“Il Creatore ci ha dotato di un’intelligenza e volontà per risolvere i conflitti da esseri umani e non da bestie magari dotate di armi iper-tecnologiche”.
(Leone XIV)
L’assunto pacifista di questa dichiarazione non è, da parte mia, nemmeno in discussione. È, semmai, la contrapposizione “uomo vs bestia” a non reggere più. Se si trattasse solo di una questione per raffinati biologi evoluzionisti non servirebbe parlarne a proposito di pace, ma non è così. Se è vero (e lo è) che nel regno animale la violenza intra-specifica è rarissima, per lo più ritualizzata e mai mortale, dobbiamo affrontare la dura realtà: risolvere i conflitti con la violenza e la morte è un comportamento tipicamente e unicamente umano, non riscontrabile nelle cosiddette bestie. Allo stesso modo, va sottolineato, Homo sapiens detiene anche il primato delle più complesse capacità di cooperazione.
Dunque “siamo umani” quando dialoghiamo e cooperiamo, ma lo siamo anche quando aggrediamo, uccidiamo o rubiamo. Possiamo essere poeti, amanti, assassini, ladri, pacifisti e guerrafondai. È amaro da ammettere, ma siamo restati umani ad Auschwitz come nel dipingere la Cappella Sistina, nel genocidio di Gaza come negli ospedali di Emergency. E soprattutto, non dimentichiamolo, siamo restati umani nei miliardi di oscuri e sconosciuti nostri simili che per tutta una vita hanno pacificamente lavorato, mangiato, fatto l’amore, sudato, cresciuto figli nel buio e nel quieto brusio delle moltitudini dimenticate dagli storici e dai cantori dell’eroismo. Se siamo ancora in tempo (e ne dubito) per promuovere un mondo pacifico, è questi nodi che dobbiamo partire.
