
di Luigi Campanella, professore emerito nell’Università La Sapienza di Roma
La preoccupazione dei consumatori per il crescente numero di composti allertati come pericolosi per la salute eppure presenti in molte delle comuni attività, unita alla sensibilizzazione verso prodotti che provengano dalle risorse rinnovabili più che da quelle fossili,ha prodotto un cambiamento del mercato.Questo era già stato considerato una conseguenza dell’applicazione del REACH e dei prodotti già presenti in commercio,ma non in grado per le proprietà di tossicità,stabilità e bioaccumulabilità di ottenere la certificazione REACH da parte dell’Agenzia Europea per le sostanze chimiche.Sono queste le basi della chimica verde e sostenibile dei beni di consumo.Una preoccupazione riguarda il passaggio dalla vecchia alla nuova fase che fa prevedere lo smaltimento in contemporanea di molti composti potenzialmente ecotossici;un’altra quanto il crescente numero di composti smaltiti nell’ambiente possa concorrere alla bioresistenza dei batteri.C’e poi la perturbazione commerciale innescata dall’esigenza di trovare dei prodotti alternativi a quanti,non avendo ottenuto la certificazione REACH, saranno costretti in tempi e modi regolamentati ad essere sostituiti
A queste preoccupazioni se ne aggiungono anche altre più strettamente correlate agli avanzamenti della ricerca.Così in relazione a questi già si parla di un aggiornamento del REACH che consideri come proprietà base dei composti chimici per valutare il loro rispetto del regolamento.non solo tossicità,stabilità e bioacculabilitá,come avviene oggi,ma anche la loro capacità di penetrare il corpo umano mediante assorbimento,inalazione,ingestione o altra via.Le capacità di superare la.barriere protettive del ns corpo sono chiaramente elementi che incidono significativamente sull’entità del rischio chimico e potrebbero divenire elementi base per ottenere la certificazione REACH