Vai al contenuto

DIFENDERE LA LEGGE CONTRO LA TORTURA

  • di
MOBILITIAMOCI PER DIFENDERE LA LEGGE CONTRO LA TORTURA
di Antigone
Sono ormai diversi mesi che il tema della legge che punisce la tortura è dibattuto. In estate due proposte di legge sono state calendarizzate in Commissione Giustizia al Senato. Una, a firma Fratelli d’Italia, punta all’abolizione del reato. La seconda, a firma Movimento 5 Stelle, ad una modifica che la riporti in linea con la Convenzione delle Nazioni Unite. Pur se con esisti diversi rispetto al perseguimento di questo crimine entrambe sono accomunate dal fatto che, se passassero, avrebbero sicuramente lo scarso merito di bloccare (e probabilmente far saltare) i processi in corso, compresi quelli dove già sono arrivate condanne di primo grado. Negli ultimi giorni, poi, da notizie di stampa si è appreso dell’intenzione del governo di includere nei prossimi pacchetti di riforme che saranno presentati nei mesi di novembre e dicembre anche la modifica della legge sulla tortura. Lo stesso ministro della Giustizia Nordio, si era del resto espresso in tal senso solo pochi mesi fa. Anche in questo caso il rischio concreto è che saltino i processi. La legge che punisce la tortura in Italia esiste dal 2017. Fu introdotta con quasi 30 anni di ritardo dalla ratifica della Convenzione delle Nazioni Unite e dopo che alcuni casi emblematici erano costati all’Italia l’intervento della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo: le torture alla scuola Diaz e alla caserma di Bolzaneto durante il G8 di Genova del 2001, qulle al carcere di Asti. La legge oggi ha dimostrato di funzionare. E ha dimostrato anche di non essere una legge eccessivamente punitiva, come da ambienti del governo viene detto. A fronte di condanne e rinvii a giudizio, abbiamo assistito anche ad assoluzioni e ridefinizioni dei reati inizialmente contestati. Segno che i giudici la utilizzano nella maniera più corretta.  Quello che è sicuro è che in poco tempo sta riuscendo a cambiare il volto del carcere, intervenendo su quel senso di impunità (e omertà) che prima si registrava. Ce lo dicono le denunce che sempre più spesso emergono negli ultimi anni, frutto anche delle segnalazioni degli stessi operatori penitenziari.  Per questo bisogna mobilitarsi per difendere la legge evitando che l’Italia possa vantarsi del triste primato di essere il primo paese democratico a tornare indietro rispetto alla possibilità di perseguire i torturatori.  Puoi firmare la nostra petizione rivolta alla Presidente del Consiglio Meloni (la trovi qui) e rimanere aggiornato seguendoci sui social (li trovi tutti alla fine di questa newsletter) per partecipare alle iniziative che promuoveremo. Patrizio Gonnella 
Presidente di Antigone
(Visited 42 times, 1 visits today)

Lascia un commento