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Sanità: nel 2025 13,6 milioni di italiani hanno rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria

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Sanità: nel 2025 13,6 milioni di italiani hanno rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria

Liste d’attesa fino a 87 giorni, 26 milioni nel privato e cresce il ricorso a prestiti e migrazione sanitaria

Tempi di attesa sempre più lunghi nel pubblico, costi elevati nel privato e un numero crescente di cittadini costretti a rinunciare alle cure. È il quadro che emerge dall’indagine commissionata da Facile.it all’istituto mUp Research, che fotografa un sistema sanitario in forte sofferenza e un rapporto sempre più complesso tra gli italiani e l’accesso alle prestazioni sanitarie.

Nel 2025 il tempo medio di attesa per una prestazione nel servizio sanitario pubblico ha raggiunto gli 87 giorni, con punte di 91 giorni nel Mezzogiorno. Una tempistica che spinge milioni di persone verso il settore privato, dove l’attesa scende in media a 18 giorni, ma a fronte di una spesa media di 325 euro per singola prestazione. Il risultato è che circa 26 milioni di italiani si sono rivolti alla sanità privata, mentre 13,6 milioni hanno rinunciato ad almeno una cura.

Le rinunce riguardano soprattutto le visite specialistiche (80%), ma coinvolgono anche esami diagnostici (52%) e, in modo allarmante, interventi chirurgici (16%). Le cause principali sono i tempi di attesa eccessivi nel pubblico (63%) e i costi troppo elevati del privato (62%). Il fenomeno è più marcato nelle regioni del Centro-Sud, dove la quota di rinuncia sale al 36%, contro il 29% del Nord.

Le difficoltà di accesso hanno anche un impatto economico diretto sulle famiglie. Secondo l’indagine, circa 1,7 milioni di italiani hanno chiesto un prestito per sostenere spese mediche. I dati dell’Osservatorio congiunto Facile.it–Prestiti.it stimano che nel solo ultimo anno siano stati erogati circa 1,4 miliardi di euro in prestiti personali per cure sanitarie, cifra destinata a crescere se si considerano anche i finanziamenti finalizzati o il supporto di amici e parenti.

Nonostante il contesto, solo il 23% degli italiani ha potuto contare su una copertura assicurativa sanitaria, con forti divari territoriali: quasi il 29% al Nord, il 25% al Centro e appena il 15% al Sud.

A completare il quadro c’è la migrazione sanitaria: nel 2025 circa 2,6 milioni di persone si sono spostate in un’altra regione per ricevere cure, scegliendo soprattutto Lazio, Emilia-Romagna e Lombardia. Un segnale ulteriore delle disuguaglianze di accesso che attraversano il sistema sanitario italiano e che pongono con urgenza il tema dell’equità delle cure.

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