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“Nessi e connessi”

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Annalisa Corrado, Rossella Muroni, Nessi e connessi, recensione di Alessandro Castellari, docente, Bologna

Il Saggiatore, 2023

Fin da subito è chiara l’impostazione di questo saggio: i governi, i potenti della Terra, le multinazionali devono svolgere un ruolo fondamentale per cambiare questo modello economico, ma ciascuno di noi è indispensabile per combattere i mutamenti climatici, l’inquinamento, i conflitti armati che ne conseguono, superando il disincanto e la sfiducia: “una ricchezza di persone che hanno voglia di fare, di mettersi in gioco”, come ha detto Chiara Saraceno. Questo è dunque un libro che connette problemi e soluzioni attraverso le buone pratiche di vita  delle persone, che stabilisce i nessi che legano fenomeni concreti alle grandi questioni ambientali.

Per comprendere tali nessi Annalisa Corrado e Rossella Muroni ci propongono alcune vicende.

Nel circolo polare artico della Russia siberiana le temperature vanno da -26 gradi in inverno a +10 gradi in estate. Nel 2016 si arriva a +35 gradi: un collasso climatico con migliaia di persone e di renne uccise dal carbonchio liberato dai ghiacci a causa del disgelo. Il riferimento al Covid-19 diventa evidente e, in una dimensione circolare del problema, tutto tiene: temperature impazzite, inquinamento atmosferico, allevamenti intensivi, proliferazione di “superbatteri” resistenti agli antibiotici.

A nordovest di Calcutta si estende un sottosuolo ricco di oro, di rame, di uranio e soprattutto di carbone. Negli anni settanta la Bharat Coking Coal decide di aumentare la produttività del sito trasformandolo in una miniera a cielo aperto. Le bocche di fuoco rendono l’aria scura e irrespirabile e il suolo bollente. Alle soglie di questo inferno vivono centinaia di migliaia di persone… Si tratta di un modello di sviluppo insostenibile dal punto di vista umano ed ambientale. Da quegli anni di sono moltiplicate le guerre per i combustibili fossili e le dittature dei signori del petrolio. E non basta: l’aumento delle temperature medie (ora sopra gli 1,5 gradi rispetto a quelle dell’età preindustriale) scatena conflitti e migrazioni massicce come quelle attorno al lago Ciad, le cui acque preziose nel giro di 60 anni si sono ridotte del 90%.

In Italia ogni 24 ore viene consumata, ovvero impermeabilizzata, una porzione di suolo pari a circa 30 campi di calcio e in un anno 4900 ettari, pari al territorio del comune di Bologna. E siamo l’unico paese europeo senza un piano, mentre crescono le periferie diffuse come quelle delle “città continue” di Italo Calvino. Il suolo invece è un “bene comune” indispensabile alla nostra vita, come l’acqua e l’aria, per la sua capacità di regolare i flussi idrici, di catturare la CO2, di conservare la biodiversità. Qui un bell’esempio di coraggiosa salvaguardia del suolo ce l’ha offerto alle porte di Bologna la sindaca di San Lazzaro Isabella Conti che ha impedito un’operazione immobiliare di 300 milioni di euro (582 alloggi e svariate attività commerciali su un’area di 286 mila metri quadrati) in località Idice.

E che dire della catena di montaggio che porta il cibo dal campo alla nostra mensa? Una catena lucrosa che si può fondare spesso sul lavoro semischiavistico, sull’impoverimento dei terreni agricoli, sull’abuso di prodotti disinfestanti, sulla crescita delle emissioni serra, sull’enorme aumento della plastica attraverso il packaging. Si è calcolato che negli oceani ogni minuto si riversa un intero tir di rifiuti plastici.

Di fronte a tutto ciò occorre la rivoluzione gentile dell’economia circolare. L’economia lineare produzione-consumo-smaltimento non è più una opzione praticabile. Ora è il tempo di riutilizzare, aggiustare, riciclare. Nell’economia circolare i territori, le comunità, i cittadini sono protagonisti. Già esistono alcune amministrazioni e tante imprese che guardano a un futuro sostenibile per esempio nel campo vitivinicolo, nella metabolizzazione dei rifiuti organici, nella produzione della bioplastica.

Chi legge dunque questo saggio può essere indignato e preoccupato, ma può anche valutare con speranza ciò di cui vive l’economia circolare. E poi tutto il libro è meravigliosamente percorso da un uccellino, il colibrì. Narra un’antica fiaba africana che un piccolo colibrì volava avanti e indietro per spegnere un incendio trasportando ogni volta una goccia nel suo becco. Agli altri animali che fuggivano e lo deridevano diceva: “Intanto faccio la mia parte”. La morale di questa fiaba è che, come il colibrì, ciascuno di noi faccia la sua parte. Come? Anche con piccoli gesti, come ci viene proposto nell’ultima sezione del libro, “Gocce di colibrì”: fare acquisti ogni giorno valutando la qualità delle materie prime e scegliendo packaging ridotti e sostenibili; usare la bicicletta in città e fare percorsi cicloturistici in su e in giù per l’Italia alla scoperta delle sue bellezze; muoversi a piedi favorendo l’incontro con gli altri e godendoci squarci di bellezza urbana che solo la lentezza può cogliere.

Alessandro Castellari

3 luglio 2024

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