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Sulla buona strada verso la catastrofe?

di Francesco Domenico Capizzi 

Al termine del ‘700 un grande chirurgo, John Hunter, artificiere della Medicina per attitudine professionale, ciononostante, sosteneva dalla sua cattedra nell’Università di Londra che “la chirurgia è come l’azione armata che affronta con la forza quanto una società civilizzata può risolvere mediante una strategia” (Storia della Medicina, Feltrinelli 1977). La sua esperienza clinica era iniziata a Glasgow e continuata a Londra nel mezzo della crescita esponenziale della rivoluzione industriale, accompagnata dalla spropositata frequenza di politraumi e tragedie che si abbattevano quotidianamente su tanti lavoratori.

In sostanza, Hunter anteponeva alla sua opera di chirurgo, come fattori di fondo limitanti e risolutivi, l’organizzazione del lavoro, la sua sicurezza e la tutela dei lavoratori da raggiungere mediante la supremazia della Politica e delle Istituzioni sulle procedure terapeutiche e prima ancora di ricorrere ad amputazioni e riparazioni tissutali, per quell’epoca alquanto rischiose e incerte nei risultati.

Venne posta da Hunter una questione pratica basata sul buon senso, non soltanto ispirata dal Giuramento ippocratico: analizzare le origini di tanta carneficina e concertare una soluzione adatta alla sicurezza del lavoro senza rinunciare all’industrializzazione del Paese. 

Dopo due secoli e mezzo, oggi, la sicurezza sul lavoro è ben lontana da una svolta: si registrano oltre tre decessi al giorno, quasi 500.000 infortuni e 40.000 malattie professionali per anno (INAIL 2021).

Ma, l’approfondimento e le misure contenitive e risolutive non si intravedono concretamente, al di là di enunciazioni verbali e protocollate, neppure nell’ambito degli inquinamenti ambientali: L’Italia si è confermata tra i Paesi Ue con il maggior numero di morti da inquinamento in termini assoluti registrando il maggior numero di decessi per biossido di azoto (NO2, 10.640 morti, +2% rispetto all’anno precedente) ed è risultata seconda, dopo la Germania, nei decessi dovuti sia alle Pm 2,5 (49.900) che all’ozono (3.170)… nell’Ue a 27 circa 307.000 persone sono morte prematuramente nel 2019 a causa dell’inquinamento ed almeno il 58% dei decessi da PM2,5  si sarebbe potuto evitarli se tutti gli Stati membri avessero raggiunto il nuovo parametro dell’OMS per il PM2,5 che è inferiore a 5 µg/m3 (Agenzia Europea dell’Ambiente 2021, dati riferiti al 2019). 

Questi numeri, che significano già tanto, non comprendono l’incremento costante delle conseguenti malattie croniche cardiovascolari, pneumologiche e neoplastiche e i relativi cambiamenti climatici, che hanno fatto registrare, nel solo 2021 in Italia,quasi 1600 eventi estremi con incrementi del 33% di grandinate, bombe d’acqua, bufere alternate a ondate di calore che hanno devastato campagne e città da nord a sud, su un territorio reso più fragile dalla diffusa cementificazione e dall’abbandono delle terre coltivabili, con il risultato che 91,3% dei Comuni italiani risulta a rischio di frane e alluvioni (fonte: Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale 2021). 

Fa osservare, in una recente intervista, Vincenzo Balzani, chimico di fama internazionale, professore emerito dell’Università di Bologna, fra i promotori del gruppo Energia per l’Italia ePremio UNESCO 2021, che aGlasgow il segretario dell’Onu,Gutierrez, ha affermato ironicamente che “procediamo sulla buona strada verso la catastrofe”. Dunque, si chiede Balzani se “a tutte queste cose ci crediamo o non ci crediamo?”  E continua: “…ogni nazione, ogni regione, ogni città deve favorire, non ostacolare la transizione energetica…tagliare l’uso di combustibili fossili in Italia, in Emilia-Romagna, a Bologna. Si fanno queste due cose? A me sembra di no: la Regione fa accordi con la Snam, l’Università con l’Eni…Bologna affida ad Autostrade per l’Italia la progettazione, compresa l’analisi ambientale, dell’ampliamento da 12 a 16/18 corsie dello snodo autostradale, posto a 3 km. dal centro storico, dove già attualmente transitano 180.000 veicoli al giorno, mentre a Rimini viene ostacolata dalle autorità locali la costruzione di parchi eolici perché rovinano il panorama. Ma quando sei sulla spiaggia di Rimini, se anziché guardare il mare guardi verso la città, vedi i disastri estetici che sono stati fatti con gli alberghi! Sono le pale eoliche a rovinare il paesaggio?” (www.smips.org). 

Rovinosi disastri ambientali, incrementi di malattie, pandemie virali comprese, aggravamenti di povertà economiche e culturali, visibili disaffezioni dalla Politica e decadenze delle Istituzioni, tutti fattori intimamente connessi fra loro e interdipendenti, non sono dovuti ad eventi fatali ed ineluttabili come l’alternarsi delle maree e delle stagioni e del giorno e della notte, lo scorrere del tempo, lo scivolare della vita nella morte, ma sono intrecciate a fondanti modalità estreme produttive e di consumi che soltanto una rinnovata e diffusa coscienza civica potrà  discernere.

E’ necessaria la riconquista di una grande autonoma capacità critica che Lev Toltoj, un secolo dopo la logica e sempre valida raccomandazione di Hunter, chiedeva agli storici moderni, così come noi oggi dobbiamo pretenderla da donne e uomini delle Istituzioni democratiche e prima ancora da ognuno di noi stessi, di “studiare non le manifestazioni della potenza, ma le cause che la formano…” (Guerra e Pace, epilogo parte II).

  • Già docente di Chirurgia generale nell’Università di Bologna e direttore delle Chirurgie generali degli Ospedali Bellaria e Maggiore di Bologna

l’immagine. John Hunter. Painted by John Jackson in 1813, after an original by Sir Joshua Reynolds, who exhibited his painting at the Royal Academy in 1786.

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