Vai al contenuto

L’IRAN NON E’ IL SUO REGIME: Una distinzione necessaria

  • di

L’IRAN NON E’ IL SUO REGIME: Una distinzione necessaria.
Troppo spesso, nel dibattito pubblico, commettiamo l’errore di sovrapporre un popolo millenario alla struttura politica che lo opprime.
È tempo di fare chiarezza e di tracciare un confine fondamentale, un confine che non si trova sulle mappe geografiche, ma nel cuore di una nazione: la distinzione tra Popolo e Potere.
Dobbiamo ribadirlo con forza: l’Iran non è la Repubblica Islamica.
L’Iran è una civiltà millenaria, erede dell’Impero Persiano, una terra che ha donato al mondo poeti, scienziati e arte. È una terra di cultura, storia e persone che sognano la libertà. La Repubblica Islamica, invece, è un sistema teocratico, reazionario, fondamentalista e misogino, imposto nel 1979, che tenta da oltre quarant’anni di cancellare questa identità per sostituirla con un’ideologia dogmatica.
Perché questa distinzione è fondamentale?
Gli iraniani sono le prime vittime di questo sistema. Subiscono quotidianamente la violazione dei diritti umani più basilari, la censura e la violenza sistematica. L’identità iraniana è ricca e variegata; l’ideologia del regime è un dogma imposto con la forza che non rappresenta la volontà della maggioranza.
Dobbiamo chiamare le cose con il loro nome: quella della Repubblica Islamica è un’ideologia fondamentalista e criminale, che tiene in ostaggio un intero Paese. Non si tratta di fede religiosa, ma di un sistema di potere che usa la religione come arma di controllo. È un’ideologia che nega l’autodeterminazione; è un apparato che vede nel pensiero critico, nell’arte libera e nella gioia dei giovani una minaccia alla propria sopravvivenza.
È un regime che preferisce l’isolamento internazionale e la repressione interna pur di non cedere un centimetro di quel controllo totale sulla vita privata dei cittadini.
Anche le tensioni e i conflitti che vediamo oggi non sono la guerra del popolo iraniano. L’instabilità regionale e lo spettro della guerra sono la conseguenza diretta della politica fondamentalista del regime.
Mentre i cittadini soffrono per un’economia al collasso e chiedono pane e libertà, il regime investe risorse immense per alimentare conflitti esterni e mantenere il potere.
Gli iraniani non cercano lo scontro con il mondo; cercano la pace, il progresso e il ritorno a una convivenza civile con la comunità internazionale. La guerra del regime è, in realtà, una guerra contro il futuro degli iraniani stessi.

SOTTO LE BOMBE, IL POPOLO IRANIANO SA DA CHE PARTE STA LA VERITÀ
Mentre i cieli si riempiono di missili e lo spettro della guerra totale terrorizza la regione, per il popolo iraniano la realtà è drammaticamente chiara: questa non è la loro guerra.

Le esplosioni che scuotono le città sono l’ultimo atto di uno scontro tra il regime, l’America e Israele; un gioco di potere giocato sulla pelle di civili innocenti per tutelare interessi che nulla hanno a che fare con il bene dell’Iran.

È ora di rompere il paradosso:
QUESTA GUERRA NON CI APPARTIENE.
la retorica anti-occidentale della Repubblica Islamica è solo uno scudo ideologico. Il regime usa la “lotta all’imperialismo” come paravento per nascondere una macchina repressiva che ha come primo nemico il proprio popolo.
Il contrasto del regime con il mondo moderno non deriva da confini o territori, ma dalla sua stessa natura oscurantista, fondamentalista e misogina. Bloccare internet e definire ogni protesta un “complotto straniero” serve solo a giustificare la violenza interna.

Un potere che si fonda sulla sottomissione della donna e sulla negazione dell’individuo non può che essere in conflitto perenne con i valori della modernità, dei diritti umani e della democrazia.

Il regime non combatte l’Occidente per difendere l’Iran; combatte il progresso per difendere se stesso. Ogni diritto conquistato nel mondo è una minaccia alla sua sopravvivenza.
Sostenere il regime in chiave anti-USA significa appoggiare un sistema reazionario che nega quegli stessi diritti e quella dignità che diciamo di difendere globalmente.

Mentre il regime alimenta conflitti esterni per preservare se stesso, il popolo iraniano chiede Pane, Vita e Libertà. Il vero nemico non è oltre il confine, ma siede nei palazzi del potere a Teheran.
In questo buio, però, è divampata una luce che il mondo non può più ignorare: il movimento Zan, Zendegi, Azadi Donna, Vita, Libertà. Nato e alimentato dal coraggio di migliaia di giovani, questo movimento ha cambiato tutto. Non è solo una protesta contro il velo obbligatorio; è il rifiuto radicale di quel fondamentalismo.
Donna: perché il corpo delle donne è il primo campo di battaglia su cui il regime ha costruito la sua oppressione.
Vita: perché il popolo rivendica il diritto alla bellezza, alla musica e alla normalità negata.
Libertà: perché l’Iran è pronto a riprendersi il suo posto nel mondo come nazione moderna e democratica.
L’immagine che vedete riassume perfettamente questa lotta. In alto, la luce e la forza della storia e della ribellione pacifica: un soldato persiano che sta a guardia dei valori, e le donne e gli uomini che, insieme, si battono per “Donna, Vita, Libertà”.
In basso, l’oscurità del regime: “Repubblica Islamica”, simbolo di un’oppressione che si svela essere anche economica e criminale. La catena spezzata e il sangue che scorre ci ricordano il costo terribile di questa oppressione.
Sostenere il popolo iraniano significa condannare fermamente chi lo governa con il terrore, ma significa anche essere contro la guerra.

Dobbiamo opporci con forza agli attacchi di USA e Israele, che portano solo distruzione e morte. Lo abbiamo visto con immenso dolore in questi ultimi cinquanta giorni: la guerra non è mai la soluzione, ma una tragedia che crea vittime innocenti e distrugge il futuro di intere nazioni.

Il popolo iraniano non vuole essere “liberato” dalle bombe, né vuole essere schiacciato da una dittatura reazionaria. La vera solidarietà sta nel difendere il diritto degli iraniani alla pace e alla libertà, senza che la loro terra diventi il campo di battaglia di potenze straniere.

Confondere le due cose significa fare il gioco del regime.
Quando guardiamo all’Iran, non dobbiamo vedere i volti cupi di chi siede al potere, ma i volti luminosi dei ragazzi e delle ragazze che, a mani nude, sfidano i proiettili nelle strade di Teheran, Isfahan, Tabriz e Sanandaj.
L’Iran è il coraggio di chi non si piega. Il regime è solo un capitolo buio di un libro glorioso. Il nostro compito oggi è essere la loro eco, affinché il mondo capisca che la Persia non è la sua prigione e che la libertà non è un semplice desiderio, ma il destino di questo popolo.
Non lasciamoci ingannare dalla narrazione ufficiale.
Se ritieni opportuno, condividi questo messaggio con i tuoi amici. In mezzo a tante idee confuse, la voce di chi lotta per la propria libertà non può restare isolata. Stare con l’Iran significa stare con i suoi cittadini, non con i suoi oppressori né con i suoi falsi salvatori.
Per Donna, Vita, Libertà. Per l’Iran, per l’umanità.

ZanZendegiAzadi #WomanLifeFreedom #Iran #DonnaVitaLiberta #HumanRights #IranIsNotTheRegime #FreeIran #StandWithIran

(Visited 24 times, 1 visits today)

Lascia un commento