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NON UNA DONNA DI MENO, NON UNA GUERRA DI PIÙ, NON UNA MORTE CHE NON MUORE

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NON UNA DONNA DI MENO, NON UNA GUERRA DI PIÙ, NON UNA MORTE CHE NON MUORE

Contro la volontà di Biden, contro gli appelli del Papa, contro le speranze di tutto il mondo, all’alba del 1° dicembre 2023, allo spirare della breve tregua concordata tra le Parti, la guerra per la soluzione finale della questione palestinese a Gaza è ripresa con più violenza di prima. È in atto uno sterminio a Gaza, ed è in pericolo, per il ritorno dell’antisemitismo, il popolo ebreo nella Diaspora, messo a dura prova nel mondo se confuso con lo Stato di Israele. È stato perciò ricordato il profetico monito di Primo Levi secondo cui  “il baricentro dell’ebraismo” doveva passare dallo Stato di Israele agli Ebrei della diaspora, e che questi dovevano “ricordare ai nostri amici israeliani che essere ebrei vuol dire un’altra cosa. Custodire gelosamente il filone ebraico della tolleranza”.

L’ impossibilità del prolungamento della tregua, nonostante i molti “mediatori”, dimostra che, anche contro la volontà dei protagonisti, le guerre sono legge a se stesse, vanno fuori controllo e sono cieche sul loro corso futuro.

La guerra di Palestina più di ogni altra può provocare il collasso definitivo della pace del mondo, la rottura degli equilibri di sistema della Terra, la perdita della dignità, dei diritti e della vita delle persone e dei popoli.

Nello stesso tempo la violenza contro le donne è oggetto di imponenti proteste in tutto il mondo. L’uccisione di una sola donna in Italia, Giulia, mentre anche altre erano uccise, ha convocato una manifestazione di 500.000 persone solo a Roma per la lotta contro il femminicidio. La maturità di questa protesta ha individuato il vero avversario politico, il vero responsabile dei delitti, il fattore culturale e ancestrale da fronteggiare e sconfiggere.  Questo nemico è stato riconosciuto nel patriarcato, nella violenza patriarcale. Di fronte ad esso le donne si sono levate e hanno proclamato: “Non una di meno, non una donna morta in più”.

Ma il delitto maggiore, il più ripetuto, più premeditato, più istigato, più finanziato e più assolto del patriarcato è la guerra. E proprio la guerra è una fucina inesauribile di stupri.

La guerra di Gaza sta provocando non una, ma migliaia e migliaia di donne “di meno”, migliaia e migliaia di donne morte in più, e con loro i bambini, gli anziani, gli uomini stessi; e sempre più la violenza è praticata come arma di guerra e di assoggettamento mirata alle donne.

Fin qui è cronaca. Ma ora c’è la domanda: che fare? Ancora una speranza c’è se entra in campo un protagonista che finora è stato tenuto fuori e non è responsabile della rovina in corso. Un tale protagonista, collettivo e consapevole, esiste, e sono precisamente le donne. Non le donne in quanto moltitudine indifferenziata, ma in quanto donne che come tali si riconoscono come responsabili del tutto. Se lo fanno entra in scena quel “principio femminile” che secondo la migliore cultura del Novecento è una via alternativa per l’uscita dal sistema di dominio e di guerra. Perciò, anche se come uomini siamo partecipi del patriarcato, insieme a molte donne, ci permettiamo di rivolgere a voi donne questo appello: prendete in mano questa causa, fermate la guerra. Non siete state voi a provocarla, a voi non chiedono il permesso di farla. Non lo permettete. Che non ci sia una donna ostaggio liberata in meno, non una funzionaria dell’ONU uccisa in più, non una donna salvata dai bombardamenti di Gaza in meno, non una partoriente in ospedali distrutti e senza luce in più, non una donna israeliana sicura nella sua casa a Tel Aviv o nel suo kibbutz in meno. Di molte sappiamo che già lo fanno, singole o associate, israeliane e arabe, da sole ed insieme, a Gaza, in Cisgiordania, anche a Betlemme, dove quest’anno non ci sarà il Natale.

Il patriarcato non uccide solo le donne. Da secoli lo fa con tutti.  Ma non  può fare quello che vuole. È grazie a voi che gli uomini sono potenti, e il patriarcato funziona. Senza di voi la loro potenza svanisce, la debolezza li assale, solo la violenza li regge. Sappiate voi come dire di no, come salvare la Terra. Noi siamo con voi. 

Comitati Dossetti per la Costituzione; Chiesa di Tutti Chiesa dei poveri; OdV Scienza Medicina Istituzioni Politica Società: Raniero La Valle, giornalista, Roma; Francesco Di Matteo, avvocato, Bologna; Cecilia Pratesi, magistrata, Roma; Domenico Gallo, magistrato, Roma; Francesco Domenico Capizzi, chirurgo, Bologna; Giovanna Facilla, dirigente scolastica, Bologna; Elda Guerra, storica, Bologna; Silvia Lolli, docente, Bologna; Ildo Tumscitz, psicoterapeuta, Bologna; Antonella Forino, docente, Bologna; Silvia Carrozzino, docente, Bologna;

 

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