
Case di riposo pubbliche: 600 in lista d’attesa, “Coperta troppo corta”
L’allarme dei sindacati per le Cra a Bologna E in Regione 16mila letti accreditati su 220mila bisognosi di assistenza
di CATERINA GIUSBERTI, La Repubblica
Sono seicento gli anziani in lista di attesa per entrare in una casa di residenza per anziani( Cra) a Bologna, il dato è aggiornato a ieri mattina. Di questi, 417 sono immediatamente chiamabili, mentre gli altri risultano sospesi: non possono entrare subito perché hanno rifiutato una precedente assegnazione oppure per particolari condizioni famigliari o perché magari sono ricoverati in ospedale. Di questi 417 casi, 22 sono classificati come emergenze sociali: hanno la priorità, ma anche quelli, al momento, restano fuori.
La coperta è troppo corta, dicono i sindacati. «I posti a disposizione sono circa 1500 e sono troppo pochi — spiega Antonella Raspadori dello Spi-Cgil — in teoria la Regione ha stabilito che i posti devono essere pari almeno al 3% della popolazione anziana di ogni territorio, ma a Bologna siamo sotto, attorno al 2,4-2,5%. E così la lista di attesa è quella che è, dipende dai decessi, purtroppo».
Ma il problema non è solo Bologna. «Bisogna anche tenere conto — sottolinea Gina Risi della Fnp Cisl — che su 220 mila persone classificate come non sufficienti in Regione, abbiamo strutture accreditate per poco più di 16 mila». L’anno scorso era stato concluso l’accordo sull’accreditamento, dove «il tema è quello di aumentare la qualità sia dell’assistenza, perché ormai essendo i posti insufficienti la graduatoria ti permette di entrare quando sei in una situazione molto avanzata e sei già magari costretto in un letto, quindi anche le qualifiche del personale che ti assiste devono aumentare. Adesso tutto si è fermato perché si èinsediata la nuova giunta, l’assessora al welfare Isabella Conti ci ha assicurato — conclude Risi — che ci saranno più risorse, aspettiamo di capire quante » . Secondo la ricerca condotta dalla federazione pensionati Cisl nazionale “Una mappa per il futuro”, che sarà presentata in anteprima a giugno (elaborata sulla base della raccolta dati delle singole federazioni) dei circa 30 mila posti a disposizione nelle strutture per anziani in Emilia- Romagna, il 77,8% è privato e soltanto il 22,1% pubblico. Una percentuale che — per avere un’idea — in Trentino risulta ribaltata: il pubblico supera l’80% e il privato è fermo al 17%.
Un problema di posti, che diventa inevitabilmente anche un problema di costi, soprattutto in una regione dove la popolazione over 65 è il 24,5% ( dati Istat), con la natalità in picchiata. Nelle strutture accreditate le famiglie pagano 54 euro al giorno, quindi 1600- 1700 euro al mese, con un piccola percentuale di variabilità a seconda dell’Isee. È il costo della quota cosiddetta alberghiera, mentre la Regione paga l’altra metà della retta, la quota sanitaria, tramite il fondo per la non autosufficienza. Tariffe che molto probabilmente, non appena ripartirà la contrattazione sindacale, saranno riviste al rialzo di altri 4-5 euro (per permettere, dicono i sindacati, di assicurare più servizi ai degenti, in campo medico e assistenziale). Tutto sommato parliamo di rette piuttosto basse nel quadro nazionale, che le famiglie riescono a coprire sommando la pensione dell’anziano con l’accompagnamento. Il problema però è che non c’è posto per tutti. Quindi tanti, in attesa che si liberi un letto sono costretti ad andare a bussare nel privato, dove i canoni mensili superano i 4mila euro.