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COP 29: come peggiorare la crisi climatica

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COP 29: come peggiorare la crisi climatica

Silvia Ribeiro

04 Dicembre 2024


unsplash.com

Mentre i disastri climatici avanzano in tutto il mondo, le decisioni di più alto profilo prese alla 29esima Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP29) questo novembre a Baku, in Azerbaigian, peggioreranno le cose.

La prima di queste decisioni sbagliate è stata l’approvazione di un nuovo quadro per i mercati del carbonio. La seconda, imposta senza consenso all’ultimo momento della conferenza, ha previsto un obiettivo di finanziamento molto scarso per sostenere i paesi del Sud del mondo nell’affrontare la crisi.

È paradossale che un organismo delle Nazioni Unite decida di dare nuova vita ai mercati del carbonio, un’invenzione che si è rivelata dannosa e inutile nella lotta ai cambiamenti climatici e il cui valore è crollato lo scorso anno, dopo la scoperta di molteplici frodi e violazioni dei diritti umani in queste operazioni.

Un articolo apparso sulla rivista scientifica Nature del 14 novembre 2024 ha mostrato che meno del 16% dei mercati del carbonio e dei progetti di compensazione hanno avuto un impatto sulla riduzione effettiva delle emissioni di gas serra. Lo studio si è basato sull’analisi di 2.436 progetti di questo tipo. Hanno scoperto, ad esempio, che i progetti di piantagione e gestione forestale non hanno avuto alcun effetto aggiuntivo sul ruolo che le foreste già svolgevano nel controllo del cambiamento climatico, ma alcuni di essi, come REDD+, hanno avuto impatti sociali negativi (Probst, B.S. et al, Nature Communications 15, 9562, 2024, Systematic assessment of the achieved emission reductions of carbon crediting projects).

Di quel piccolo 16% di progetti che hanno avuto qualche effetto sulla riduzione delle emissioni legate al cambiamento climatico, l’11% riguardava miglioramenti ai fornelli delle cucine rurali, il 16% riguardava l’eliminazione del gas SF6 e il 68% l’eliminazione dell’uso di clorofluorocarburi (HFC), utilizzati nella refrigerazione e che causano il buco dello strato di ozono. Questi tre elementi non sono scambi di crediti di carbonio, ma pagamenti per smettere di utilizzare determinati elementi. Ciò dimostra che quasi tutti i crediti di carbonio scambiati non sono serviti a nulla, se non a creare un business per aziende e agenti di mercato speculativi, ma in nessun modo a contrastare il cambiamento climatico. Al contrario, poiché questi crediti vengono acquistati da aziende altamente inquinanti per far sembrare che stiano riducendo le loro emissioni di carbonio anche se continuano ad aumentarle, in realtà si tratta di un meccanismo che peggiora il cambiamento climatico.

Negli ultimi due anni sono emersi diversi scandali riguardanti gli inganni dei più grandi certificatori di crediti di carbonio, come la società Verra, che opera anche in Messico. Da un’indagine del quotidiano The Guardian è emerso che il 94% dei crediti certificati da Verra erano “fantasmi”, cioè inventati con metodi di misurazione esagerati per generare crediti di carbonio che in realtà non esistono (https://tinyurl.com/49z5z7x8).

Come se ciò non bastasse, in molte delle comunità in cui sono stati realizzati questi progetti, sono stati confermati tutti i tipi di violazioni dei diritti umani, dall’appropriazione della gestione territoriale da parte di ONG e aziende, allo stupro sessuale e allo sfollamento delle comunità. Una mappa globale dei progetti di compensazione del carbonio mostra che ci sono abusi contro le comunità indigene nel 72% di questi progetti (https://etcgroup.org/es/content/stop-carbon-offsetting-now).

Gli standard accettati alla COP29 rientrano nell’articolo 6 dell’Accordo di Parigi della convenzione sui cambiamenti climatici (UNFCCC), che consente ai paesi di “cooperare” per ridurre le emissioni. Ad esempio, trasferire o vendere i crediti di carbonio ottenuti per ridurre le emissioni di un Paese del Sud ad altri del Nord o ad aziende, in modo che queste ultime segnalino meno emissioni di quelle che realmente hanno.

Nonostante i ripetuti scandali di frode e gli avvertimenti secondo cui il mercato del carbonio è dannoso per il cambiamento climatico, è stato approvato uno standard molto vago e lassista per il suo funzionamento, presentato dall’Organismo di Vigilanza all’articolo 6.4. Ciò include le cosiddette “rimozioni” di carbonio, modi di catturare e immagazzinare il carbonio una volta emesso nell’atmosfera. Ciò non impedisce ai gas serra di continuare ad essere emessi e ad aumentare, creando solo un business per le aziende tecnologiche di geoingegneria che affermano, senza prove, di essere in grado di catturare e immagazzinare permanentemente i gas dopo che sono stati emessi, il che è un errore enorme e un rischio ambientale e climatico (https://tinyurl.com/2rjeysr6).

Infine, le multinazionali e i paesi del Nord del mondo, principali responsabili del cambiamento climatico, hanno imposto un obiettivo finanziario assurdo ai paesi del Sud per far fronte alla crisi climatica di cui soffrono, ma non sono state loro a provocarla. I paesi del Sud hanno dichiarato di aver bisogno di un minimo di 1.300 miliardi di dollari all’anno in finanziamenti pubblici e prevedibili, ma la cifra imposta è di 300 miliardi, che possono essere finanziamenti privati, come i mercati del carbonio. In altre parole, questi finanziamenti possono addirittura peggiorare la crisi, invece di contribuire ad affrontarla. Per dare un’idea della sproporzione: uno studio pubblicato su Nature nel 2023 stima che i danni dovuti ai cambiamenti climatici per i Paesi del Sud raggiungeranno i 170 miliardi di dollari nel 2050 (https://tinyurl.com/ympsmwwf).


Pubblicato su La Jornada

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