamentali.

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