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Gli italiani per curarsi spendono di tasca propria il 30% in più rispetto alla media UE

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quotidianosanità.it


Martedì 19 DICEMBRE 2023
Gli italiani per curarsi spendono di tasca propria il 30% in più rispetto alla media UE. L’universalismo sanitario esiste solo sulla carta?

Nonostante l’Italia vanti un sistema sanitario universalistico, nel 2021 la quota di spesa sanitaria pubblica si fermava al 75% a fronte di una media europea del 81%. E, nello stesso periodo, la combinazione di spesa diretta e assicurazione sanitaria volontaria ha rappresentato in Italia complessivamente il 24,5% della spesa sanitaria totale, una quota superiore del 30% rispetto alla media UE del 18,9%. Più del 90% della spesa sanitaria diretta in Italia è legato a pagamenti diretti sostenuti per farmaci prescritti su ricetta bianca e per le visite ambulatoriali in regime privato

La spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta al di sotto della media europea. Inoltre, la spesa sostenuta di tasca propria dai cittadini italiani per curarsi è più alta del 30% rispetto alla media UE. Nonostante l’Italia vanti, almeno sulla carta, un sistema sanitario universalistico, nel 2021 la quota di spesa sanitaria pubblica si fermava al 75% a fronte di una media europea del 81%. E, come anticipavamo, nello stesso periodo la combinazione di spesa diretta e assicurazione sanitaria volontaria ha rappresentato in Italia complessivamente il 24,5% della spesa sanitaria totale, una quota superiore del 30% rispetto alla media UE del 18,9%. Questo quanto emerge dal rapporto Ocse “State of Health in the EU”.

Anche la distribuzione della spesa diretta per destinazione specifica si discostava significativamente dalla media UE. In particolare, il 45% della spesa diretta totale in Italia è finalizzato all’assistenza medica ambulatoriale. Pur considerando che nel conteggio sono comprese anche le cure odontoiatriche, il valore rimane comunque nettamente superiore alla somma della quota media della spesa per assistenza ambulatoriale (20%) e cure odontoiatriche (10%) nell’UE. Anche i farmaci al dettaglio assorbono una quota superiore alla media della spesa diretta totale, attestandosi al 29%. Al contrario, l’assistenza residenziale e semiresidenziale e l’assistenza ospedaliera assorbono percentuali relativamente modeste della spesa diretta.Sebbene siano in vigore esenzioni per la co-partecipazione alla spesa sanitaria per determinati gruppi vulnerabili in tutte le regioni, la spesa diretta attraverso co-pagamenti (ticket) non è soggetta a un limite annuo per paziente. È tuttavia importante notare che solo una piccola parte della spesa diretta totale è attribuibile ai modesti ticket sanitari applicati alle visite specialistiche ambulatoriali prescritte dai medici di base, ai farmaci e ai servizi diagnostici prescritti. Più del 90% della spesa sanitaria diretta in Italia è legato a pagamenti diretti sostenuti per farmaci prescritti su ricetta bianca e per le visite ambulatoriali in regime privato, a cui si sottopongono i pazienti per ottenere un accesso più rapido alle cure, una delle spie dell’annoso problema riguardante le liste d’attesa.

Quanto agli altri risultati emersi dal rapporto, anticipati nelle scorse settimane da Quotidiano Sanità, nel 2022 la speranza di vita alla nascita in Italia, pari a 83,0 anni, è risultata la terza più elevata dell’UE. Questo valore ha denotato una parziale ripresa rispetto al calo significativo del 2020, anche se è rimasto inferiore di sei mesi rispetto al livello pre-pandemia. Sebbene al Covid sia riconducibile più del 10% di tutti i decessi in Italia nel 2020, le malattie cardiovascolari e i tumori sono rimasti le principali cause di morte e sono stati responsabili di oltre la metà dei decessi totali. Dopo il picco del 2020, la mortalità in eccesso è rimasta stabile a un livello del 10% circa rispetto al livello pre-pandemia, con un leggero aumento nel 2022, nonostante un notevole calo del numero di decessi per Covid confermati.

Circa un terzo di tutti i decessi in Italia può essere attribuito a fattori di rischio comportamentali. Il tasso di tabagismo tra gli adulti, che aveva registrato un calo graduale ma costante nel decennio precedente la pandemia, è risalito di oltre un punto percentuale tra il 2019 e il 2022. I tassi di obesità rimangono relativamente bassi, ma l’elevata prevalenza di inattività fisica sia tra gli adulti che tra i bambini acuisce il rischio di una maggiore diffusione dell’obesità in futuro. Una nota positiva è il fatto che il consumo di alcolici e il consumo abituale elevato di alcolici tra gli italiani sono molto meno diffusi che nella maggior parte degli altri paesi dell’UE.

Nonostante il grave impatto sulla mortalità della pandemia, nel 2020 l’Italia ha registrato uno dei tassi di mortalità per cause prevenibili più bassi dell’UE. L’Italia inoltre vanta tassi relativamente esigui di ricoveri ospedalieri evitabili, che sono segno di una gestione efficace delle patologie croniche in ambito ambulatoriale, sebbene vi siano differenze notevoli tra le regioni. Come nella maggior parte degli altri paesi, le restrizioni imposte dal Covid nel 2020 hanno determinato un significativo calo dei tassi di screening dei tumori e un conseguente accumulo di procedure diagnostiche rimaste in arretrato.

Nel 2021, l’Italia era in linea con la media UE per densità di medici e al di sotto di essa per densità di infermieri. Sebbene il rapporto medici/abitanti in Italia sia aumentato negli ultimi anni, diverse regioni registrano carenze, soprattutto di medici di medicina generale. La popolazione medica italiana è tra le più anziane dell’UE e si teme che l’attuale pipeline del sistema di formazione del personale sanitario possa avere difficoltà a compensare la prevista riduzione dovuta ai pensionamenti. In risposta a tale problema, il governo ha intrapreso un’azione decisiva per risolvere le carenze di capacità del sistema di formazione del personale medico, anche tramite il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Il peso dei disturbi di salute mentale in Italia è paragonabile alla media UE: si stima che circa una persona su sei abbia sofferto di un disturbo mentale nel 2019. Mentre una percentuale significativamente maggiore di donne italiane ha riferito di soffrire di depressione, le disparità legate al reddito nella prevalenza della depressione tra gli italiani sono le più ridotte in tutta l’UE. L’assistenza sanitaria mentale è organizzata a livello locale dai dipartimenti di salute mentale, che coordinano la fornitura di servizi attraverso una struttura a livelli che comprende l’assistenza primaria, l’assistenza sanitaria mentale ambulatoriale e ospedaliera. Come in altri Paesi, il suicidio è più diffuso tra gli uomini, ma il tasso di suicidi in Italia rimane costantemente tra i più bassi dell’UE.

Giovanni Rodriquez

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