
Il 20% di cittadini non riceve inviti a screenings
Francesco Demofonti, DIRE
Gli screening preventivi sono uno strumento essenziale per la tutela della salute pubblica e il rafforzamento del Servizio sanitario nazionale. Identificare precocemente malattie come il cancro, le patologie cardiovascolari e altre condizioni croniche permette non solo di salvare vite, ma anche di ridurre significativamente i costi associati alle cure avanzate. Promuovere e incentivare gli screening tra la popolazione, specialmente nelle fasce di età e nei gruppi più a rischio, contribuisce, dunque, a migliorare la qualità della vita e ad alleggerire il carico sui sistemi di cura, favorendo un Ssn più efficiente e sostenibile. Eppure, il Barometro del Patient Engagement dipinge un quadro a tinte chiaroscure proprio nell’ambito degli esami preventivi: dalla prima indagine nazionale sulla percezione del coinvolgimento attivo degli italiani nel proprio percorso di cura emerge infatti che il 20% degli italiani non riceve alcun invito a fare screening. Non è tutto: dei cittadini che vengono coinvolti, 1 su 3 ha difficoltà a partecipare i controlli e 1 su 5 rinuncia alla prevenzione a causa di orari incompatibili, liste d’attesa e difficoltà logistiche del nostro Servizio sanitario nazionale. Sono inoltre solo 6 su 10 quelli che vengono messi in condizione di portare a termine i controlli di prevenzione.
“Il quadro che viene delineato dai tanti dati che abbiamo raccolto con i questionari sottoposti ad un campione di circa 3mila cittadini in tutte le regioni- è quello di una sanità costantemente sollecitata ma che si preoccupa poco di coinvolgere i cittadini, di ascoltare le loro esigenze e di prendere in considerazione le loro proposte di miglioramento. Prescrive visite ed esami, suggerisce screening, ma poi in molti casi abbandona il paziente a sé stesso senza metterlo in condizione di seguire quelle indicazioni”.
Nella ricerca spicca l’87% dei cittadini che afferma di non essere mai stato coinvolto in indagini sulla qualità del servizio di ospedali o di strutture sanitarie o in gruppi di lavoro specifici per progettare e migliorare tali servizi. Questo, a fronte di un 35% che ha trovato difficile o molto difficile prenotare esami o visite. E anche a livello di singoli professionisti sanitari si rispecchia questa mancanza di partecipazione con il 22% dei pazienti che dichiara di non venire mai coinvolto dal proprio medico nelle decisioni sulla propria salute e un 40% che viene coinvolto saltuariamente, nonostante da parte di quasi tutti i cittadini ci sia il desiderio di partecipare ed essere ingaggiato nelle scelte pur rispettando le scelte effettuate dai camici bianchi.
“Coinvolgere i pazienti non è solo una questione etica, ma è fondamentale per l’efficienza del sistema sanitario. Quando i pazienti sono informati, educati e coinvolti attivamente nelle decisioni terapeutiche, il tasso di adesione alle terapie e il rispetto delle prescrizioni migliorano sensibilmente riducendo ricoveri e accessi al pronto soccorso.
“Le difficoltà organizzative segnalate dall’indagine, così come la gestione del tempo e gli impegni personali evidenziano la necessità di rivedere i modelli di erogazione degli screening prevedendo la possibilità di organizzare appuntamenti flessibili in luoghi prossimi al domicilio o al lavoro della popolazione target, promuovere campagne informative più efficaci e assicurare una comunicazione diretta con gli utenti per migliorare la partecipazione. Ascoltare, per chi deve elaborare strategie di governo dell’offerta sanitaria- le parole del consigliere d’amministrazione dell’Aifa e direttore del Dipartimento Salute della Regione Puglia, Vito Montanaro– significa avere un canale sempre aperto con i cittadini e coinvolgere nei tavoli tecnici i rappresentanti delle associazioni di pazienti. Informare, nel Terzo Millennio, vuol dire utilizzare anche web, social e tutti gli strumenti che l’evoluzione del digitale mette a nostra disposizione.
“Tre azioni per coinvolgere meglio i pazienti nella sanità: primo, un’azione di educazione sanitaria nei confronti del grande pubblico, che trasmetta in modo coinvolgente, attraverso la scuola e i canali dell’informazione, processi, dubbi, successi e fallimenti della scienza. Secondo, un potenziamento della preparazione sul Patient Engagement alla Facoltà di Medicina e Chirurgia e Infermieristica e una formazione continua degli operatori sanitari. Terzo, l’assunzione di una prospettiva ‘di complessità’ da parte di tutti gli agenti coinvolti, i quali siano consapevoli che il valore aggiunto del sistema viene dall’interazione delle sue componenti ancora prima che dal contributo delle sue componenti prese singolarmente”.