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I GIOVANI MENO INTELLIGENTI DEI GENITORI?

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I GIOVANI MENO INTELLIGENTI DEI GENITORI

di Paolo Ferraresi*

Le considerazioni prima riportate (riguardanti l’effetto Flynn e l’effetto Flynn inverso), sono in effetti sicuramente importanti, ma che non trovo esaustive nella confutazione della diminuzione del Q.I., tanto è vero che alla fine finiscono proprio con l’ammetterne la sua diminuzione. Le cause quindi vanno ricercate altrove, ed esistono purtroppo, se non vogliamo proprio parlare di smartphone, app e internet. Ovviamente si parla comunque di intelligenza media. Le menti brillanti e le persone intelligenti continuano ad esistere. Tra altre concause riprenderei quelle citate in fondo all’articolo, la mancanza del sonno e l’alimentazione, ma sicuramente ve ne sono tante altre di veramente critiche, che cercherò di riportare.

Inoltre riporto in queste pagine considerazioni di tipo clinico-sanitario sulle droghe leggere e sui loro effetti e complicazioni cerebrali e comportamentali. Non entro volutamente nel merito di eventuali valutazioni politico-sociali riguardanti la loro risoluzione, anche se ho ovviamente le mie idee personali.

Ancora una volta si ribadisce che gli schermi TV, gli schermi dei computer, gli schermi dei telefonini emettono luce azzurra che massacra la melatonina prodotta e riduce di conseguenza la qualità del sonno.

Prodotta dalla ghiandola pineale o ipofisi e la sua sintesi è strettamente condizionata dall’alternanza giorno e notte: il buio, infatti, stimola la produzione di melatonina, mentre la luce la inibisce, ed in particolare quella azzurra, prodotta proprio dagli schermi.
Le analisi hanno infatti dimostrato che durante le ore diurne i livelli di melatonina nel plasma sono molto bassi, ma crescono considerevolmente durante le ore serali, per raggiungere la massima concentrazione nel mezzo della notte. 

–   I bambini e gli adolescenti vanno sempre più a letto tardi, spesso oltre la mezzanotte, per sempre maggior esposizione agli schermi. Tutto ciò produce una cattiva qualità del sonno, tanto più che sono costretti ad alzarsi presto per recarsi a scuola. Tutto ciò si ripercuote sulla mancanza di sonno profondo, quello più rigeneratore ed importante, e questa mancanza produce nel tempo alterazioni cerebrali non da poco SUL CERVELLO IN MATURAZIONE, quali perdita di memoria e mancanza di attenzione e concentrazione, che si ripresentano poi in parte anche da adulti.

Ma vi sono altre concause.

Pubblico uno stralcio di un articolo tratto da EDITOR del 19 maggio del 2022 intitolato.”” Uso di Cannabis a 13 anni” – la prima volta a 13 anni per 66.000 ragazzi””. Ritorno spesso su questo argomento, perché lo giudico di straordinaria importanza per le crisi cognitive e psichiatriche di tanti giovani e straordinariamente ritenuto privo di importanza da molto maistream politico-sociale.

–  “”Ci troviamo di fronte a un crescente utilizzo di questo tipo di droghe da parte di giovani consumatori. Sono droghe considerate erroneamente ‘leggere’ ma che invece danno dei danni gravissimi anche perché quasi sempre l’uso, da occasionale, diventa continuativo…spesso in Italia l’età media di inizio assunzione si colloca, infatti, nella fascia di età della scuola media, cioè tra gli 11 ed i 14 anni.

–  È, infatti, sempre più frequente l’osservazione clinica della comorbidità tra uso cronico di cannabis e disturbi psicotici di tipo schizofrenico, in cui nella grande maggioranza dei casi l’assunzione precede l’esordio dei sintomi psicopatologici.

I dati della letteratura mostrano come il 10% dei consumatori abituali di cannabis sviluppino poi un disturbo schizofrenico, quindi una psicosi reale e il 30% sviluppi una sindrome demotivazionale che è caratterizzata da abulia, perdita degli interessi scolastici, amicali, affettivi, sportivi, irritabilità e violenza.””

Il fumo, e non quello delle sigarette che danneggia i polmoni, ma quello dell’hascisc e della marijuana, che se fumati da giovanissimi ed in buona quantità danneggia fortemente la corteccia prefrontale (oltre che i polmoni). Esiste un mainstream sempre più forte che tende ad attribuire alla cannabis proprietà terapeutiche notevoli e comunque una sostanziale innocuità d’uso. Ad una certa età, negli anziani con demenze, sembra che la marijuana abbia qualche effetto calmante. Ma il vero problema sono gli adolescenti, che iniziano a farne uso fino dai 13 anni. E non è mai uno spinello saltuario, ma col passare del tempo il consumo della sostanza si fa sempre più abituale. La pericolosità del fumare cannabis sta nel fatto che i danni cerebrali non si notano subito. Ci si è resi conto, ormai con sicurezza, che saltano fuori dopo anni, quando gli abituali consumatori diventano adulti.

La cannabis altera il normale sviluppo della corteccia prefrontale, che raggiunge la sua maturità intorno ai 24-25 anni. I neuroni specializzati ad elaborare il piacere sono localizzati in due sedi anatomiche distinte: nel nucleo accumbens situato nella parte profonda del cervello e nella corteccia prefrontale, in cui ha sede la capacità critica. Ed è proprio l’alterazione profonda dell’area del piacere che provocherà, più avanti, psicosi nei maschi e depressioni forti nelle femmine.

–  Ovviamente si tratta di realizzare se è la cannabis che procura direttamente il massacro cerebrale oppure se porta alla luce già tendenze psicotiche che in quell’individuo, in condizioni di tranquillità sociale o familiare non avrebbe mai manifestato, o manifestato con semplici disturbi più controllati.

Sta di fatto che il rapporto diretto tra psicosi, depressioni e cannabis esiste e va denunciato, e non mi si venga a dire che non è vero, perché esiste in merito un’ampia letteratura medico – scientifica.

–   Vi sono poi altre cause da non trascurare. Vi Sono gli interferenti endocrini, cioè molte sostanze chimiche che sono state immesse nell’ambiente ai fini più disparati, dai pesticidi ai ritardanti di fiamma, da componenti della plastica (ftalati, bisfenoli) a prodotti inquinanti che si formano nel corso di vari processi di produzione industriale (alchilfenoli, metalli, diossine, idrocarburi aromatici policiclici).

Ad esempio vi è una correlazione tra l’esposizione materna in gravidanza agli ftalati e una minore quantità di sostanza grigia nei nati all’età di dieci anni. A questa conclusione è giunto uno studio condotto dai ricercatori del Barcelona Institute for Global Health, che ha lavorato sui dati provenienti dallo studio Generazione R di Rotterdaam, al quale hanno preso parte 775 coppie madre-figlio.

–  La tendenza a mangiare in maniera incontrollata cibi spazzatura. Il rischio di Food addiction, ossia la tendenza a mangiare in maniera incontrollata cibi ricchi di zuccheri e/o saturi di grassi animali, colpisce oltre un milione e 150mila adolescenti tra gli 11 e i 17 anni, in particolare ragazze.

–  Soffrono poi di disturbi alimentari, secondo dati forniti dal ministero della Salute, oltre 3 milioni di persone in Italia. È ormai divenuto indispensabile sapere come e quanto social e web e mode di comportamento sociale in generale influiscono DA MOLTI ANNI sui comportamenti alimentari anomali, soprattutto tra i più giovani, già considerati categorie a rischio per i disturbi a questi legati. I professionisti della salute sono molto allarmati per prevenire la comparsa delle patologie e aiutare la popolazione rispetto a un fenomeno tanto pressante. Oltre a patologie come anoressia e bulimia, che negli ultimi decenni hanno visto un progressivo abbassamento dell’età di insorgenza fino a riguardare bambini e preadolescenti, stiamo assistendo alla nascita e rapida diffusione di nuovi comportamenti devianticome la drunkoressia, bigoressia, e pregoressia (quest’ultima poi è molto pericolosa per il sano sviluppo del nascituro). L’insorgenza precoce è poi motivo di ulteriore preoccupazione perché gli effetti associati a corpo e mente sono molto più gravi dal momento che tessuti, ossa e sistema nervoso centrale non hanno ancora raggiunto la loro completo sviluppo.

Poi non dobbiamo dimenticare l’abuso dell’alcol delle giovani generazioni, che massacra il cervello e diminuisce strutturalmente la memoria e capacità di concentrazione.

–  L’uomo e la donna non sono in grado di metabolizzare l’alcol fino all’età di 18 anni, quindi tutto l’alcol che circola in quel periodo, soprattutto tra i 12 e anche fino ai 24 anni, quando il cervello termina la maturazione, fa ancora più danno, sia diretto che indiretto. Emanuele Scafato, Direttore Osservatorio Nazionale Alcol dell’I.S.S., spiega che in questa fascia di età l’alcol è una sorta di “killer dei neuroni”, che può portare alla riduzione della memoria nei ragazzi che abbiano abitudini come quella del binge drinking. È stato verificato, attraverso le risonanze magnetiche, che nei ragazzi e nelle ragazze che fanno binge drinking per almeno due mesi le aree della memoria si spengono: una persona può perdere il 10-20% della propria capacità cognitiva, in termini di memoria, ma anche e soprattutto di orientamento visuo-spaziale. E si tratta di un deficit cognitivo che ci si ritrova poi in età adulta. 

Senza contare che, se il consumo di alcol avviene durante la gravidanza possono verificarsi gravi conseguenze sul feto. Si parla in questo caso di sindrome feto-alcolica, poiché l’alcol assunto dalla madre può interferire con lo sviluppo fisico e intellettivo del feto, causando malformazioni e ritardo mentale a seconda della quantità assunta. La sindrome feto alcolica è la più grave disabilità permanente che si manifesta nel feto, esposto durante la vita intrauterina all’alcol consumato dalla madre durante la gravidanza.

*PAOLO FERRARESI CCMSS AUSL BOLOGNA

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