
MALATTIE SESSUALMENTE TRASMESSE
Pirchia Schildkraut, medica e chirurga, Bologna
Un viaggio storico e scientifico attraverso le malattie sessualmente trasmesse: origini, diffusione, prevenzione e il ruolo cruciale dell’educazione.
Premessa
Con il termine di “malattie sessualmente trasmesse” (IST) viene definito un cospicuo ed eterogeneo gruppo di affezioni infettive, accomunato dalla sua via di trasmissione privilegiata, anche se non esclusiva, che è quella del rapporto sessuale. Tale rapporto può avvenire per via vaginale, anale oppure orale. Altra via di trasmissione riconosciuta a questo particolare gruppo di malattie è quella materno fetale, ovvero durante la gravidanza o il parto. E’ quello che accade per la trasmissione di HIV e della sifilide. Un’ulteriore via di trasmissione conosciuta è quella rappresentata dal contatto diretto con liquidi biologici infetti :sangue, liquido seminale ecc. Ad accomunare tutte queste vie di trasmissione è lo stretto rapporto intimo fra persona malata e sana.
CENNI STORICI
Le malattie a trasmissione sessuale accompagnano l’umanità dagli albolri della storia ma, pur potendo trovare traccia della presenza e conoscenza di queste malattie già in tempi antichi, la loro definizione specifica in un gruppo nosologico autonomo risale alla fine del XIX° secolo.
Esse vengono menzionate nei resoconti dei medici spagnoli che accompagnavano i viaggi di Cristoforo Colombo nelle Americhe, allorché essi notarono che i marinai di ritorno dal lungo viaggio avevano riportato in patria morbi fino ad allora sconosciuti in Europa. Possiamo leggere negli scritti del medico spagmolo Ruiz Diaz de Isla (1462-1542) che, nel suo “Tractado…contra el mal serpentino venido de la Isla Espaniola”(dato alle stampe a Siviglia nel 1542), riferiva di essere stato consultato il 15 aprile 1493 da Martin Alonso Pinzon di Palos (1440-1493), comandante della Pinta e da altri membri del suo equipaggio per una fastidiosissima affezione erosiva a decorso bizzarro, comparsa durante il viaggio di ritorno.
Simili resoconti accompagnano il passaggio degli eserciti invasori francesi in Italia provenienti dalla Spagna. Il contagio passò in Francia, a seguito dell’avvicendamento delle truppe francesi di stanza in territorio spagnolo e da lì in Italia, con la calata di Carlo VIII nell’autunno del 1494 (del cui esercito facevano parte 36.000 mercenari di varia nazionalità e 800 prostitute), con le truppe di Don Gonzalo Fernandez de Còrdoba inviato da Ferdinando il Cattolico in aiuto di Alfonso II d’Aragona, re di Napoli. Certo è che l’epidemia luetica scoppiò in questa città dopo che l’esercito francese, sotto la minaccia della Lega dei Principi italiani, l’ebbe precipitosamente abbandonata.
Resoconti di passaggi di eserciti attraverso l’Europa, seguiti da epidemie di gonorea e sifilide, si susseguono nel tempo. Fonti più antiche riportano la presenza di tali affezioni in tempi ben più lontani: ne troviamo traccia in scritti degli antichi egizi come nell’ Antico Testamento, nel papiro di Ebres datato nel 1550 A.C circa e negli scritti greci. Anche la loro diffusione copre praticamente tutto il mondo conosciuto. Possiamo, pertanto, dire che il concetto di trasmissione venerea di uno stato patologico sia ritenuto da Ackerknecht già acquisito sin dagli albori dell’umanità[1].
NOTE NOSOLOGICHE
La reale conoscenza delle IST, (infezioni sessualmente trasmesse) dei loro agenti patogeni, delle loro vie di trasmissione e diffusione, è abbastanza recente, specie se pensiamo che l’umanità convive con queste malattie dagli albori della propria storia. Nel XVI secolo si considerava la sifilide un flagello di Dio, volto a punire i marinai per la loro promiscuità con le popolazioni americane indigene.
Nel corso dei secoli molti medici tentarono uno studio più organico per giungere a distinguere fra le varie malattie.
La difficoltà a riconoscere le cause delle IST e la loro forte difusione ha indotto le autorità sanitarie a introdurre, di volta in volta, provvedimenti e discipline sanitarie di controllo della parte di popolazione ritenuta responsabile di tale difusione. Sono state le meretrici le prime vittime di tali provvedimenti, che sono poi sopravvissutiti fino ai nostri tempi. A seguito di questi provedimenti di disciplina di sanità pubblica, esse venivano sottoposte a continui controlli sanitari, controlli dai quali sono sempre stati esentati i loro frequentatori. Atteggiamento drasticamente discriminatorio mantenuto in Italia fino all’entrata in vigore della famosa legge Merlin (20 febbraio 1958) che ha messo fuori legge le così chiamate “case chiuse” e interrotto la pratica dei controlli sanitari sulle meretrici. A tal proposito, ricordiamo che la famosa scrittrice Karen Blixen, membro di una famiglia di alta nobiltà, contrasse la sifilide in Africa, contagiata dal marito, che conduceva una vita sociale disinvolta.
E’ stato solo nell’era moderna, con l’avvento del microscopio, che si è giunti alla scoperta di certi agenti patogeni, responsabili di certe malattie veneree. Il termine “gonorrea” nasce nell’antica Grecia e viene attribuito a Galeno,medico del 2° secolo D.C. Troviamo riferimenti a tale malattia anche negli antichi libri dell’imperatore Huang Ti della Cina, ma dobbiamo attendere il 1879, quando il batteriologo tedesco Neisser Albert viene a scoprire l’agente patogeno di questa grave e insidiosa malattia denominandolo “Neisseria gonorrhoea”. Deve passare quasi un altro secolo fino a che nel 1936, in seguito all’entrata nell’uso farmacologico dei sulfamidici, la gonorrea venisse, finalmente, contrastata in modo efficace.
La storia del riconoscimento nosologico corretto della sifilide è molto simile. Agli albori del XX° secolo, con la minaccia crescente di una guerra mondiale, si sono intensificati gli sforzi per tenere sotto controllo la difusione della sifilide. Dopo vari tentativi falliti ed errori, fu nel corso del 1905 che venne identificato l’agente patogeno al quale Shaudinn propose il nome di “treponema pallidum”. Poco dopo, nel 1906, venne messo a punto un semplice esame del sangue -la reazione di Wassermann- che permise di identificare la presenza della malattia anche in assenza di sintomi evidenti. Passarono ancora anni prima di riconoscere il meccanismo di passaggio materno- fetale dell’infezione. Solo negli anni 40 del secolo scorso l’avvento della Penicillina ha permesso di combattere il morbo in modo efficace.
La storia nosologica delle altre IST ripercorre binari simili.
Infezione da Clamidia, malattia che può portare a sterilità, scoperta negli anni 60 del secolo scorso, Herpes Genitale, Tricominiasi, Vaginosi batterica, Candidosi, Infezione da Papilloma virus umano – responsabile, peraltro, dell’insorgenza di tumori dell’apparato genitale – sono altre infezioni a trasmissione sessuale. Poiché molto spesso provocano pochi disturbi per un lungo periodo, pur essendo molto diffuse destarono poco interesse e allarme.
Ultima infezione a trasmissione sessuale ad essere individuata è la Sindrome da immunodeficienza acquisita – AIDS – provocata da un virus, HIV. Nei primi mesi del 1981 i “Centers for Disease Control and Prevention “ negli USA (cdc di Atlanta) segnalano sul loro bollettino epidemiologico, il “Morbidity and Mortality Weekly Report(Mmwr)”, un aumento improvviso e inspiegabile di casi di polmonite da Pneumocystis carinii, in giovani omosessuali. E’ solo nell’ agosto 1982 che le varie affezioni opportunistiche, quali la polmonite, il Sarcoma di Kaposy ed altre, vengono riconosciute come facenti parte di un unico quadro patologico e viene coniato il nome di “sindrome da immunodeficienza acquisita – AIDS appunto.
TRASMISSIONE E PREVENZIONE
La trasmissione delle IST avviene prevalentemente, ma non esclusivamente, nel corso di incontri sessuali. Vengono riconosciute anche altre vie di trasmissione, come il contatto diretto con liquidi biologici di persone infette, trasfusione di sangue ed emoderivati infetti. Questa via di trasmissione oggi non esiste più, dal momento che vengono eseguiti costanti e scrupolosi controlli sui campioni lungo tutta la filiera, prima del loro utilizzo. E’ possibile la trasmissione di certe IST come la sifilide anche da madre a nascituro, sia durante la vita intrauterina che durante il parto. Questa via di trasmissione viene ora contrastata con successo sottoponendo la madre a corrette terapie antibiotiche sin da prima del 5° mese di gravidanza. La scarsa consapevolezza e la conseguente scarsa igiene aveva, in passato, esposto i vetrai soffiatori, che si passavano le canne da soffio, a contrarre le malattie trasmesse dai colleghi infetti. Così anche le balie ammalate infettavano i neonati a loro affidati, in quanto la trasmissione avveniva con il latte materno. I vestiti e gli oggetti contaminati diffondevano invece le parassitosi.
Va sottolineato che oggi la convivenza e la condivisione di spazi comuni con persone affette da IST, quale è anche l’AIDS, non deve allarmare, dato che è richiesta una vera intimità per trasmettere la malattia; per evitare il contagio bastano semplici attenzioni igieniche, come non condividere oggetti per l’igiene personale, come lamette, spazzolini o altro.
In tempi moderni l’epidemia di AIDS e di epatite C si diffondevano fra i tossicodipendenti che condividevano l’uso di siringhe infette, pratica ora dismessa anche con la distribuzione gratuita di siringhe.
Le IST (infezioni sessualmente trasmesse) sono classificate secondo gli agenti patogeni responsabili, in malattie provocate da:
- BATTERI: clamidia, gonorrea, sifilide. Queste infezioni sono curabili con gli antibiotici ma, se non correttamente curate, possono portare a conseguenze gravi.
- VIRUS: herpes genitale HIV (Virus dell’immunodeficienza umana) HPV (Papillomavirus umano) Epatiti virali. Va ricordato che oggi esiste un vaccino specifico contro l’HPV. Questa infezione può portare allo sviluppo di cancro della cervice uterina. L’epatite virale è oggi curabile con nuovi farmaci antivirali.
- PROTOZOI: Tricomoniasi
- PARASSITI DELLA CUTE: Pediculosi, scabbia. Parassiti molto infestanti, anche attraverso indumenti infetti ma oggi curabili.
Oggi le informazioni sulle IST, i loro agenti patogeni e le loro vie di trasmissione sono noti a tutti ma, purtroppo, tutto ciò non basta a fermarne la difusione. Da un report della OMS del 2022, apprendiamo che nel mondo, oggi:
- Più di 1 milione di casi di infezioni sessualmente trasmesse viene diagnosticato ogni giorno nel mondo, la maggior parte delle quali risulta asintomatica e, pertanto, facilmente trasmissibile.
- Ogni anno vengono diagnosticati circa 374 milioni di casi di una delle 4 più diffuse e curabili di queste infezioni che sono la Clamidia, la Gonorrea, la Sifilide e il Trichomonas.
- Nel 2016 circa 1 milione di donne gravide sono state riconosciute ammalate di sifilide e circa un terzo di costoro ha vissuto nascite con fenomeni avversi.
Dunque, ggi potremmo essere pienamente consapevoli che le infezioni sessualmente trasmesse esercitano un forte impatto sulla salute in generale ma specie su quella riproduttiva, portando anche alla infertilità, a complicanze in gravidanza e post parto, nascita di bambini portatori di malformazioni e insorgenza di tumori. L’aumento dell’antibiotico resistenza è oggi la maggiore minaccia di diffusione delle IST.
Durante l’ultimo congresso internazionale della ICAR -Italian Conference on AIDS and Antiviral Reserce, svoltosi il 16-21 giugno 2024 presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore a Roma, si è rilevato come vi sia un trend in discesa nelle diagnosi di nuovi casi di AIDS ma rimanga prevalente l’alto numero di diagnosi tardiva a causa di un calo della visibilità dei rischi connessi alla malattia e della permanenza dello stigma sociale che la accompagna.
Anche la stampa nazionale riporta dati allarmanti sulla forte diffusione di IST tra i giovani durante le ultime vacanze estive. Riportando il resoconto presentato dalla direttrice del Coa ( Centro Operativo AIDS) dell’ISS, la Dottoressa Barbara Suligoi, durante il congresso ICAR del giugno ’24, osserva che “i dati rilevati nel corso dell’anno 2022 indicano un forte aumento della diffusione delle IST durante l’estate, specie fra la popolazione più giovane. Dato questo non imputabile solo alla maggiore socializzazione dopo il lungo periodo della pandemia da COVID – 19 ma, oltre ad essere effetto di una scarsa informazione su queste affezioni presso la popolazione generale, è imputabile anche al fatto che i giovani spesso non sanno dove reperire le informazioni e dove eseguire i necessari controlli, non vanno regolarmente da uno specialista come fa la gente in età adulta, rivolgendosi a un ginecologo o ad un andrologo. I giovani spesso si informano sul web, con fonti approssimative se non fuorvianti. Questi elementi avviano un circuito di non consapevolezza, che aumenta esponenzialmente nei momenti di socialità, in cui si abbassa la soglia della prudenza, con la perdita delle inibizioni e delle protezioni”.
PREVENZIONE ED EDUCAZIONE: il ruolo della scuola
Negli ultimi decenni le nostre conoscenze sulle IST, le nostre capacità di riconoscerle, prevenirle e curarle sono notevolmente aumentate. Presidi terapeutici sono presenti su tutto il territorio nazionale, i farmaci a nostra disposizione sono sempre più efficaci e anche le capacità diagnostiche sono ora semplici ed accessibili, accanto ad un’informazione medica diffusa e chiara. Tutto questo ha portato ad un evidente rallentamento della diffusione di queste malattie fino ai primi anni del XXI° secolo, quando qualche cosa ha cominciato a cambiare. La giornalista free lance Lorena Sironi ,in un suo bel’ articolo apparso sulla rivista Elle il 16/05/2022, fa un’approfondita analisi del fenomeno sottolineando come il sistema di sorveglianza dell’Istituto Superiore di Sanità riporti oggi circa 4000 nuovi casi di IST segnalati ogni anno. Numeri questi che tendevano a rimanere stabili fino al 2004, ma ora sono in costante aumento fino a circa 41.8% rispetto agli anni precedenti. Si parla di micosi, parassitosi ed altre infezioni ancora più severe. Le ragioni di questa inversione repentina di tendenza sono molteplici, ma tutti gli esperti interpellati indicano nell’educazione sessuale a scuola la via maestra per favorire una reale cultura della prevenzione e della cura di se.
In un convegno dal titolo «Risultati dello Studio Nazionale Fertilità», del 19 febbraio 2019, promosso da Studio Nazionale Fertilità, con patrocinio del Centro Nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie, Ministero della Salute e Istituto Superiore della Sanità, sono stati riportati i risultati di un vasto studio condotto intervistando un campione statisticamente rappresentativo di 16.063 studenti di 941 classi terze superiori che studiano in 482 scuole sparse su tutto il territorio nazionale, (più del 95% degli studenti del 3° anno delle scuole superiori), volto a valutare le loro conoscenze in merito alla sessualità, fertilità e salute. I ragazzi, in effetti, posseggono un grado di conoscenze sulla fisiologia della sessualità e i metodi contraccettivi e sulle malattie sessualmente trasmesse ben più basso di quello che presumono di possedere. Riconoscono alla scuola un importante ruolo nell’educazione sentimentale e sessuale, argomenti che difficilmente vengono, di contro, affrontati in famiglia. Persiste un marcato divario nella difusione delle informazioni corrette su questi temi fra nord e sud del paese. Samuele Damilano, giornalista che si è interessato più volte di temi della salute, in un suo scritto su My europa del 14/06/ 2022, riporta le parole di una studentessa di 17 anni che afferma di non avere mai fruito di un corso di educazione sessuale a scuola. A quanto pare, l’argomento risulta tabù e gli insegnanti difficilmente ne parlano,anche per non entrare in contrasto con le famiglie. Sempre il citato giornalista afferma, nella sua dissertazione riportata nel portale www.static.euronews.com il 14.06.2022, che “l’Italia è uno degli ultimi Stati membri nell’Unione europea in cui l’educazione sessuale non è obbligatoria nelle scuole, insieme a Bulgaria, Cipro, Lituania, Polonia e Romania. Negli stessi Paesi, secondo un report dell’Ue, i programmi che, in maniera opzionale, vengono adottati, riguardano solo l’aspetto biologico della sessualità. Senza prendere in considerazione gli aspetti sociali, psicologici o emotivi ed affettivi che fanno parte dell’esperienza sessuale affettiva dei ragazzi, tanto più importanti quanto lo sviluppo psicofisico è agli stadi iniziali.”
In conclusione, si può affermare che fino ad ora abbiamo assistito ad una moltitudine di progetti educativi che vengono realizzati nelle scuole da associazioni di esperti extrascolastici, promossi dalle Regioni e dalle AUSL. Queste lodevoli iniziative risultano sporadiche, riportano le opinioni e direttive morali degli enti propositori, mancano di direttiva unitaria e sono presenti sul territorio in modo assolutamente disomogeneo. Sarebbe invece auspicabile un percorso educativo strutturato e in grado di fornire agli studenti i mezzi conoscitivi ed educativi necessari per vivere la loro vita sessuale e sentimentale in modo consapevole, protetto, gioioso e maturo.
[1] Devo ringraziare qui la Dottoressa Maria Cecilia Bernabeo dell’ Azienda U.L.S.S. n. 17 di Monselice-Este (PD) dal cui articolo, pubblicato nel 1998 sulla rivista “Le Infezioni in Medicina, n. 2, 108-112, 1998, ho ricavato queste interessanti note storiche.