Prima di iniziare, un grazie immenso a ciascuno di voi:
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bacheca dimostra che il popolo della Costituzione è sveglio, vigile e caldissimo.
Grazie di cuore per la fiducia.
Ieri, lunedì 12 ottobre alle ore 13:00 direttamente da Montecitorio, il professor Roberto Zaccaria e i costituzionalisti della “Rete per un voto libero e uguale” hanno illustrato nel dettaglio la strategia in conferenza stampa.
La firma di Mattarella, come vi dicevo nel weekend, ha aperto ufficialmente i termini:
la macchina legale si è messa in moto immediatamente, senza aspettare che si arrivi a ridosso del voto.
Molti di voi nei commenti giustamente sollevano un dubbio sacrosanto:
“Mimmo, ma se questa maggioranza decide di far cadere il governo a gennaio per correre alle urne anticipate con le regole truccate prima che i giudici si esprimano?”.
Il rischio c’è, non dobbiamo nasconderci dietro un dito.
Ma il palazzo si scontra con due ostacoli enormi:
Il primo è che le Camere le scioglie solo il Quirinale, che davanti a un azzardo simile potrebbe decidere di nominare un governo di garanzia per mettere al sicuro il Paese e dare tempo alla Consulta di fare pulizia.
Il secondo motivo è molto più materiale:
la prima pensione dei parlamentari scatta il 14 aprile 2027.
Ci sono ben 265 deputati e senatori alla prima legislatura che perderebbero tutto se si votasse prima.
Questo “scudo delle poltrone” potrebbe congelare i loro piani almeno fino a primavera, regalandoci il tempo per muoverci.
Nessun miracolo e nessuna vittoria in tasca, sia chiaro, ma la strategia dei giuristi guidati da Zaccaria ha una tabella di marcia precisa per provarci:
👉 24 OTTOBRE – SCATTA L’ORA X:
Lo Stabilicum/Melonellum entra ufficialmente in vigore dopo i 15 giorni dalla pubblicazione.
Da quel momento la porcata diventa legge.
👉 26 OTTOBRE – IL BLITZ DELLA RETE:
Il primo lunedì utile, 99 avvocati volontari della rete coordinata da Zaccaria depositeranno contemporaneamente 30 ricorsi in tutte le Corti d’Appello d’Italia (più la circoscrizione Estero).
Una mobilitazione enorme sostenuta da oltre 500 firmatari del mondo della cultura, del diritto e della società civile, insieme a tutte le opposizioni unite.
👉 L’ARMA PROCEDURALE (Art. 281 decies c.p.c.):
Si utilizzerà un ricorso d’urgenza semplificato.
Significa che per legge il giudice deve fissare l’udienza in tempi rapidi, azzerando i classici tempi morti dei tribunali civili.
👉 IL TRAGUARDO DELLA CONSULTA:
L’obiettivo di Zaccaria e dei legali è incassare le ordinanze di rinvio e portare la legge davanti alla Corte Costituzionale entro metà gennaio 2027.
Se la Consulta riconoscerà l’urgenza nazionale e deciderà di dimezzare i tempi di giudizio, la partita decisiva per ripulire la legge si giocherà in primavera.
I giuristi della rete (tra cui il professor Enrico Grosso) sono stati chiari:
l’obiettivo non è resuscitare il vecchio Rosatellum, ma far cancellare dalla Consulta i punti palesemente incostituzionali della nuova legge, lasciando in piedi un sistema elettorale pulito, applicabile e democratico.
I profili di incostituzionalità sotto la lente sono pesantissimi e vanno spiegati in parole povere:
❌ 1. Il Premierato surrettizio:
Inseriscono il nome del candidato premier direttamente sulla scheda elettorale usando una legge normale.
Tradotto:
vogliono decidere chi comanda aggirando le regole della Costituzione e svuotando i poteri del Presidente della Repubblica senza fare una vera riforma parlamentare.
❌ 2. Il premio di maggioranza truccato:
Regalano un pacchetto fisso di 70 deputati e 35 senatori a chi supera la soglia del 42%.
Tradotto:
chi vince anche di pochissimo si prende quasi tutto il Paese, sballando completamente il principio secondo cui il voto di ogni cittadino deve pesare uguale.
❌ 3. L’incertezza del voto e i parlamentari fantasma:
I meccanismi di assegnazione dei seggi sono così contorti che l’elettore non può sapere chi verrà eletto davvero.
Tradotto:
tu voti un candidato convinto di mandare lui a Roma, ma per colpa di un algoritmo matematico assurdo il tuo voto finisce per far eleggere un altro politico in un’altra città.
❌ 4. I soliti capilista bloccati:
Si usano le preferenze a metà e il trucco delle candidature multiple.
Tradotto:
ti fanno credere che puoi scegliere il tuo candidato, ma alla fine decidono sempre i segretari dei partiti a Roma chi deve entrare in Parlamento piazzando i loro “fedelissimi” in cima alla lista.
❌ 5. Il bavaglio alle nuove liste:
L’obbligo di raccogliere ben 6.000 firme per ogni singolo collegio (prima erano solo 1.500) per chi non è già presente in Parlamento.
Tradotto:
alzano una barriera insormontabile per impedire ai cittadini e alle nuove forze politiche pulite di potersi candidare, blindando le poltrone dei soliti noti.
❌ 6. Parità di genere calpestata:
Non c’è una reale alternanza uomo-donna nelle liste e mancano tutele serie.
Tradotto:
tagliano fuori nei fatti una reale e paritaria rappresentanza delle donne in Parlamento.
❌ 7. Il voto all’estero nel mega-calderone:
Hanno ammassato il voto degli italiani all’estero in un unico gigantesco collegio mondiale al Senato.
Tradotto:
i giuristi stanno redigendo un profilo specifico su questo perché un unico calderone globale azzera la rappresentanza dei singoli territori e rende impossibile un legame reale tra eletto ed elettore.
A tutto questo si unisce il grido d’allarme lanciato dalle associazioni a tutela dei disabili (come l’Osservatorio OSPERDI) proprio nei nostri commenti:
questa legge quadruplica le firme ma vieta la firma digitale a chi ha gravi problemi fisici, cancellando di fatto il diritto di voto per milioni di non autosufficienti, caregiver familiari e fuori sede in cura.
Una vergogna inaccettabile!
✨ IL SEGNALE DI SPERANZA: I TEMPI DELLA CONTROFFENSIVA
Lasciatemi dire che una speranza reale e concreta c’è, ed è scritta nei dettagli tecnici emersi ieri.
Gli avvocati della Rete hanno confermato che lo strumento d’urgenza scelto azzera i tempi morti, con l’obiettivo di arrivare alle prime udienze nei tribunali civili già a metà gennaio 2027 per mandare la legge alla Consulta.
Come spiegato dai legali, l’orizzonte per l’udienza in Corte Costituzionale è stimato entro la primavera, tra marzo e giugno, e c’è un dato che ci fa ben sperare:
il Presidente uscente della Corte Costituzionale, Giovanni Amoroso, ha confermato che in casi urgenti la Consulta può dimezzare i tempi di giudizio.
La macchina si è mossa subito proprio per questo.
Inoltre, dal mondo dei giuristi è partito un appello chiaro alla società civile:
chiedere al Presidente Mattarella di non sciogliere le Camere prima della sentenza della Corte, proprio per evitare che si vada al voto a giochi ormai fatti.
I mezzi costituzionali per bloccarli ci sono tutti.
Siamo davanti a un percorso lungo, complicato e pieno di insidie.
Non c’è nulla di scontato e nessuno ci regalerà la vittoria nei tribunali, ma restare a guardare mentre truccano le regole del gioco non è un’opzione.
La staffetta tra l’opposizione nei palazzi e i cittadini è partita.
Noi vigiliamo, studiamo le carte e non ci facciamo fregare dai loro paroloni.
Restiamo uniti. 🇮🇹
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⚖️ NOTA LEGALE (ART. 21 COST.):
Il presente testo costituisce libero ed esclusivo esercizio del diritto di critica politica e analisi costituzionale su temi di urgente interesse pubblico firmato da Mimmo Re, garantito dall’Articolo 21 della Costituzione.
Le valutazioni tecniche e procedurali si fondano rigorosamente sugli articoli 74, 134 e 138 della Costituzione, sull’Art. 281 decies c.p.c. e sui dati ufficiali della conferenza stampa svoltasi alla Camera il 12 ottobre 2026.
📷 Foto:
Il professor Roberto Zaccaria alla Camera / Archivio Rete Voto Libero
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