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Drammi nelle carceri italiane

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SUICIDI IN CARCERE. PERSONE, VITE, STORIE. NON SOLO NUMERI
Agosto è stato un mese tragico in carcere. 15 persone si sono infatti suicidate, una ogni due giorni. Dall’inizio del 2022 sono ben 59. Numeri così non si erano mai registrati. Segno di un sistema penitenziario che ha bisogno di importanti interventi riformatori. Ora siamo alla fine della legislatura e non ha più senso chiedere l’adozione di provvedimenti che avrebbero dovuto essere assunti negli scorsi mesi.  Ha senso, però, chiedere a tutti coloro che sono coinvolti da protagonisti nella campagna elettorale di impegnarsi per dare un senso alla pena, per renderla meno afflittiva, per ridurre la pressione data dal sovraffollamento che riduce gli esseri umani a numeri di matricola.  Una cosa che si potrebbe fare, invece, è aumentare il numero delle telefonate. In questo caldo e drammatico agosto abbiamo lanciato la campagna “Una telefonata allunga la vita”. Perché sentire una persona cara in un momento di profondo sconforto può davvero aiutare a salvarsi. Abbiamo poi preparato un dossier dove abbiamo voluto raccontare non solo i numeri, ma anche alcune storie. Le storie delle persone che hanno scelto di togliersi la vita in carcere. Per non farle cadere nel dimenticatoio. Per rompere il silenzio.  Patrizio Gonnella, presidente di Antigone
UN DOSSIER SUL DRAMMA DEI SUICIDI IN CARCERE Nei primi otto mesi del 2022 sono già 59 i suicidi avvenuti nelle carceri italiane. Più di uno ogni quattro giorni. Sin dall’inizio dell’anno il fenomeno ha mostrato segni di preoccupante accelerazione, fino a raggiungere l’impressionante cifra di 15 suicidi nel solo mese di agosto, uno ogni due giorni. A fronte di questo dramma, abbiamo deciso di realizzare un dossier dove ripercorriamo i numeri, i luoghi e alcune delle storie delle persone che si sono tolte la vita in carcere.
 
59 SUICIDI, L’ALLARME INASCOLTATO DELL’ESTATE TRAGICA «Hanno tolto il disturbo 57 detenuti, 57 persone, tutti principini e onesti italiani, hanno tolto il disturbo …finalmente una buona notizia…porca mad.. dal Friuli che non è Italia». Questo è il contenuto di una mail che abbiamo ricevuto qualche giorno fa, a commento del nostro racconto di una tragica estate carceraria italiana. Il bestemmiatore (per rispetto nei confronti di chi si potrebbe sentire offeso ho tagliato la sua espressione) è felice per i 57 detenuti morti. Forse lo sarebbe ancora di più oggi visto che il numero delle persone che si è tolta la vita in galera è salito a 59.
Un numero mai così alto negli ultimi decenni, segno di una disperazione che da individuale è diventata collettiva. La sua gioia è lo specchio di una parte di Italia incattivita, senz’anima, indifferente al dolore e alle pene altrui, che è stata alimentata a pane e odio da opinionisti social e politici. Alla sua gioia si contrappone il dolore infinito di mamme, padri, fratelli, compagne, figli, amiche, conoscenti lasciati soli nel gestire le scarne notizie sul suicidio della persona loro cara. Non denunciamo il gaudente signore friulano perché contro il suo odio vorremmo una reazione culturale, sociale, politica e non meramente giudiziaria. Usiamo la sua cattiveria affinchè lui e tutti gli odiatori, alimentati da retoriche populiste, siano sommersi da prese di posizione, parole, gesti che vadano nella direzione opposta. Nessuno dovrebbe essere lasciato solo con la sua pena. Una comunità forte è quella che non genera senso di abbandono e disperazione. Uno Stato è forte quando isola coloro che gioiscono di fronte all’altrui morte.
SUICIDI IN CARCERE, CHIUNQUE SIA IMPEGNATO NELLA CAMPAGNA ELETTORALE NON PUÒ VOLTARE LO SGUARDO “Vi scrivo perché è giusto che si sappia che Roberto ha fatto quello che ha fatto perché, nonostante chiedesse aiuto ai medici per il suo stato di salute, veniva quotidianamente ignorato. Il caldo infernale lo ha distrutto, nonostante spendesse tutti i soldi che gli lasciavamo per comprare bottiglie di acqua per cercare sollievo e rianimarsi un po’. Alla fine è crollato dopo 15 giorni senza dormire e voglio farvi notare che è assurdo che si costringa il detenuto a comprare all’interno del carcere, dove i prezzi sono assurdi. Se vi ho scritto è perché sono un padre disperato (poliziotto in pensione), che vuole che queste cose non accadano più e che ci sia più attenzione verso questi ragazzi. Volevo anche far presente che a soccorrere e a rianimare mio figlio sono stati gli altri detenuti, mentre le guardie si sono solo disturbate a chiamare un’ambulanza. Prego Dio che salvi mio figlio e non auguro a nessuno di passare quello che io e la mia famiglia stiamo passando. Aiutatemi a far passare questo messaggio per poter aiutare chi si trova nella stessa situazione in cui si è venuto a trovare il mio figliolo. Grazie mille e prego affinché questo non accada più e che mio figlio Roberto si salvi. Un saluto da un padre distrutto”. E’ un messaggio che abbiamo ricevuto nei giorni scorsi. Anche noi ci auguriamo che Roberto si salvi e non si aggiunga anche il suo nome a quello di chi si è tolto la vita in carcere in questo 2022 drammatico.
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