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OTELLO CIAVATTI: “militante civico, eroe cittadino”

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di Davide Ferrari, Esperienza

E’ morto Otello Ciavatti. Aveva compiuto da poco 80 anni. Il cordoglio è vastissimo, a Bologna e nella sua città delle sue origini, Rimini.  E’ stato un compagno della generazone del’68, professore e conferenziere. Ha avuto anche un cursus politico  in ambiti consolidati ed “istituzionali”, negli anni ‘80 e ‘90, nella segreteria dei chimici, alla Camera del lavoro, nella collaboratorazione con i parlamentari e in particolare Renato Zangheri per le vertenze delle fabbriche in crisi, fu poi assessore in Provincia e segretario per qualche tempo della Confesercenti.
Ma Otello è stato ben di più. La sua anima razionale ed inquieta lo portava dentro a tutti i movimenti capaci di muoverci e commuoverci, in tutti questi anni, senza mai mancare, dando tutta la sua inventiva ad ognuna delle cause che gli si presentavano e dei luoghi che frequentava.
Negli ultimi due decenni è diventato il volto e la persona delle battaglie tenaci e concrete per rendere viva Piazza Verdi, nel cuore di Bologna.
La notissima piazza dell’Università era divenuta anche la piazza delle ferite dell’esistenza, dello spaccio, dell’incomunicabilità, dopo il ‘77 e la sua sconfitta. Otello ha messo tutto se stesso nelle proposte e nelle iniziative, innumerevoli, per difenderla dal degrado e, nello stesso tempo, per non abbandonarla al cupore, alla rabbia o alla rassegnazione delle reazioni. Ultimamente aveva cura quotidiana di un progetto che aveva ideato:”Le stanze di Verdi”, cultura, libri recuperati, dibattiti fra la gente, fra diverse generazioni altrimenti rigidamente divise, fra studenti e no.
Ma anche la sua figura di militante civico, di “eroe cittadino”, come stanno scrivendo in molti, non è sufficiente a descriverlo. Non si era mai allontanato dalla politica come movimento. Nel gruppo iniziale, a Bologna molto vasto, raccoltosi attorno alla vicenda del Manifesto, era passato al Pci di Zangheri ed alla Cgil, poi alle aggregazioni, dopo il difficile ‘89, della  Sinistra del partito nato dalla svolta di Occhetto. Si ritrovò poi nel “Correntone” di  Giovanni Berlinguer e poi in altre esperienze fino ai Verdi e a “Promessa democratica” di Gianni Cuperlo. Sempre in libertà ma sempre disponibile, dispensava descrizioni, visite, consigli e critiche al Comune e ai Sindaci, al quartiere, ai consiglieri che ben difficilmente potevano evitare di sentire il suo parere, i suoi allarmi, la sua presenza.
La famiglia era di Coriano, sulle colline, dove Otello è nato. A Rimini ai fratelli Ciavatti è intitolata una sezione dell’Anpi, cui teneva moltissimo. I suoi fratelli, maggiori di molti anni, Mario, Aristodemo e Anella, furono partigiani che combatterono in quei colli .Aristodemo Ciavatti, accusato dell’uccisione di un soldato tedesco, fu fucilato dai nazisti mentre le truppe alleate stavano entrando a Coriano. Nel 2014 Casadeipensieri gli assegnò la  “Targa PaoloVolponi-Civismo”, una articolazione particolare di uno dei più importanti premi di Bologna. Se ne discusse, un poco, nell’ambiente della Festa dell’Unità, dove il premio è nato. “Ciavatti è uno di noi-qualcuno obiettò-non possiamo premiarci l’uno con l’altro”.
Insistemmo, invece e ne uscì una occasione felice e giusta, Otello non era facilmente assimilabile ad altri. In lui il civismo non nasceva da una separazione dalla politica e dai più vasti ideali. Il “ricordo di quel Maggio”, come scrivevano e cantavano Gaber e Luperini, gli ha dato forza e una incredibile generosità. Anche virtualmente, da Facebook a Whatsapp lo si incontrava, sempre attivissimo.  Le foto che stanno diffondendosi sui social in queste ore sono recentissime, eppure mostrano un uomo ancora giovanile, del presente. I malanni che ce lo hanno sottratto non lo avevano piegato. Ci ha scritto le sue idee e le sue intenzioni -dalla pace, alla lotta contro il femminicidio, alla città da conoscere e capire – fino a poche ore dalla fine, dal letto di ospedale. Un esempio-come si dice- ma ognuno ha la sua vicenda e non la si può imitare, un compagno, questo sì.

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