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«De Plato, eri una persona libera»

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Con Giovanni se ne va una persona che ha attraversato da protagonista alcune delle stagioni più importanti della storia civile e culturale di Bologna degli ultimi decenni. Un medico e uno psichiatra basagliano, un intellettuale, un docente, un uomo di cultura e di impegno pubblico. Ma soprattutto un progressista vero, nel senso più concreto e quotidiano del termine

di Matteo Lepore, sindaco di Bologna


Giovanni era una persona libera, difficile da racchiudere in una definizione, almeno per me che lo conoscevo da alcuni anni tra gli incontri della politica e l’impegno civile. Giornalista? Sì, ma non solo. Psichiatra? Certo, ma non basta. Politico? Certamente sì, ma non esaurisce nulla.

Il professor De Plato era tutte queste cose assieme, soprattutto era un instancabile bolognese appassionato della società che lo circondava, che ha voluto saper leggere e modellare secondo una traiettoria sempre riformista, sempre progressista, sempre migliorativa.

Con Giovanni De Plato se ne va una persona che ha attraversato da protagonista alcune delle stagioni più importanti della storia civile e culturale di Bologna degli ultimi decenni. Un medico e uno psichiatra basagliano, un intellettuale, un docente, un uomo di cultura e di impegno pubblico. Ma soprattutto un progressista vero, nel senso più concreto e quotidiano del termine.

È stato uno dei protagonisti di quella stagione, per certi versi storica, del grande patto riformista che portò alla nascita dell’Ulivo. Una stagione che aveva saputo mettere insieme culture ed esperienze diverse, con l’ambizione di costruire un progetto comune per il Paese. De Plato ne fu parte con convinzione e passione, anche attraversando le difficoltà e le delusioni che ne accompagnarono la fine. La sua storia politica racconta un pezzo importante della storia della sinistra bolognese e italiana.

Ho avuto modo di conoscerlo più approfonditamente e apprezzare le sue qualità durante la “Fabbrica del programma” del 2021, quando mi candidai a sindaco. Aveva dato un contributo prezioso, soprattutto sui temi della salute e del benessere delle persone. Era una persona con cui era bello confrontarsi: aveva idee, esperienza e una curiosità intellettuale che non si esauriva mai.

Ci eravamo incontrati anche nell’ultimo anno. Aveva voglia di riaprire a Bologna una riflessione pubblica sulla salute mentale, coinvolgendo anche le scuole. Stavamo ragionando insieme su alcuni progetti. Ci teneva molto. È un percorso che porteremo avanti, anche in sua memoria.

La sua attenzione ai diritti e alle persone più esposte non è mai venuta meno. Ancora pochi giorni fa aveva scritto delle aggressioni omofobe. Era il suo modo di essere: continuare a osservare la realtà, prendere posizione, interrogarsi e contribuire al dibattito pubblico.

Voglio ricordarlo anche per un gesto personale che mi ha fatto molto piacere. Nei mesi scorsi, dopo le minacce che avevo ricevuto e anche a seguito delle ripetute ondate di insulti provenienti dalla destra anche a livello nazionale, si era fatto promotore di un appello di solidarietà nei miei confronti. Un gesto di amicizia e vicinanza che non dimenticherò.

Mi mancheranno la sua intelligenza, la sua passione e la sua voglia di discutere e immaginare il futuro della nostra città. Alla sua famiglia e a tutte le persone che gli hanno voluto bene va il mio abbraccio più sincero.


Cantiere BolognaCantiere Bologna, Giovanni De Plato

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