Salari, istruzione, famiglia I numeri del divario
Lo studio della Regione sul gender gap. Nel privato il divario salariale arriva anche al 50%. L’Emilia compensa con i servizi
18 gen 2026
Sono pagate meno a parità di mansioni. Nonostante abbiano carriere universitarie più brillanti, poi negli atenei le si ritrova principalmente in ruoli da collaboratrici o di personale tecnico amministrativo. Sono destinatarie più degli uomini di contratti a tempo determinato e part time. Su di loro pesa — e non è certo una novità — il maggior carico di cura dei figli e degli anziani e infatti sono loro che più usufruiscono di congedi e permessi 104. È la fotografia sulle donne nel mondo dello studio e del lavoro in Emilia-Romagna.
Sono pagate generalmente meno anche a parità di mansioni. Nonostante abbiano carriere universitarie più brillanti, poi negli atenei le si ritrova principalmente in ruoli da collaboratrici o di personale tecnico amministrativo. Sono destinatarie più degli uomini di contratti a tempo determinato e part time. Su di loro pesa il maggior carico di cura dei figli e degli anziani e infatti sono loro che usufruiscono maggiormente di congedi parentali e permessi 104. È questa la fotografia sulle donne nel mondo dello studio e del lavoro che emerge dall’analisi sulla prospettiva di genere in Emilia-Romagna realizzata nel 2024 (con lo studio di dati relativi al triennio ‘21-’23) da Art-ER, società consortile la cui quota di magnel gioranza è detenuta dalla Regione. E se anche l’Emilia-Romagna, nella comparazione a livello nazionale ed europeo, esce sostanzialmente bene, soprattutto perché ha servizi molto forti rispetto al resto del Paese, i dati raccolti e analizzati da Art-ER dimostrano che di strada da fare ce n’è ancora parecchia.
Intanto, sottolinea il report, in Emilia-Romagna, nonostante servizi molto efficienti, il numero medio di figli per donna 2022 è stato stimato in 1,28, «decisamente al di sotto del livello di 2,1 necessario a mantenere costante la numerosità di una popolazione e in costante diminuzione dopo il picco relativo di 1,52 raggiunto nel biennio 2009-2010 con il contributo delle donne di cittadinanza straniera». Ma non solo: nel 2021, si legge, «il 74% (in numeri assoluti 2.783) delle interruzioni di gravidanza in EmiliaRomagna coinvolge donne occupate o in cerca di lavoro.
Quando poi arrivano nel mondo del lavoro e hanno dei figli, oltre ad avere sulle spalle il maggior carico della cura, mette nero su bianco il report, sono le donne ad usufruire maggiormente del congedo parentale: «In Emilia-Romagna le donne beneficiarie di congedo sono
29.896, con 49 giornate pro-capite medie fruite, mentre i padri costituiscono solo un terzo delle stesse (9.281), con la metà delle giornate utilizzate».
A fare la differenza in EmiliaRomagna, però, sono appunto i servizi. L’elevata copertura di asili nido, sezioni primavera e servizi per la prima infanzia in regione si riflette positivamente sull’occupazione delle madri con figli in età prescolare. «Il rapporto tra il tasso di occupazione delle donne con figli in età 0-5 anni e quello delle donne senza figli, per ogni 100 donne tra i 25 e i 49 anni, è dell’82,4%, valore superiore alla media nazionale (72,4%)», scrive Art-ER.
Se negli studi le donne, analizzando vari parametri, dalle scuole superiori (dove il loro tasso di abbandono è più basso dell’altro sesso) all’università hanno risultati migliori degli uomini, il loro tasso di attività, che misura l’accesso al mercato del lavoro (rapportando le forze di lavoro alla popolazione residente), nel 2022, nella fascia 20-64 anni, è stato pari a 72,2%, rispetto all’85,1% stimato per gli uomini nella stessa fascia di età. Un dato, quello femminile