Annullata la richiesta di archiviazione per l’inchiesta sulla strage di Ustica e sull’abbattimento del DC9 Itavia che ha portato la morte a 81 cittadini, le indagini ripartono dagli esiti della sentenza ordinanza del giudice Priore e dalle parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che in occasione del 46º anniversario della strage ha ricordato: «Ricomporre quanto avvenne sul Mar Tirreno in quel tragico 27 giugno rimane un dovere irrinunciabile»
di Andrea Benetti, Associazione dei Parenti delle Vittime delle strage di Ustica
Ègrande la soddisfazione dell’Associazione dei Parenti delle Vittime della strage di Ustica che ha sostenuto con forza in questi mesi, insieme a parlamentari, rappresentanti del mondo della stampa, l’associazione Libera di Don Ciotti, il principio che «non si archivia la Memoria».
Daria Bonfietti ha chiesto verità e giustizia in Consiglio comunale a Bologna, insieme al sindaco Lepore, in occasione del 46º anniversario della strage, il 27 giugno: si è rivolta alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, per chiederle di far sentire ad amici e alleati, a cominciare dalla Francia, il bisogno di verità di un intero Paese colpito nei suoi confini e nei diritti dei suoi cittadini.
L’impegno è stato mantenuto e dalla Francia è arrivata una disponibilità alla collaborazione e quindi è stato il procuratore della Repubblica, dottor Lovoi, a chiedere di annullare quella richiesta di archiviazione che proprio la Procura aveva formulato.
Nei fatti si è preso atto di quanto aveva affermato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione dell’anniversario: «Ricomporre quanto avvenne sul Mar Tirreno in quel tragico 27 giugno rimane un dovere irrinunciabile».
Oggi le indagini ripartono proprio dalle novità emerse dal lavoro della Procura che aveva iniziato a indagare, dopo gli esiti della sentenza ordinanza del giudice Priore – il DC9 Itavia è stato abbattuto all’interno di un episodio di «guerra aerea» -, e dopo le dichiarazioni del presidente Francesco Cossiga che aveva indicato, testimoniando, la responsabilità francese.
Si ricomincia sapendo che la portaerei francese Foch era a Napoli, che in cielo c’erano, quella notte, aerei francesi e americani in una esercitazione coordinata dalla base di Grazzanise e che tutto era osservato e commentato nei siti della Nato.
Si ricomincia anche dalle tante risposte che non sono ancora arrivate dagli Usa: si pensi alla documentazione esaminata nella famosa riunione convocata d’urgenza all’ambasciata americana a Roma nell’immediatezza del tragico evento, come a tutta la vicenda del serbatoio di aereo ripescato accanto ai resti del DC9.
Ci saranno ancora da chiarire le peripezie del MiG libico ritrovato sulla Sila. E poi manca ancora documentazione dall’Italia.
Bisogna sottolineare l’importanza della direttiva Renzi, che ci deve portare ad accedere alla documentazione della Marina militare italiana, determinante per riscontrare la presenza di navi straniere nei nostri porti e mari in quei giorni, e per la ricostruzione di tutte le attività dell’ammiraglio Martini, capo dei Servizi, chiamato direttamente in causa dalle dichiarazioni del presidente Cossiga.
Non meno importante sarà la ricerca storica che in questi anni ci ha dato, proprio per iniziativa dell’Associazione dei Parenti delle Vittime, un quadro del panorama internazionale con i suoi contrasti e i suoi scontri militari, più o meno noti, nel quale inserire tutta la tragica vicenda di Ustica.
Ripartono dunque le indagini, ma deve ripartire anche l’impegno e lo sforzo di tutti coloro ai quali sta a cuore la difesa della dignità del nostro Paese e la verità totale sulla strage di Ustica.