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Il vocabolo ‘femminicidio’ non c’è sui vocabolari

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PANCHINA ROSSA

di Beppe Manni, Gazzetta di Modena 30 XII 22

Una ‘Panchina rossa’ al parco di Villa Ombrosa a Modena, per la giornata contro la violenza sulle donne Per ricordare le donne uccise dagli uomini: familiari, amanti, mariti. Nel 2021 100 i femminicidi, ad oggi sono già 104. A Novellara sono stati appena dissotterrati i resti di Saman Abbas, la diciassettenne pakistana uccisa dai genitori e fratelli per aver rifiutato di sposare un connazionale. E’ un fatto sconvolgente per noi: l’amore per una figlia e per una sorella non ha valore di fronte al cosiddetto onore del clan e ai dettati di una cattiva religione.  Ci ricorda il delitto d’onore presente nel nostro codice fino al 1981. Un grido di speranza si alza dalle donne che in Iran sfidano il potere dei maschi in piazza o i calciatori iraniani che all’inizio della prima partita dei mondiali contro l’Inghilterra, si sono rifiutati di cantare l’inno nazionale, sfidando la polizia del loro paese. Ora sarà ancora più difficile toccarli dopo che contro il Galles, hanno vinto per due a zero. In questa occasione comunque hanno cantato il loro inno.

Sembra un mondo altro quello di alcuni paesi governati dai fondamentalisti islamici. Ma ricordiamo che anche in Europa fino al seicento, donne scomode venivano bruciate come streghe.

Il vocabolo ‘femminicidio’ non c’è sul vocabolario. Esiste l’omicidio, il parricidio,  il matricidio, l’infanticidio, l’uxoricidio. Questo neologismo dimostra che la nostra società finalmente ha recepito questa categoria di delitti conto la donna. E’ una buona cosa, quando il mondo maschile patriarcale parla ancora paternalisticamente di quote rosa e del ‘genio femminile’ o di cariche pubbliche al femminile. Le panchine presenti ovunque non sono rosa o celesti ma rosse come il sangue dello stupro e delle ferite inferte a donne di tutte le età, condizioni sociali e religiose. Questi orribili delitti hanno radici lontane legalizzate nei codici nei comportamenti e nelle scelte educative. Fino all’altro ieri alle donne del ‘popolo’ era quasi sempre precluso il ‘lavoro’: o contadine o serve nelle case dei signori della città; comunque madri e casalinghe. Nelle scuole i maschi e le femmine erano rigidamente divisi. Nell’Azione Cattolica, nei campeggi, non esisteva nessuna promiscuità. E come recitava il vecchio codice matrimoniale art 144 ‘il marito è il capo della famiglia…la moglie è obbligata ad accompagnarlo ovunque egli crede opportuno fissare la sua residenza”.

Le donne subivano l’esclusione e le violenze in silenzio.

‘Speriamo che sia femmina’, ci viene da dire pensando alla nuova ‘presidente’, finalmente donna.

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