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Antibiotico-resistenza: mortalità fino a 40% negli ospedali italiani

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Antibiotico-resistenza: mortalità fino a 40% negli ospedali italiani

Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali, Infettivologia Redazione DottNet | 13/02/2025 16:03

Su circa mille pazienti colpiti da infezione grave dovuta a batteri gram negativi in 40 ospedali italiani, la mortalità a 30 giorni risulta in media del 17,6% e per alcuni batteri arriva al 40%

Arriva una fotografia precisa che registra con precisione a livello nazionale la correlazione dei decessi con singoli batteri resistenti agli antibiotici. C’è riuscita la nuova piattaforma Resistimit della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali. E i dati sono allarmanti.  Analizzando in un solo anno un migliaio di pazienti colpiti da gravi infezioni gram negative in 45 ospedali è emersa una mortalità media del 17,6 per cento a trenta giorni. Che sale però spaventosamente al 22-23 per cento per batteri come la Klebsiella Pneumoniae, fino a quasi raddoppiare addirittura per altri due patogeni. 

I focolai d’infezione più comune sono i tratti urinario e respiratorio, l’addome, i dispositivi intravascolari.

I pazienti hanno in media 71 anni; nel 20 per cento dei casi sono ricoverati in terapia intensiva. E frequentemente sono malati di tumore o hanno subito un trapianto. Qualcosa si può dunque fare – ritengono gli esperti – in particolare garantendo tutti l’accesso ai nuovi farmaci in grado di salvare la vita a questi pazienti. E perciò hanno lanciato un appello alla politica con cui il SIMIT lavora nell’Intergruppo Parlamentare per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie Infettive e Tropicali. Consapevolezza dei rischi da condividere anche con i colleghi, medici di base e ospedalieri. Sono infatti cruciali le prime 48 ore, quando una terapia inappropriata causa un aumento di mortalità. «Il lavoro avviato con Resistimit ha consentito di analizzare circa mille pazienti, ricoverati in oltre 40 ospedali italiani di tutta Italia, colpiti da infezione grave da batteri gram negativi. Globalmente la mortalità a 30 giorni è risultata pari al 17.6%, ma con importanti variazioni a seconda della specie batterica causa dell’infezione.  Per alcuni batteri resistenti come Klebsiella pneumoniae (produttrice di KPC o NDM) la mortalità sale al 22-23%; si giunge a una mortalità del 37% per Acinetobacter baumannii e addirittura al 43% per Stenotrophomonas maltophilia. I focolai d’infezione più comuni sono il tratto urinario, l’addome, i dispositivi intravascolari e il tratto respiratorio. Dai dati preliminari emerge come le infezioni da microrganismi multiresistenti si associano a una terapia più spesso inappropriata nelle prime 48 ore, e ciò causa un aumento della mortalità. I pazienti considerati hanno un’età media di 71 anni e nel 20% dei casi risultano ricoverati nelle Unità di Terapia Intensiva. Molti sono affetti da neoplasia solida (il 27%) o da neoplasie ematologiche (9%); il 6.3% dei pazienti è stato sottoposto a trapianto d’organo . Stiamo portando avanti un lavoro cruciale, mirato a identificare i pazienti più vulnerabili e le condizioni che li espongono maggiormente al rischio.  Con Resistimit, per la prima volta un progetto fornisce una visione concreta dell’impatto devastante della resistenza agli antimicrobici. Comprendere fino in fondo le conseguenze sulla salute umana è il primo passo per costruire strategie efficaci di prevenzione. Ci rivolgiamo alle istituzioni per avviare una collaborazione virtuosa su diversi binari

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