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“A PARTIRE DA MARZABOTTO”

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“A PARTIRE DA MARZABOTTO”

INTERVISTA ALL’ON. ANDREA DE MARIA (*)

di Giuseppe Vinci, presidente dell’Accademia dei semplici, Bologna

(*) Andrea De Maria si candita alle elezioni amministrative del 1995 e viene eletto sindaco di Marzabotto, una delle Città decorate al Valor Militare per la Guerra di Liberazione. Viene poi rieletto anche alla successiva tornata elettorale del 1999. Nel 2002, durante il suo secondo mandato di sindaco, partecipa all’omaggio reso a Monte Sole dal Presidente della Repubblica italiana Carlo Azeglio Ciampi, dal Presidente della Repubblica Federale Tedesca Johannes Rau e ai familiari delle vittime dell’eccidio nazifascista, avvenuto nell’autunno del 1944. Per cinque anni è stato anche Presidente del Parco storico di Monte Sole, conoscendo in tale veste Giuseppe Dossetti. Dal 2000 al 2004 è stato Presidente della Comunità Montana Alta e Media Valle del Reno. Nel 2013 viene eletto deputato alla Camera ricoprendo l’incarico di segretario dell’ufficio di presidenza della Camera.

PREMESSA. L’opera letteraria dell’onorevole Andrea De Maria, dedicata al libro “A partire da Marzabotto”, affronta il tragico tema della strage di Monte Sole. Il libro è un ponte tra memoria e presente e non è solo un resoconto storico di uno dei crimini più efferati compiuti dalle truppe nazifasciste in Italia nell’autunno del 1944. È un’opera che interroga il lettore sul valore della memoria attiva. De Maria, ripercorrendo i sentieri di Monte Sole, trasforma il trauma della strage in un punto di partenza necessario per comprendere la nostra identità democratica. Invero, va oltre la cronaca, analizzando il contesto sociale e politico dell’epoca dando voce alle storie personali, evitando di ridurre le vittime a meri numeri. Infine, spinge a riflettere su come la memoria di Marzabotto sia un monito ancora vivo per le nuove generazioni.

D. Onorevole De Maria, perché scrivere ancora di Marzabotto oggi, dopo tanta storiografia già esistente?

​R. La memoria non è un oggetto statico che si ripone in uno scaffale. Scrivere di Marzabotto oggi significa impedire che quel dolore venga archiviato come “passato remoto”. A partire da quei fatti, dobbiamo rileggere la fragilità della democrazia. Il mio libro vuole essere un invito a non considerare la libertà come un dato acquisito, ma come un esercizio quotidiano.​

D. Onorevole De Maria, qual è il messaggio che vorrebbe arrivasse al lettore, specialmente a chi si avvicina per la prima volta a questo capitolo di storia?

​R. Vorrei che il lettore sentisse il peso, ma anche la responsabilità di quei fatti. Marzabotto non appartiene solo alle famiglie delle vittime o alla storia dell’Appennino bolognese; appartiene a chiunque creda nella dignità umana. La Memoria della Resistenza e della lotta antifascista rappresenta il fondamento della nostra Costituzione e dell’idea di democrazia che si esprime nella carta costituzionale. Senza quella Memoria la nostra democrazia sarebbe molto più debole.​

​D. Onorevole De Maria, il suo libro parte da Marzabotto. Perché scegliere proprio questo luogo simbolo come punto di partenza per una riflessione più ampia?

​R. Marzabotto non è solo un luogo geografico; è un monito vivente. Ho scelto di partire da lì perché la tragedia di Monte Sole rappresenta la rottura definitiva della civiltà. Nel mio libro, Marzabotto non è solo “memoria”, ma è il terreno da cui ho tratto l’insegnamento per il mio impegno politico di oggi: la consapevolezza che la democrazia non è un dato acquisito, ma una conquista quotidiana che va difesa dalle barbarie.

D. Onorevole De Maria, nel testo parla spesso di “memoria attiva”. Cosa intende esattamente, e come si concilia con la velocità della politica moderna?

​R. La memoria rischia di diventare un esercizio retorico se si ferma alle celebrazioni annuali. Per me, “memoria attiva” significa tradurre i valori della Resistenza nei problemi concreti di oggi: la lotta per il lavoro, la difesa della Costituzione e il rafforzamento della coesione sociale. La politica moderna corre veloce, ma senza radici solide, rischia di smarrire la direzione. Le lezioni di Marzabotto ci ricordano che al centro di ogni scelta ci deve essere sempre la dignità della persona umana.​

D. Onorevole De Maria, c’è un passaggio nel libro in cui descrive il rapporto tra le nuove generazioni e la storia. Molti temono che la “memoria” si stia affievolendo. Qual è la Sua visione?

​R. Non sono pessimista. Vedo nei giovani una grande sensibilità, a patto che la storia venga raccontata non come una cronaca di eventi lontani, ma come un filo che unisce il passato alle loro sfide presenti. Raccontare la storia di chi ha combattuto per la libertà significa mostrare loro che anche oggi è possibile – ed è necessario – essere protagonisti del proprio destino ed essere “partigiani”, come ci ha insegnato Antonio Gramsci.​

D. Onorevole De Maria, quale messaggio vorrebbe che rimanesse al lettore dopo aver chiuso l’ultima pagina?

​R. Vorrei che il lettore sentisse una responsabilità. Il messaggio è semplice: non siamo spettatori. Ognuno di noi, partendo dai valori che hanno fondato la nostra democrazia, può contribuire a costruire una società più giusta, più solidale e più consapevole. Marzabotto ci insegna che il silenzio è complice dell’orrore; la partecipazione, invece, è la forma più alta di libertà.

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