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“Patto di Solidarietà Climatica”

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Conferenze sul clima: Cop27

di Vincenzo Balzani*

Il cambiamento climatico è essenzialmente provocato dai combustibili fossili il cui uso genera grandi quantità (dell’ordine di 1000 tonnellate al secondo!) di diossido di carbonio (CO2), gas la cui presenza in atmosfera causa un effetto serra che riscalda il Pianeta. Negli ultimi anni, numerosi lavori scientifici hanno dimostrato che la transizione energetica alle energie rinnovabili, necessaria e urgente, è anche vantaggiosa sia dal punto di vista economico che occupazionale. In molti paesi, però, la transizione è ostacolata da specifici interessi politici ed economici.

Le Cop (acronimo per Conferences of Parties) sono conferenze che riuniscono ogni anno i rappresentanti dei Paesi che hanno ratificato la convenzione dell’Onu sui Cambiamenti Climatici. In queste conferenze si cerca di individuare e attuare provvedimenti per l’adattamento al cambiamento climatico e, soprattutto, per limitarlo. Le decisioni, non vincolanti, avvengono con il metodo del consenso.

Nella Cop21, svoltasi a Parigi nel 2015, si giunse a una dichiarazione comune molto importante (Il cambiamento climatico è il problema più preoccupante per l’umanità)e a un contrastato accordo di massima per cessare di usare i combustibili fossili entro il 2050.

La Cop26, tenutasi nel 2021 a Glasgow, ha portato a un accordo per limitare il riscaldamento globale sotto 1,5°C e ha invitato gli stati firmatari a ridurre del 45% le emissioni di CO2 entro il 2030

La Cop27, svoltasi il mese scorso a Sharm elSheikh in Egitto, è stata molto deludente anche per gli esperti, che pure sanno bene quanto sia difficile mettere d’accordo su qualcosa di concreto i delegati di 195 Paesi. Il vicepresidente della Commissione europea Timmermans ha definito l’accordo raggiunto alla Cop27 non sufficiente. Molto più duro è stato il commento di Gutierrez, segretario generale delle Nazioni Unite: Il tempo stringe, le emissioni di gas a effetto serra continuano ad aumentare, la temperatura globale continua a salire e il nostro pianeta si sta avvicinando rapidamente a dei punti di non ritorno che renderanno la catastrofe climatica irreversibile. L’umanità è di fronte a una scelta: cooperare o morire.

Il problema è molto complesso, anche perché i vari paesi si trovano in situazioni diverse. Alcuni, come Russia, Iran e Arabia Saudita, hanno grandi riserve di combustibili fossili e tendono non solo a usarle, ma anche a esportarle. Altri, come l’Italia, hanno riserve trascurabili, ma sono condizionati dalla presenza di potenti aziende petrolifere (ENI in Italia) che estraggono e commerciano combustibili fossili in varie parti del mondo. Alcuni paesi molto importanti, come Cina e India, sono avviati verso la transizione, ma hanno problemi interni da risolvere. Un folto gruppo di paesi in via di sviluppo, poi, non dispone di competenze e tecnologie appropriate. Ecco perché Gutierrez ha lanciato un forte appello affinché nasca uno storico patto tra economie sviluppate ed economie emergenti: il Patto di Solidarietà Climatica, perché si sa già cosa bisogna fare e ci sono gli strumenti finanziari e tecnologici per farlo; è tempo che le nazioni si uniscano per agire. L’accordo raggiunto su un fondo comune per recuperare le perdite e i danni (loss & damage) causati dal riscaldamento globale è un passo in avanti verso la giustizia climatica e, auspicabilmente, verso il Patto di Solidarietà Climatica.

*Professore emerito di Chimica nell’Università di Bologna, coordinatore di “Energia per l’Italia”

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