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Combattere le disuguaglianze

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Combattere le disuguaglianze

di Vincenzo Balzani, Università di Bologna

Il presente modello di sviluppo spinge alla competizione e alla perdita dell’idea di bene comune, causando il deterioramento del tessuto sociale. Il principale, se non unico obiettivo è arricchirsi. Questa situazione si è inacerbata con la crisi pandemica, la guerra in Ucraina e tutti i problemi collegati.

Nonostante la crisi energetica, le compagnie petrolifere stanno guadagnando in modo abnorme (ENI: 10,81 miliardi di euro nei primi nove mesi 2022). Pochi giorni fa, i giornali ci hanno informato che Leonardo nel 2021 ha venduto armi per 13,9 miliardi di dollari, prima fra le aziende europee, e che l’amministratore delegato di una grande banca italiana ha chiesto un aumento del 40% per il suo stipendio, che è già di 7,5 milioni all’anno. In Gran Bretagna, Equality Trust ha riportato che il numero dei miliardari è aumentato da 15 nel 1990 a 177 nel 2022 e che nello stesso periodo la ricchezza dei miliardari è aumentata di più del 1000%, mentre è cresciuto enormemente il numero di poveri. Equality Trust sottolinea che questo divario non è da imputarsi al fatto che i miliardari sono persone intelligenti, creative o fortemente dedicate al lavoro, ma perché essi sono i maggiori beneficiari di un sistema economico inadeguato. E’ quanto afferma anche papa Francesco nell’enciclica Laudato si’: ”Ciò che sta accadendo ci pone di fronte all’urgenza di procedere in una coraggiosa rivoluzione culturale”.

Un’indagine estesa a molti paesi sviluppati indica che al crescere delle disuguaglianze aumentano gli indici di malessere, come la violenza e l’abuso di droghe, mentre diminuiscono gli indici di benessere, come la fiducia reciproca e la mobilità sociale. Quindi, se si vuole migliorare la qualità della vita si devono ridurre le disuguaglianze, problema che non può essere risolto con una caritatevole politica sociale. Consumando più risorse e, allo stesso tempo, aumentando le disuguaglianze, si scivolerà sempre più velocemente verso l’insostenibilità ecologica e sociale, fino a minare, in molti paesi, la sopravvivenza della stessa democrazia.

Per migliorare il mondo è necessario, anzitutto, chiedersi ciò che deve essere fatto e ciò che non deve essere fatto, prendendo come valori di riferimento l’obiettivo del lavoro, la sua metodologia e il suo significato. L’obiettivo deve essere la custodia del pianeta, la metodologia giusta è la collaborazione, il significato è la dignità di ogni singola persona. Poi c’è l’economia; in gennaio, i trenta membri della Transformational Economics Commission del Club di Roma hanno chiesto al World Economic Forum di Davos, nel quale ogni anno si incontrano i leader dei governi, dell’economia e della società civile, di prendere concrete decisioni per frenare il cambiamento climatico e prevenire l’instabilità sociale. Hanno calcolato che il forte aumento della spesa pubblica può essere totalmente coperto con fondi ottenuti tassando in modo più efficiente e maggiormente progressivo le imprese e le persone più ricche, in base anche alle emissioni di gas serra che producono e a quanto pesantemente sfruttano le risorse del pianeta.

Tutto questo è in linea con quanto afferma papa Francesco nell’enciclica Laudato si’: ”Ciò che sta accadendo ci pone di fronte all’urgenza di procedere in una coraggiosa rivoluzione culturale”.

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