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Il “Museo Diffuso”: verso transizione ecologica e sviluppo sostenibile

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di Luigi Campanella*

Il.Museo Diffuso è un modello che, nelle difficoltà economiche ed organizzative,sempre più spesso viene invocato per superare i limiti della contingenza ed utilizzare lo strumento museale come mezzo di sensibilizzazione ai valori storico culturali è di diffusione della cultura.Ma oggi questo modello si sta arricchendo di una nuova componente,la Street Art,di cui Roma si appresta a divenire Capitale.

Così grandi edifici vengono arricchiti da nuove opere murali che danno un’immagine colorata alla città e che si fanno apprezzare non soltanto per l’eleganza-non poteva che essere così,visti i nomi internazionalmente conosciuti degli autori-ma anche per i messaggi trasmessi,finalizzati alla salvaguardia dell’ambiente ed alla diffusione della cultura storica.

Soprattutto le periferie guadagnano da questo approccio che cambia l’immagine, a volte un po’ grigia di certi ambienti. Il progetto più importante della Street Art è il Big City Life che fra il 2014 ed il 2015 ha portato alla realizzazione di 22 murales sulle facciate di 11 edifici di proprietà ATER,creando il primo museo condominiale. Altro progetto è il Stret Art for Rights che si è concentrato sugli obbiettivi di Svilupppo

Sostenibile delineati nell’agenda 2030 dell’ONU.C’è anche un risvolto da transizione ecologica: nelle fasi iniziali delle opere vengono usate anche le vernici speciali del brevetto ARTLIT, prodotti che riescono a trasformare gli agenti inquinanti in molecole di sale e ad avviare il processo di Fotosintesi.

*docente di Chimica nell’Università “La Sapienza” di Roma

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