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Guerra, aree di guerra: educare la Scuola alla guerra?

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  Guerra, aree di guerra: educare la Scuola alla guerra?   di Giancarla Codrignani^  
La Guerra: ma fa davvero a tutti lo schifo che merita? Faccio lo spot per un e-book (costa meno di 3 euro) edito dal Mulino, di Julia Yakoleva: Orrore, schifo, guerra, l’aggressione all’Ucraina nelle parole dei bambini. Bambini russi. Naturalmente il titolo dà la sintesi. Mentre gli adulti distinguono chi ha cominciato, chi ha ragione, chi ha colpa e, dunque, chi è amico, chi è nemico, non solo per convenzione, ma perché chi viene chiamato a confrontarsi con la realtà, se sta al sicuro, anche se alleato, complice, ignaro pagatore delle spese, si sente – ed è – un privilegiato. Per questo crede di avere le “ragioni obiettive” che hanno sempre consentito che i conflitti si trasformassero in guerra. Ma la guerra è quella roba lì che anche i bambini che possono anche dire “ti uccido”, “muori!”, quando sono indotti al livello minimo del pensiero logico. Mentre Macron che chiede autonomia per l’UE viene sgridato. ***** Educare la scuola alla guerra: è partito con il centenario dell’aviazione, ma è già da tempo in corso l’invito alle scuole di presentare la professionalità militare nelle scuole. Anche l’esercito è una struttura prevista da un ministero democratico e i militari sono impiegati dello Stato come gli insegnanti. Ma il progetto educativo apre alla libertà di scelta delle attività di lavoro. I tempi sono difficili: i ragazzi sentono l’instabilità della transizione e, dopo il covid, risentono emotivamente alle esperienze e possono manifestare tendenze che vanno dal depresso al violento. I genitori – che non hanno mai pensato di educare i figli anche a sacrifici e rinunce, forse non si dispiacciono di esperienze un po’ più ruvide, come la proposta (la prima poi ritirata dall’autore) di corsi volontari in caserma che erano venuti in mente a La Russa appena nominato presidente del Senato. La scuola deve fare il suo mestiere, tanto più quando la tv inquadra ogni giorno visioni di guerra. SOS Diritti, insieme con il Mir e Pax Christi hanno proposto un evento, La scuola ripudia, per l’educazione alla nonviolenza. ***** Aree di crisi: distinguiamo. Ci sono le guerre che producono danni umani peggiori di quelli ucraini, che ignoriamo (Birmania, Sud Sudan), ma che possono emozionarci (Bosnia, nel senso di Sarajevo; Siria, Afganistan, Iran recentissimo) e perfino mobilitano, seguite da rapido oblio (mantre la gente continua a soffrire. Poi ci sono le situazioni nevralgiche: di solito si aspetta che esplodano. L’Ucraina era sospesa dal 2014, adesso è in guerra guerreggiata. Il Medioriente resta nevralgico non solo a Gaza e dalla parte palestinese, anche in Israele. L’Africa mediterranea (Libia, Egitto, Tunisia, Algeria) ha problemi legati anche alla minaccia islamica. Resta il Corno d’Africa e il Sudest asiatico che è già oggetto di attenzioni della Nato (Nato asiatica che cosa vuol dire? Ci piace?. Il tutto si può guardare con la lente degli interessi americani o russi. O cinesi. I cinesi hanno riconciliato (durerà?) sunniti e sciiti, Arabia Saudita e Iran. Davvero? ***** Birmania dice Albertina Soliani: L’altro giorno mi sono collegata con Phyu Phyu Thin, cara amica e parlamentare in Myanmar. Ora alla macchia. Prima ha fondato un Centro per i malati di AIDS, adulti e bambini, ora è un generale delle brigate ribelli. Vive nella foresta, sotto una tettoia di bamboo. A volte dorme sotto gli alberi, e i bommenti. Vedendola le ho detto: “La tua casa è senza pareti”. Mi ha risposto: Così il mio cuore vede meglio tutte le persone là fuori”. I rifugiati sotto i bombardamenti, mi dicono che mangiano parti dei bamboo.
Resistono, ormai da più di due anni.
Questa è la politica che resiste per amore della democrazia.
Resiste Aung Sun Suu Kyi, nel carcere di Naypyidaw. Medita e prega, due ore ogni mattina.
Questa è la politica che resiste, per amore della democrazia.
Gli studenti universitari del Myanmar fabbricano droni con le loro mani per resistere alla dittatura militare.
Questa è la politica che resiste, per amore della democrazia. *docente, politologa, giornalista, già parlamentare
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