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Italia/Ponte (sullo Stretto): la bocciatura netta della Corte dei Conti

  • di

di Giancarla Codrignani, politologa e giornalista, già docente e parlamentare

Italia/Banche: il presidente Abi ha detto che, in previsione di nuove tasse, non saranno scaricate sui clienti. Ma dichiara anche che lo preoccupa il dollaro debole.

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Italia/Banche: Banca Intesa ha puntato 50 mld negli Usa. E le imprese associate?

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Italia/Politica. Intanto Schlein per Fazio sembra aver cambiato look, finalmente da aspirante statista. Conte rieletto a capo del M5S: ma il votanti sono scesi al 58%. Per definire l’uomo: candidatura unica.

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Italia/Ponte (sullo Stretto): la bocciatura netta della Corte dei Conti. La Meloni aggiunge la corte alle devianze della magistratura che fa politica.

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Tecnologia: OpenAI era controllata da una Fondazione; nel 2019 crea una divisione commerciale per la raccolta fondi, superati i 500mld diventa un’impresa azionaria. Oggi il primo socio forte è Microsoft. L’escalation.

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Le donne/Trump: il Presidente ha fatto abbattere a ricostruire – a spese pubbliche – la East Wing, l’Ala Orientale della. Casa Bianca: era l’ufficio della first Lady. Ha voluto un salone da ballo….

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Donne. Metti le afgane: gli Usa 4 anni fa hanno lasciato l’Afganistan senza nemmeno avvisare gli altri della coalizione dei liberatori. Nonostante gli accordi di Doha con i talibani domina la sharia e la legge per la propagazione della virtù e la prevenzione del vizio. Donne velate, non escano sole, non parlino in pubblico, mai cantare nemmeno in casa. Con il terremoto non sono state stratte dalle macerie perché solo un parente poteva toccarle. Il 30 sett. hanno bloccato internet per due giorni per ordinare agli uomini di bloccare i cell. delle donne. Gli sventurati obbedirono.

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Le suore salesiane di Bibbiano (potenza del nome del paese di uno scandalo) hanno previsto nella loro scuola (dal nido alle superiori) l’iscrizione per donne e ragazze dai 14 anni in su a un corso gratuito (c’è un’intesa con il Comune) di autodifesa. Il Vangelo dice di porgere l’alta guancia all’offensore? Bisogna contestualizzare: la dignità della donna va difesa!

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Niente vignette: in realtà l’approfondimento di Franco Mimmi verte sulla barzelletta tragica del convegno in Senato sulla macchina di Majorana, una vergogna della “nazione”

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Approfondimenti

il primo leggere – dal sito “Quirinale” – Mattarella sulla salute e sull’Europa

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Poi Il giornalista Franco Mimmi propone.

“La macchina di Majorana, presentata al Senato in una conferenza stampa organizzata dal leghista Gian Marco Centinaio, vicepresidente di Palazzo Madama, è un cubo metallico di 50 centimetri di lato. Alimentato con soli 40 watt, genera milioni di megawatt all’anno, distrugge le scorie nucleari, trasforma la materia e ringiovanisce i corpi. Agisce in 4 fasi: annichilimento controllato della materia, spin della materia, trasmutazione della materia, traslazione della materia. Molti sono scettici ma io ci credo e ho le prove: solo questa macchina avrebbe potuto produrre, ringiovanendo i loro cervelli fino all’età prenatale, i politici che in questo periodo governano l’Italia e il mondo; solo questa macchina, capace di trasformare la cacca in oro ma anche viceversa, avrebbe potuto produrre i miracoli economici del governo Meloni. Non vi basta? Aspettate la prossima presentazione, in programma alla Casa Bianca alla presenza dello stesso Majorana che grazie alla sua macchina è vivo e vegeto nonostante i 119 anni, e di Donald Trump, altra prova evidentissima della prodigiosa produzione di merda con la quale poi King Donald bombarda i suoi cittadini renitenti alla dittatura”.

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INFINE UN ECCELLENTE MARIO DRAGHI

Il discorso dell’ex presidente della Bce al Premio Princesa de Asturias per la Cooperazione internazionale a Oviedo

Maestà, altezze reali, eccellenze, illustri premiati, signore e signori,

è uno straordinario onore ricevere questo premio. Lo accetto non solo con gratitudine, ma con un profondo senso di responsabilità verso un progetto che ha definito la mia vita professionale.

Il mio servizio pubblico in Italia è iniziato con i negoziati per il Trattato di Maastricht. Da allora, costruire l’Europa è stata una missione centrale della mia carriera – sia come responsabile delle politiche nazionali, come Capo del Tesoro italiano e poi come Presidente del Consiglio, sia come rappresentante europeo, alla guida della Bce.

Ma oggi, la prospettiva per l’Europa è tra le più difficili che io ricordi. Quasi ogni principio su cui si fonda l’Unione è sotto attacco.

Abbiamo costruito la nostra prosperità sull’apertura e sul multilateralismo: ora affrontiamo protezionismo e azioni unilaterali.

Abbiamo creduto che la diplomazia potesse essere la base della nostra sicurezza: ora assistiamo al ritorno della potenza militare come strumento per affermare i propri interessi.

Abbiamo promesso leadership nella responsabilità climatica: ora vediamo altri ritirarsi mentre noi sosteniamo costi crescenti.

Il mondo intorno a noi è cambiato radicalmente – e l’Europa fatica a rispondere.

Questo solleva una domanda cruciale: perché non riusciamo a cambiare?

Ci viene spesso detto che l’Europa si forgia nelle crisi. Ma quanto grave deve diventare una crisi affinché i nostri leader uniscano le forze e trovino la volontà politica di agire?

Dopo la grande crisi finanziaria e quella del debito sovrano, la Bce, anche grazie al suo mandato europeo, si è evoluta in un’istituzione più federale: è stata anche avviata l’unione bancaria.

Ma da allora, le nostre sfide sono diventate sempre più complesse  – e ora richiedono un’azione comune da parte degli Stati membri.

Riguardano ambiti come la difesa, la sicurezza energetica e le tecnologie di frontiera che necessitano di scala continentale e investimenti condivisi.

E in alcuni di questi settori – soprattutto difesa e politica estera – è necessario un grado più profondo di legittimità democratica.

Da molti anni non abbiamo modificato la nostra governance. Oggi siamo una confederazione europea che semplicemente non riesce a far fronte a tali esigenze.

Questo lascia responsabilità a livello nazionale che non possono più essere gestite efficacemente. E anche se volessimo trasferire più poteri all’Europa, questo modello non ci offre la legittimità democratica per farlo.

Non è solo una questione di vincoli giuridici dei Trattati Ue. Il vincolo più profondo è che, di fronte a questo nuovo mondo, non abbiamo costruito un mandato condiviso – approvato dai cittadini – per ciò che, come europei, intendiamo davvero fare insieme.

Non in ossequio a un sogno ma per necessità, il futuro dell’Europa deve essere un percorso verso il federalismo.

Ma, per quanto desiderabile sia una vera federazione, essa richiederebbe condizioni politiche che oggi non esistono. E le sfide che affrontiamo sono troppo urgenti per aspettare che emergano.

Un nuovo federalismo pragmatico è quindi l’unica strada percorribile.

Si tratta di un federalismo basato su temi specifici, flessibile e capace di agire al di fuori dei meccanismi più lenti del processo decisionale dell’Ue.

Sarebbe costruito da «coalizioni di volenterosi» attorno a interessi strategici condivisi – riconoscendo che le diverse forze dell’Europa non richiedono che ogni paese si muova allo stesso ritmo.

Immaginate paesi con settori tecnologici forti che concordano su un regime comune che consenta alle loro imprese di crescere rapidamente.

Nazioni con industrie della difesa avanzate che uniscono ricerca e sviluppo e finanziano appalti congiunti.

Leader industriali che co-investono in settori critici come i semiconduttori, o in infrastrutture di rete che riducono i costi energetici.

Questo federalismo pragmatico permetterebbe a chi ha maggiore ambizione di agire con la velocità, la scala e l’intensità delle altre potenze globali. E, fatto altrettanto importante, potrebbe contribuire a rinnovare lo slancio democratico dell’Europa stessa.

Perché aderire richiederebbe ai governi nazionali di ottenere il sostegno democratico per obiettivi condivisi specifici, diventando così una costruzione dal basso di uno scopo comune – non un’imposizione dall’alto.

Tutti coloro che vogliono unirsi potrebbero farlo – mentre chi cerca di bloccare i progressi non potrebbe più trattenere gli altri.

In breve, offre una visione piena di fiducia dell’Europa—e una in cui i cittadini possono credere.

Un’Europa in cui i giovani vedono il loro futuro.

Un’Europa che rifiuta di essere calpestata.

Un’Europa che agisce non per paura del declino, ma per orgoglio di ciò che può ancora realizzare.

Dobbiamo offrire questa visione se vogliamo che l’Europa si rinnovi. E sono fiducioso che possiamo farlo.

Grazie

 ******INFINE PIU’ – GC: modestamente faccio presente l’argomento: prendere la maturità a Gaza, oggi. Titolo dell’Osservatore Romano del 28 0ttobre 2026.

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