
PRETI NELLA TEMPESTA nella resistenza dei cattolici (Gazzetta di Modena Beppe Manni 2 X 24)
DON ELIO MONARI il cappellano dei partigiani
Ottanta anni fa il 16 luglio del 1944 veniva assassinato dai tedeschi e dai fascisti don Elio Monari prete modenese. Era nato a Spilamberto il 25 ottobre del 1913 figlio di mezzadri. Fu ordinato sacerdote nel 1936. Laureatosi in lettere insegnò in seminario e diventò assistente della GIAC Gioventù Italiana di Azione Cattolica. Era il 1938. Furono anni di intenso lavoro per la formazione dei giovani in tutta la diocesi. Nasceva una preziosa rete di amicizie e collaborazione tra laici e preti che sarà la base per il suo futuro impegno sociale e politico. Incombeva la tragedia.
Dopo l’8 settembre del 1943 l’esercito tedesco occupò gran parte dell’Italia. Migliaia di soldati allo sbando cercavano di tornare a casa, la gran parte si era rifiutata di combattere con i tedeschi e di aderire alla nuova repubblica fascista (RSI): uccisi, rinchiusi nei lager; chi fuggì in montagna formò i primi nuclei di resistenza partigiana. I fascisti e i tedeschi davano la caccia ai renitenti alla leva, agli ebrei, ai militari inglesi fuggiti dal campo di concentramento di Fossoli. Un tempo di paura: bombardamenti, rastrellamenti, fucilazioni, fuga dalla città.
Il 10 luglio del 1943 gli alleati sbarcano in Sicilia e il 6 giugno del 1944 in Normandia; dal 17 giugno al primo agosto del 1944 si realizza la Repubblica di Montefiorino che comprende otto comuni della montagna.
Don Elio non sta a guardare aiuta molti dei suoi giovani di Azione Cattolica, ma anche tutti quelli che hanno bisogno di lui. Con coraggio, originalità e ‘imprudenza’ sempre in giro vestito da prete, sulla sua bicicletta e una moto Guzzi.
Un anno di intensissimo e generoso impegno raccontato in un libro appena uscito di don Angelo Belloni che raccoglie testimonianze di amici, sacerdoti, compagni di lotta in montagna, lettere autografe: “Don Elio Monari: o è un pazzo o un santo” è il titolo. Fu infatti un uomo coraggioso che in nome della sua fede e della coscienza civile salvò non solo ‘le anime’ ma centinaia di vite: giovani renitenti, ebrei, militari inglesi, partigiani prigionieri. Attraverso una fittissima rete di collaboratori laici. E tanti preti: ne vengono ricordati almeno trenta che collaborarono all’azione del ‘prete ribelle’ come veniva chiamato. Si ricordano di lui operazioni coraggiose e originali. Alfeo Marchesini, un partigiano ferito destinato alla fucilazione, era prigioniero all’ospedale militare di San Paolo, Don Elio entra per offrirgli i conforti religiosi, indossa una doppia veste talare, una la dà al prigioniero e per due porte diverse aiutati dalle suore ‘i due sacerdoti” fuggono.
I ricercati erano accompagnati in Svizzera, oltre gli Appennini per raggiungere gli alleati o rifugi sicuri in Vaticano e nei conventi attraverso canali nazionali.
Nel marzo del ’44 don Monari con un doppio mandato di cattura dei fascisti e dei tedeschi si rifugiò in montagna. Interviene spesso per evitare esecuzioni sommarie e violenze inutili. Per assistere i condannati a morte, per scambio di prigionieri. Fu un uomo eccezionale che osò nella violenza della guerra parlare di pietà, non violenza, perdono, riconciliazione e mediazione: aveva una visione di una politica nuova di ispirazione cristiana. Il 29 giugno durante la messa di SS Pietro e Paolo invita i combattenti ad usare la giustizia e la misericordia e denuncia crudeltà e saccheggi. Schegge impazzite in nome della lotta partigiana commettevano rapine crimini. Ricordiamo ad esempio l’uccisione di Rolando Rivi e di don Luigi Lenzini. Quando i partigiani conquistano la Rocca di Montefiorino catturano anche alcuni militari fascisti, hanno poco più di 16/17 anni. Sono condannati alla fucilazione, don Luigi è il nuovo nome di don Elio, li convince a lasciarli andare liberi, vestiti da lui con pochi stracci e li indirizza a Sassuolo da sua madre che li accoglie li sfama e li riveste.
Fu catturato a Piandelagotti il 4 luglio mentre assisteva un tedesco ferito. Fu ucciso a Firenze dalla Banda Carità il 16 dopo sevizie e torture, insieme ad altri 16 giovani partigiani tra i quali il suo carissimo amico Feliciani. Solo nel 1956 fu scoperta la fossa comune dove erano stati sepolti. Oggi riposa nella chiesa di Rifredi a Firenze.
In questi giorni se ne è fatta memoria con libri, eventi, messe.
Con don Mario Rocchi e don Tardini aveva un sogno: la Città dei Ragazzi a Modena realizzato nel 1947 anche con l’aiuto finanziario di ufficiali inglesi salvati da loro insieme al maggiore Peter Lewis che aveva raccontato della sua liberazione su un giornale Londinese.
Un degno monumento a don Elio: eroe, medaglia d’oro, martire, testimone di fede e di virtù civili.
LA RETE di preti e laici, uomini e donne
Don Elio Monari come abbiamo raccontato, si era costruita una fitta rete di collaboratori laici come Focherini, Moreali, Feltri, Feliciani e Ermanno Gorrieri (detto Claudio) con Luigi Paganelli (detto Lino) comandanti partigiani della Brigata Italia, attivi nella creazione della Repubblica partigiana di Montefiorino. In Città la rete aveva alcuni punti di riferimento; le parrocchie di San Pietro e San Biagio, il Paradisino in via Cavour, il seminario, l’Azione Cattolica.
Dei 300 preti modenesi solo alcuni erano simpatizzanti per il regime fascista compreso il vescovo Boccoleri che aveva minacciato di sospensione a divinis don Elio Monari se non ‘smetteva’ di fare il cappellano dei partigiani. Dopo la guerra si ricrederà e avrà altre parole nei confronti del suo prete martire. Il vescovo di Carpi Dalla Zuanna invece si era maggiormente esposto in difesa dei partigiani e dei prigionieri di tutte le parti politiche. Il 20 novembre del ’44 salvò dalla fucilazione 60 cittadini di Soliera rastrellati dai fascisti in attesa di fucilazione. Difese fino all’ultimo l’0pera di don Zeno e di sua sorella Mamma Nina. Almeno 120 sacerdoti più o meno direttamente si impegnarono nella resistenza e si contrapposero alla repubblica fascista. Furono anch’essi partigiani in quanto presero ‘parte’ per salvare un migliaio di giovani ricercati, ebrei, inglesi dalle polizie tedesche e repubblichine,…
Ricordo i più conosciuti.
Don Pistoni originario di Monchio rettore del Seminario di Modena, nei locali dell’istituto stampava falsi documenti e in contatto con un funzionario della questura di Modena informava i ricercati sui movimenti della polizia. Lo fece anche per don Elio ormai scoperto per la delazione di un ‘amico’. Potrà così sottrarsi alla cattura scappando in montagna.
Don Zeno Saltini parroco di Roncole di Carpi, aveva fondato Nomadelfia dove raccoglieva intorno a ragazze chiamate ‘mamme di vocazione’ orfani e bambini poveri. Aiutò a fuggire dal campo di Fossoli, molti prigionieri destinati ai lager. Nel 1947 trasferì la sua ‘Città dei fratelli’ nel Campo di concentramento appena liberato. Aveva creato un’associazione di preti ‘Opera dei piccoli apostoli’ alla quale aderirono una quarantina di preti; si erano impegnati alla povertà, all’amicizia e all’accoglienza.
A Nonantola don Arrigo Beccari parroco di Rubbiara con l’aiuto del medico Moreali, dei preti del Seminario e dei cittadini del paese, nascose e fece fuggire i Svizzera un centinaio di ragazzi, ragazze ed assistenti ebrei, che si erano rifugiati a Villa Emma.
Don Mario Rocchi di Montefiorino grande amico di seminario di don Monari, insegnante inin seminario, assistente di Azione Cattolica e direttore dopo la guerra della Città dei Ragazzi progettata con don Elio e don Ennio Tardini anche kui insegnanteinsegante in seminario, nei tristi giorni della guerra.
Don Sante Bartolai parroco di Savoniero fu catturato e finì a Mautahusen in un lager nazista, ormai ridotto a 35 chili fu salvato dagli americani, come racconta nel suo libro ‘Da Fossoli a Mauthausen’. Don Mario Prandi a Fontanaluccia aveva allestito nella sua canonica la ‘Casa della carità’ un ospedale partigiano’. Anche don Mario Crovetti parroco di Roncoscaglia finì in un campo di concentramento tedesco. Molti altri sono i sacerdoti impegnati con donne e uomini in una resistenza morale e attiva: Don Marino Bergonzini presidente del Paradisino, Oddo Taccoli seminarista, Ferdinando Grillini cappellano a modena, don Nino Monari parroco di Massa Toano, don Costantino Bortolotti parroco di Lago di montefiorino, don Costantini, don Giovanni Boccaleoni parroco di Polinago, don alberto Zanaroli parroco di Farneta, don Carlo Berselli parroco di Sant’Anna, don Ercole Bertolani parroco di Montecreto, don antonio Magnoni rettore del collegio San Carlo a Montombraro, don iIvo Silingardi di Carpi e molti altri. Madre Imelde Ranucci con le suore francescane di Palagano, partecipa attivamente nascondendo ricercati nel convento.
Leggendo i documenti (diari e specialmente ‘La Repubblica di Montefiorino’ di Ermanno Giorrieri) si rimane ammirati dalla grande partecipazione dei preti di montagna alla Resistenza e dalla vitalità delle numerosissime parrocchie rette da parroci veri pastori amanti del loro popolo.
Sembrano applicare ante litteram l’affermazione di don Milani ‘l’obbedienza non è più una virtù’ rispondendo alla propria coscienza prima che alla legge degli uomini,
Comunisti e Cattolici DIVISI DOPO IL 1948
Durante il tragico biennio dopo la caduta del Fascismo, le forze migliori degli italiani si sono confederate per lottare contro il nazifascismo. Avevano superato le differenze ideologiche politiche e religiose per il ‘bene’ comune: veri patrioti. Nel CLN il comitato di liberazione nazionale, erano presenti liberali, socialisti, comunisti, cattolici, militari, intellettuali, operai e contadini, uomini e donne. Era una guerra civile carica di confusione con le contraddizioni e le tragedie che ogni guerra porta inevitabilmente con sé. Ma fu una lotta di tutto il popolo italiano. Molti preti e laici furono indirettamente o direttamente impegnati in nome del loro credo religioso (la carità) e dello spirito di giustizia. La figura centrale fu don Elio Monari intorno al quale si era tessuta una fitta rete di collaborazione. Don Zeno Saltini liberava con i suoi amici i prigionieri dal campo di Fossoli; a Nonantola don Beccari e il dott Moreali aiutati dai cittadini del paese, nascosero e fecero fuggire in Svizzera un centinaio di giovani ebrei braccati dai nazisti. Il seminario di Modena con il rettore don Pistoni era un centro dove si stampavano documenti ‘falsi’ con l’aiuto di un funzionario della questura di Modena. Altri parroci di montagna legati alla repubblica partigiano di Montefiorino erano punti preziosi di riferimento.
Poi dopo la guerra seguì un progressivo silenzio da parte dei cattolici. Solo con imbarazzo venivano ricordate queste eroiche figure di preti, uomini e donne, e il loro sacrificio fino alla prigionia, alla tortura e alla morte. Nè in seminario a Nonantola che aveva attivamente partecipato a salvare i ragazzi di Villa Emma, né in seminario Maggiore di Modena (dove sono stato per molti anni) importante centro di collegamento, ho mai sentito parlare di questi gloriosi avvenimenti.
Finita la guerra le forze che avevano partecipato alla liberazione dell’Italia scrissero ‘insieme’ la Costituzione ma subito dopo alle elezioni del 1948 ci fu uno scontro frontale tra cattolici appoggiati dalla chiesa, dalla Democrazia Cristiana e dagli Americani che occupavano manu militari l’Italia; e le sinistre aggregate nel Fronte democratico popolare con i comunisti e i socialisti che raccoglievano gli operai e molti intellettuali di sinistra che facevano riferimento alla Russia di Stalin. Minacce, accuse, ricatti vicendevoli. Scomunica ai comunisti da parte del Papa Pacelli.
Don Zeno fu accusato di essere comunista, immorale e finanziariamente insolvente…: il democristiano Scelba e il Vaticano fecero chiudere Nomadelfia.
In questo clima i cristiani che avevano partecipato alla resistenza con Ermanno Gorrieri e Paganelli fondatori della Repubblica di Montefiorino si ritirano in seconda linea quasi paurosi di essere tacciati come comunisti, lasciando spazio e voce purtroppo solo ad un anticomunismo viscerale che vide la fuga dalle chiese della ‘classe’ operaia che solo molti anni dopo attraverso una intelligenza (rara) dei tre sindacati Cgil, Cisl, Uil trovarono alleanze per la difesa di ‘tutti’ i lavoratori. La Resistenza divenne sempre più un patrimonio del PCI e delle sinistre. Una prova drammatica fu ed è il 25 aprile festa della Liberazione, che doveva essere una festa di tutti, disertata dalle forze politiche di destra e dai loro rappresentanti politici al governo. E dai cattolici. Raramente erano presenti alle manifestazioni. Un prete modenese don Nino Monari in silenzio e ostinatamente partecipava alla sfilata tra la meraviglia scandalizzata della chiesa. Testimonianza silenziosa e denuncia ufficiale di un’occasione perduta.
Questo peccato originale non ancora sanato, è la radice che ha diviso l’Italia non in nome di ideali e programmi ma di ideologie contrapposte che movimenti nati dal Concilio e dalla rivoluzione culturale degli anni 70 come ‘Cristiani per il socialismo’ hanno cercato di superare. Una chiarificazione e riconciliazione storica condivisa potrà giovare alla nostra patria.
Bibliografia
AA.VV., La Città dei Ragazzi di Modena. Don Mario Rocchi e un sogno lungo 70 anni, Edizioni Artestampa, Modena 2016.
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