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Ladri patentati

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Ladri patentati

Paolo Cacciari, Comune, 27 Febbraio 2025



Quando in alcune iniziative qualcuno spiega come e perché l’aria che respiriamo è stata messa in vendita dagli stati per essere usata dalle industrie come discarica, la gente stenta a crederci. Non solo ciò accade da anni, ma la bella trovata chiamata ETS (Emissions Trading System), pensata molti anni fa (Protocollo di Kyoto del 1997) e attuata in Europa dal 2005, frutto dell’ubriacatura ideologica neoliberista secondo cui i danni provocati dal mercato si risolverebbero con più mercato, è ammantata da buoni (falsi) propositi: spingere le imprese a diminuire le emissioni di gas climalteranti e incamerare quattrini per finanziare gli interventi pubblici per la transizione energetica. Ora, grazie a una ricerca di ECCO, un think tank indipendente italiano per il clima (eccoclimate.org), scopriamo che i proventi incamerati dai governi italiani dal 2014 al 2024 per la bella cifra 15,6 miliardi di euro tramite le aste delle autorizzazioni concesse alle imprese per l’emissione di CO2 in atmosfera sono stati impiegati in minima parte, solo il 9%, per finanziare interventi contro il cambiamento climatico. Tutti gli altri sono finiti alla rinfusa nel calderone delle casse dello stato. Ciò che avrebbe dovuto essere un meccanismo virtuoso capace di spingere le imprese a ridurre le emissioni si è rivelato una tassa regressiva sulla qualità dell’aria: tante più tonnellate di CO2 vengono sversate in atmosfera, tanto più ci guadagnano gli stati e i mercati finanziari speculativi con il carbon trading. Una tonnellata di CO2 (Future Emissioni di carbonio) viene oggi scambiata nelle borse specializzate 70,41euro (investing.com).

Insomma, oltre al danno, una beffa destinata a ripetersi. Con l’introduzione delle nuove norme europee, ETS2, si stima che dal 2027 vi sarà un ulteriore afflusso di proventi dalle aste di circa 40 miliardi di euro.

Perseverare sulla linea fallimentare dell’ecologia di mercato è il più grosso regalo che la “coalizione Ursula” può fare a Tramp e ai negazionisti della crisi climatica di casa nostra. Troppo facile per loro dimostrare che le stravaganti normative cap-and-trade del Green Deal sono inefficaci, se non persino svantaggiose. Mentre le semplici alternative basate sulla riduzione dei consumi energetici e di riconversione degli apparati produttivi, della mobilità e dell’edilizia attraverso precisi e progressivi limiti alle emissioni inquinanti misurate a “a camino” sarebbero più facili da applicare e tracciare tagliando le gambe al greenwashing e a quanti pensano di “guadagnare salvando la natura”. Un’equazione truffaldina.


Cos’è l’EU ETS? (da ECCO) L’EU ETS è il sistema europeo per lo scambio di quote di emissione di gas serra. Inizialmente applicato al settore elettrico e all’industria energivora, oggi coinvolge oltre 10.000 installazioni fisse in Europa (più di 1.000 in Italia). Con l’ultima revisione normativa, del 2023, il sistema si estende al settore aereo civile e navale (EU ETS1), e dal 2027, con un sistema parallelo, sarà esteso anche ai fornitori di carburanti e combustibili fossili per trasporti, edifici e imprese medio-piccole (EU ETS2). L’EU ETS dà un prezzo alle emissioni di CO₂, mediante l’attribuzione di ‘permessi’ ad emettere che diminuiscono nel tempo. L’equilibrio tra la domanda e l’offerta di questi permessi determina il prezzo della CO2.

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