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RAMADAN: TROVARE L’ESSENZIALE

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RAMADAN:
TROVARE L’ESSENZIALE

Matteo Maria card. Zuppi

Carissimi fratelli e sorelle credenti dell’islam, al-salam alaykum, la pace sia con voi. All’inizio del mese di Ramadan desidero raggiungervi con il mio saluto e le espressioni della più cordiale amicizia, nelle quali associo l’intera Chiesa di Bologna, che io cerco servire come Pastore. Anche quest’anno il mese del vostro digiuno coincide in buona parte con la nostra Quaresima. Ci aiuta a trovare l’essenziale, come ci ricordano tre elementi comuni: la supplica, il digiuno e la gioia.

Anzitutto la preghiera: Ramadan, così come la Quaresima, ci spinge a un ritorno interiore a Dio, “con tutta la mente, con tutta l’anima, con tutte le forze”. Una maggiore fedeltà alla preghiera comune e personale è elemento essenziale di questo sforzo. La lettura più intensa dei Testi sacri, per noi la Bibbia e per voi il Corano, sorregga la vita spirituale e la spinga ad atti di misericordia nei rapporti reciproci, poiché non puoi veramente amare il Dio che non vedi se non ami la persona umana, uomo o donna, che vedi.

Il secondo elemento è il digiuno. Ramadan, come la Quaresima, propone una mortificazione volontaria in quell’atto così istintivo e indispensabile che è il cibarsi. Nell’esperienza di chi si espone ai morsi della fame leggo tre significati fondamentali: anzitutto la disciplina del corpo, come “palestra” di disciplina morale, per diventare più resistenti all’assalto degli impulsi cattivi, come l’ira, la gelosia, l’invidia, la lussuria. In secondo luogo, l’esperienza della fame, come condivisione esistenziale della condizione abituale dei poveri, che digiunano tutto l’anno.

Ciò ci deve spingere alla parsimonia, all’educazione a non sprecare i beni di cui disponiamo, e a fare parte di essi con chi ha meno di noi, con chi non ha nulla. In terzo luogo, la fame di cibo e acqua, come simbolo di una fame più profonda: la fame di giustizia e di pace, due grandi beni che sembrano scomparsi dall’orizzonte del mondo in questi “giorni cattivi”.

Giustizia e pace sono come pane e acqua: senza pane e acqua si muore, così è per la giustizia e la pace. La disciplina del digiuno sia dunque quest’anno un grido a Dio e agli uomini per il raggiungimento della giustizia e della pace, anzitutto in Israele-Palestina e poi in tutti i luoghi dove si combatte e si versa il sangue innocente. Giustizia e pace, a partire dalla Terra Santa, apriranno a un traguardo più alto: il perdono, poiché non c’è futuro senza perdono.

Infine, Ramadan-Quaresima come il mese che apre alla gioia: per noi è la festa di Pasqua, nella quale celebriamo il trionfo di Gesù sulla morte e il male, a favore di tutti gli uomini e donne, di ogni tempo e ogni luogo; per voi è la festa della Rottura del digiuno, un’onda straordinaria di gioia comunitaria, che a partire dal nucleo domestico si estende ai vicini di casa e agli amici, sia fratelli e sorelle di fede che persone diversamente credenti e non credenti.

Nella nostra come nella vostra celebrazione leggo la verità profonda della Gioia, che per essere veramente tale, non deve avere confini, proprio come l’aria e il cielo che ci sovrasta non ne hanno.

Possa, dunque, l’astinenza del mese di Ramadan, in parallelo a quella quaresimale, tracciare la Santa Via per tutto il prossimo anno: pace, giustizia, perdono, condivisione con i poveri, amicizia con tutti.

Vi saluto con l’augurio che sempre vi scambiate: Kull ʿam wa-antum bi-khayr, state bene tutto l’anno

+ Matteo Maria Card. Zuppi
Arcivescovo, Bologna

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