
ACQUA DOLCE DA ACQUA SALATA
di Luigi Campanella, professore emerito nell’Università La Sapienza di Roma
Come per qualsiasi altro tipo di acqua da sottoporre a trattamento, l’acqua di mare da inviare al trattamento di desalinizzazione deve essere sottoposta ad analisi, questo perché il contenuto salino nell’acqua trattata potrà avere concentrazioni differenti a seconda dell’uso a cui sarà destinata. In altre parole per ogni data applicazione è necessario trovare la combinazione più adatta di processi per la concentrazione del volume finale degli effluenti, o per ottenere prodotti finali che possano essere eliminati con il minimo dei problemi. Se si prevedono variazioni stagionali che possono provocare o compromettere la normale operatività dell’impianto di dissalazione, esse potranno essere risolte o minimizzate solo con l’ausilio di un laboratorio specializzato.
Un primo elenco non esaustivo di parametri indispensabili per la caratterizzazione delle acque marine da sottoporre a dissalazione prevede come minimo i seguenti parametri: pH, conduttività, durezza totale, durezza carbonatica, Ferro, Manganese, Rame, Ione ammonio, Cloruri, Solfati, Fosfati.
Le principali tecniche di dissalazione sono principalmente le seguenti:
• Osmosi inversa
• Elettrodialisi
• Distillazione a membrana
• Evaporazione a compressione di vapore
• Scambio ionico.
Prima di sottoporre le acque alla fase di desalinizzazione vera e propria vi sono delle fasi di trattamento preliminare che possono comprendere una normale fase di grigliatura, una clorazione delle acque grezze per prevenire successivi problemi di formazione di incrostazioni o biofouling. In caso si usino trattamenti di desalinizzazione a membrana non è conveniente utilizzare dosaggi di cloro superiori a 0,9 gr/L..Uno studio recente commissionato dall’Onu rivela che la capacità di produzione di acqua più o meno dolce degli impianti di desalinizzazione è pari a circa 95 milioni di metri cubi al giorno.Lo stesso studio mette in luce l’altra faccia del trattamento di desalinizzazione: per ogni litro di acqua desalinizzata c’è un residuo di 1,5 litri di salamoia a concentrazione variabile, in funzione della salinità dell’acqua di partenza.Questo materiale spesso contaminato dai residui dei prodotti usati per la pulizia e manutenzione delle tubature dovrebbe essere destinato ad uno smaltimento adeguato, o in alternativa al recupero di materia.Purtroppo nella maggior parte dei casi il residuo del flusso di salamoia viene scaricato a mare, confidando nel mai dimenticato effetto diluizione, che era quello che spesso possiamo ancora riscontrare quando vediamo vecchi collettori di acque fognarie che scaricano a distanza dalla linea di costa. La concentrazione di sali nella salamoia varia dai 50 ai 75 g/L e ha una densità molto maggiore dell’acqua marina, tendendo perciò a fluire verso il fondale presso la bocca di scarico creando così uno strato altamente salino d’acqua che può avere un impatto negativo sulla flora e fauna marina, e sulle attività umane correlate come pesca e babalneazionOltre a questo la salamoia esaurisce l’ossigeno disciolto nelle acque riceventi, alterando in questo modo l’equilibrio ecoecologico.Sono in fase di sviluppo ricerche volte a implementare il recupero di materia dalle salamoie, tra gli altri cloruro di sodio, acido cloridrico e soda caustica.