
di Paolo Ferraresi, presidente CCSSM AUSL di Bologna
Ormai Pasqua si approssima e con essa la primavera. Nel porgervi di cuore i miei più sentiti auguri di Pasqua e Pasquetta vi inoltro qualche file. Alcuni sono già noti, come il video dove si schiudono le uova, con la musica notissima, o come “Spring Blossom”, l’arioso dolcissimo quadro di Arthur Saron Sarnof. Altri invece li propongo oggi, molto freschi come i giardini fioriti di Klimt o il Giardino Fiorito di Van Gogh.
Ma uno spazio particolare lo vorrei dedicare forse al dipinto più noto in assoluto nell’iconografia della primavera, che è “La Primavera di Botticelli”
Si…è vero, la conosciamo tutti quanti, però…però ““ La Primavera”” non è soltanto un semplice dipinto, pur bellissimo, è qualche cosa di più.
La Primavera appartiene a quel ristretto numero di opere d’arte per le quali v’è da temere che non finirà di esser interpretata fin tanto che esisteranno storici dell’arte”. La citazione, tratta dal saggio di Horst Bredekamp dedicato alla tavola di Botticelli, riassume alla perfezione le difficoltà della critica nel trovare un’unica lente interpretativa per la Primavera.
Secondo alcuni critici, la Primavera ha un’origine letteraria e deriva, in gran parte, da una Stanza di Agnolo Poliziano dedicata alla giostra di Giuliano de’ Medici. Traendo ampio spunto dagli autori classici – Orazio, Ovidio, Virgilio e soprattutto Lucrezio – Poliziano inserisce infatti nel suo componimento diverse “immagini” che si accordano perfettamente con le figure rappresentate da Botticelli.
La chiave di lettura letteraria non è però la sola a fornire una spiegazione plausibile.
È vero che La Primavera appartiene al periodo profano di Botticelli, periodo in cui il pittore si dedicò alla rappresentazione di soggetti mitologici, tra il 1482 e il 1485, oppure che, come molti asseriscono, sarebbe da interpretare in chiave esoterica, ma si dovrebbe anche tenere in conto la stretta connessione tra un giovane Medici e l’ambiente neoplatonico. Questo ambiente fu capeggiato da Marsilio Ficino, Naldo Naldi e Giorgio Antonio Vespucci, precettori di Lorenzo di Pierfrancesco, committente di Sandro Botticelli.
Proprio la concezione neoplatonica del mondo e la finalità didattica avrebbero influenzato la scelta dei soggetti e la loro successione. Seguendo questa scuola di pensiero, la Primavera di Botticelli rappresenta il percorso di crescita ed elevazione morale che Ficino intendeva per il suo discepolo: da destra a sinistra si passa quindi dalle pulsioni terrene (Zefiro che prende Clori), all’Amore passionale e intellettuale (Cupido e Venere), alla sublimazione delle tre Grazie (simboli del dare, ricevere e donare indietro), fino a Mercurio, la forma di intelletto più alta.
La primavera quindi è sempre molto più di un dipinto di una stagione: seppur profana è una allegoria complessa, un simbolo universale di rinascita, trasformazione ed elevazione a nuova vita; proprio come la Pasqua Cristiana, che cade la domenica successiva alla prima luna piena dopo l’equinozio di primavera, è il simbolo della vita che risorge, l’annuncio di un nuovo mondo….e speriamo che sia di pace.
Paolo Ferraresi, presidente CCSSM AUSL di Bologna