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Storia di un autobus giallo e di una guerra normale

(di come l’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza manipola le coscienze dei minorenni)

Anni fa una équipe di ricerca (condotta da E. Loftus) realizzò una serie di esperimenti che funzionavano sinteticamente in questo modo (semplifico per farmi capire): a un campione di persone veniva mostrato un breve video che riprendeva un piccolo incidente stradale. Seguiva poi una prima serie di domande relative a ciò che avevano visto, una delle quali veniva posta solo a metà del campione: “l’autobus era giallo?“. Nel video, però, non compariva alcun autobus. Non veniva dato particolare peso a quale fosse la risposta a questa domanda fallace, poiché il vero esperimento cominciava proprio qui.

Dopo un certo numero di ore il campione di persone riceveva una seconda serie di domande sempre relative a ciò che avevano visto accadere nell’incidente stradale. Questa volta le domande erano uguali per tutte e due le metà del campione e c’era una domanda chiave: “nella scena dell’incidente era presente un autobus?” 

Come i ricercatori supponevano, le persone che avevano ricevuto quella domanda in più sull’autobus giallo rispondevano assai di frequente in modo affermativo, fornendo talvolta perfino dettagli su un autobus che nel video originale non compariva affatto. Non è difficile comprendere la logica inquietante di questo esperimento: ponendo una domanda su un oggetto inesistente si creano i presupposti cognitivi affinché quell’oggetto, nelle mappe di realtà di una certa persona, inizi a esistere.

Italia 2025: l’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza diffonde tra i minori un questionario nel quale compare questa domanda: “Se il mio Paese entrasse in guerra mi sentirei responsabile e se servisse mi arruolerei. – Quanto sei d’accordo con questa affermazione?”

Anche qui non dovremmo dare troppo peso a come i minori hanno risposto a questa domanda (il 68% si è dichiarato in disaccordo, comunque). Il punto è che tra un po’ di tempo nella loro mappa di realtà resterà l’idea “normalizzata” che l’Italia può, e forse deve entrare in guerra, e che loro dovrebbero sentirsi responsabili e arruolarsi.

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