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Emergenza in tilt: 60% di ambulanze in coda davanti ai pronto soccorso

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Emergenza in tilt: 60% di ambulanze in coda davanti ai pronto soccorso

SANITÀ PUBBLICA REDAZIONE DOTTNET | 17/01/2024 11:55

Balzanelli: “Così il 118 è amputato. Non è colpa dei cittadini, vanno garantite strutture filtro sul territorio come i Punti di primo intervento”

L’ondata di Covid e influenza, nell’ultimo mese, ha mandato in tilt i pronto soccorso, con migliaia di pazienti in attesa e file di ambulanze fuori un po’ in tutt’Italia. “I sistemi 118 sono strangolati dalla ormai permanente amputazione funzionale delle ambulanze, in alcuni casi sino al 60% ed oltre delle flotte, che restano incolonnate per ore ed ore sulle rampe dei pronto soccorso. Le ambulanze vengono usate come ‘posti letto temporanei’, in attesa della presa in carico ospedaliera”. Lo segnala all’Adnkronos Salute Mario Balzanelli, presidente nazionale Sis118. “Rischiamo di passare da barellopoli a barellandia, con disagi sempre maggiori e un aggravio di costi. Eppure i rimedi ci sono, vanno attuati”.

Intanto, va sgombrato il campo da un equivoco. “Sembra quasi che la colpa dell’iperafflusso di chiamate al 118 e del sovraffollamento dei pronto soccorso sia del cittadino. Tale assunto è, nella stragrande maggioranza dei casi, assolutamente inappropriato oltre che, in sostanza, inaccettabile”, afferma Balzanelli. “Chi afferisce alle ‘due porte’ del sistema dell’emergenza, 118 e pronto soccorso, sente di star male, percepisce soggettivamente un problema acuto di salute che lo allarma e chiede aiuto. A sentire chi chiama le Centrali operative del 118 o chi si reca spontaneamente al pronto soccorso, nella maggior parte dei casi si riscontra come ciascuno sia convinto di avere un bisogno urgente di essere visitato e curato. E’ la cosiddetta ‘urgenza percepita’, ma – rileva Balzanelli – non è compito del cittadino discriminare tra emergenze, urgenze o situazioni che non meritano attenzione immediata perché non pericolose, in quel momento, per la vita. Non tocca certamente al cittadino fare una diagnosi – rimarca – mentre spetta senz’altro al cittadino, che paga le tasse, pretendere una risposta efficace dal ‘sistema sanità’ per qualsivoglia tipologia di problema acuta presentatosi all’improvviso”.

In assenza di risposte, si finisce in pronto soccorso. Per Balzanelli, “almeno l’85% dei soggetti che quotidianamente sovraffollano il pronto soccorso deve essere gestito altrove, nel contesto della medicina del territorio, perché affetto da acuzie minori. E’ assurdo pretendere dai colleghi del pronto soccorso una mole prestazionale così inappropriata, e peraltro esponenzialmente ingravescente”. Per evitare la paralisi del sistema, il problema va risolto a monte. “Vanno riattivati i Punti di primo intervento del 118, e potenziati dove ci sono ancora, come in Puglia”, è la soluzione proposta da Balzanelli.

“La moltitudine di pazienti con acuzie minori va inquadrata a monte, con triage telefonico esperto effettuato dalla Centrale operativa 118, che può correttamente indirizzarla – spiega – per ricevere una risposta al bisogno di salute veloce ed appropriata. Tra i compiti che il legislatore affida alla Centrale operativa del 118, c’è quello di indirizzare il paziente ai punti di ‘primo soccorso territoriale’ (Punti di primo intervento), ossia le postazioni fisse medicalizzate e infermierizzate del Sistema di emergenza territoriale 118″.

Dati alla mano, prosegue Balzanelli, “queste strutture intermedie di decompressione delle acuzie minori sono in grado di abbattere i tempi di attesa e quindi di assicurare una veloce valutazione del paziente, garantendo una valutazione esperta da parte dei medici e degli infermieri del 118, ma anche di somministrare terapie di emergenza-urgenza, effettuare esami strumentali (elettrocardiogramma) e di laboratorio (emogasanalisi, parametri ematochimici fondamentali di primaria necessità in emergenza-urgenza), indispensabili per un primo inquadramento del paziente”. Funzionano, dunque, da filtro “evitando quel 97% di accessi impropri al pronto soccorso”.

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