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“I grandi scienziati sono sempre anche artisti”

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Lo scienziato e l’artista

di Vincenzo Balzani*

Il lavoro di uno scienziato è spesso paragonato a quello di un artista. Einstein ha scritto che “I grandi scienziati sono sempre anche artisti”. Questo è certamente vero nel caso di Leonardo da Vinci, che era creativo sia quando dipingeva La Gioconda, sia quando ideava macchine per sollevare l’acqua. Più in generale, fra il lavoro di uno scienziato e quello di un artista ci sono sostanziali differenze che rispecchiano una diversa educazione e mentalità.

Per esempio, ispirandosi a un magnifico albero un grande scrittore può scrivere una pagina memorabile, come ha fatto Lev N. Tolstoj in Guerra e Pace, e un pittore può dipingere uno splendido quadro come L’albero rosso di Piet Mondrian. Anche lo scienziato rimane affascinato nel vedere un albero molto bello, ma la sua curiosità e le sue conoscenze lo spingono ad andare oltre la bellezza. Lo scienziato, più che alla forma e all’apparenza, è interessato a capire come sono fatte le cose e come funzionano, problemi che agli artisti non interessano. Ad esempio: cosa accade quando un albero brucia? come fa un albero a utilizzare la luce del Sole per produrre i suoi frutti? Come ha scritto mirabilmente il premio Nobel per la fisica Richard P. Feynman, “Un albero è essenzialmente fatto di aria e di Sole. Quando viene bruciato ritorna a essere aria e nel calore fiammeggiante libera il calore fiammeggiante del Sole che era stato imprigionato per trasformare l’aria in albero”. Lo scienziato vuole capire come tutto questo accade.

Lo scienziato è una persona curiosa, molto curiosa. Stupito davanti alla complessità del mondo che lo circonda, per soddisfare la sua curiosità rivolge domande alla Natura per mezzo di esperimenti. Le domande, naturalmente, devono essere intelligenti. Questo significa che gli esperimenti devono essere ideati con fantasia, preparati con cura ed eseguiti con rigore. Più intelligente è la domanda, più importante sarà la risposta che la Natura fornisce. Le prossime grandi scoperte della scienza saranno risposte a domande che ancora nessuno è riuscito a formulare in modo corretto. Compiuto l’esperimento, lo scienziato si mette in ascolto di quello che la Natura vuole comunicargli tramite l’esame dei risultati dell’esperimento. Deve essere un esame attento e appassionato, anche perché, come ha detto Albert Szent-Gyorgyi: “Ogni scoperta consiste nel vedere ciò che tutti hanno visto e nel pensare ciò a cui nessuno ha mai pensato”. Ascoltando le risposte che la Natura dà alle sue domande, lo scienziato impara, cioè comprende il problema che si era posto. In genere, la nuova conoscenza, sia che si tratti della struttura dell’Universo o di una reazione chimica, genera stupore, dal quale nasce nuova curiosità, che porta a fare nuovi esperimenti, con nuovi risultati, nuova conoscenza e nuovo stupore. Si potrebbe pensare che questa giostra di domande e di risposte a un certo punto si esaurisca, ma questo in realtà non succede perché, solitamente, ogni scoperta genera più domande di quelle a cui dà risposta.

  • Docente emerito di Chimica nell’Università di Bologna, responsabile di “Energia per l’Italia”
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