
LE CAMPANE DI NAGASAKI di Takashi Paolo Nagai
a cura di Marina Cagossi, bibliofila
“ Ho dato fondo a tutto quello che possedevo ed ora eccomi qui: un vinto. Ma non sono da compiangere come forse voi credete. Oggi, il mio stato d’animo è simile alla chiarità della luna quando riappare nel cielo dopo una tempesta. La guerra è perduta, ma io non ho né rimorsi né rimpianti”. Pochi eventi hanno segnato in maniera così determinante il corso delle vicende umane: uno di questi è avvenuto la mattina del 9 agosto 1945, ore 11.02.
Un enorme aereo americano, un B.29, sganciò una bomba nucleare sulla ridente pianura di Urakami, vicinissimo a Nagasaki. I risultati sono numeri scolpiti nella storia: quasi 100.000 morti dei quali 40.000 allo scoppio della bomba a 470 metri di altezza, la temperatura al suolo raggiunse 9.000 gradi e l’onda d’urto viaggio a 2000 metri al secondo: una devastazione totale.
Nonostante il monito della bomba atomica, i rumori della guerra rimbombano assordanti : con la minaccia atomica, la scelta finale che un singolo uomo potrebbe fare schiacciando il famoso “bottone”, sarebbe la totale estinzione del genere umano.
Nagai è un sopravvissuto a questa straziante e terribile avvenimento. Si salvò perché al momento dell’esplosione si trovava nel reparto di radiologia, schermato proprio contro le radiazioni. La sua esperienza è tremenda.
Leggere le pagine, nelle quali descrive il momento in cui hanno “ avuto sulla pelle” gli effetti della bomba , è agghiacciante: è impossibile mantenere il respiro normale senza il groppo in gola; un malessere terribile, di colpo, sovrasta e pervade in maniera totale il lettore, colpito lui stesso dall’onda d’urto della bomba.
La cosa più sorprendente è la positività e la forza di aiutare il prossimo e di non lasciarsi abbattere, l’umanità che Nagai e i sopravvissuti, appena dopo lo sgancio della bomba ebbero, nell’aiutare e soccorrere chiunque avesse bisogno.
Nessuna recriminazione, nessun pathos contro il nemico, Solo amore per il prossimo.
Nonostante la drammaticità della testimonianza lasciataci dall’autore, LE CAMPANE DI NAGASAKI è un libro di resurrezione, con una visione sul futuro dell’uomo così forte che lascia interdetto il lettore ancora oggi a distanza di settantanni.
E’ un libro che tutti dovrebbero leggere, soprattutto i giovani e le nuove generazioni, perché abbiano la possibilità di decidere il loro futuro, per evitare che azioni sconsiderate possano distruggere ogni cosa, perché , come ricordava Primo Levi “ chi dimentica il proprio passato è condannato a riviverlo”.
E perché nessuna bomba atomica mai più possa distruggere le nostre vite e le nostre coscienze.
Takashi Paolo Nagai (1908-1951) è stato un medico radiologo giapponese convertitosi al cattolicesimo.
Per 58 giorni dopo lo sgancio dell’atomica su Nagasaki si dedicò a curare le vittime della bomba. Colpito gravemente da leucemia si trasferì nel centro di Urakami nel punto dove esplose la bomba, in una piccola capanna nella quale rimase con i due figli superstiti (la adorata moglie Midori era stata carbonizzata all’istante dall’esplosione della bomba) e in questo piccolo rifugio trascorse i suoi ultimi anni di preghiera e contemplazione.
La sua successiva vita di preghiera e di servizio gli ha fatto ottenere il soprannome di “Santo di Urakami”.