
Le malattie respiratorie necessitano di nuove ricerche bloccate negli anni Sessanta dall’avvento degli antibiotici che oggi mostrano i loro limiti e la necessità di un approccio sistematico alla patologia infettiva che tenga conto dei fattori del clima patogeni e terapeutici che vanno rivisti alla luce dei profondi cambiamenti climatici e antropici in corso La domanda si pone e una risposta fredda, scientifica sarebbe utile oltre le campagne di Greta (lodevoli ma almeno in apparenza adolescenziali nel bene e nel male) e le contro-campagne di parte del mondo scientifico europeo che ha scritto all’Onu una lettera per chiedere un confronto tra le parti in causa. Forse sarebbe utile, rilanciare la ricerca fondamentale e applicata sul clima terrestre e il suo posizionamento nel clima cosmico da cui ad occhio e croce dipendiamo, come vediamo ogni giorno e notte che dipendono, più che dalle nostre bizze umane (che non mancano come ricorda l’anti-diplomatico). Così anche per i disastri climatici in corso (che colpiscono l’Europa da pochi anni mentre sono abituali in altre località asiatiche e americane), sarebbe bene indagare meglio quanto dipendono dalle nostre inquiete imprese umane, e quanto dall’attività solare e dal Clima dell’Oceano Cosmico in cui, piccolissimi come un pesciolino, siamo immersi. A tal proposito mentre ci arricchiamo di Pil da tutte le parti (chi più chi meno) vedo soffrire di povertà di mezzi l’Osservatorio astrosfisico della Crimea di recente attivo nell’ambito della XIII Conferenza Cosmos and Biosphere.Boris Valdimirky uno dei ricercatori dell’Osservatorio si chiedeva in proposito, se uno Space wheather prediction service può essere utile e se è possibile farlo. Crediamo che sia bene cominciare a lavorarci come si cominciano a fare previsioni biometeorologiche su iniziativa della Istituto di Biometeorologia del Cnr di Firenze. Valdimirky ha osservato come «the explosions in frequency of occurrence of the infarcts in different places depend on global magnetic storms». Anche l’emergenza di patologie da inquinamento urbano ci impone qualche riflessione. Vadym Berevzosky riporta dati impressionanti sulla incidenza di malattie nei bambini di Kiev in confronto con quelli delle montagne del Kirgikistan 7 malati in Kirgikistan contro oltre 700 bimbi malati a Kiev.La sfida è prima di tutto scientifica, per andare oltre il mantra garattinico del placebo termale, declassato pure quello ad acqua calda, talvolta fresca, con un pò di aria fritta, che ha messo in ombra la POTENZA TERAPEUTICA DEI CLIMI MARINI E MONTANI che debbono tornare a far parte dei LEA per i troppi asmatici allergici a inquinanti vari, che possono tornare alla vita attiva specie oggi che si può fare lo smart working, mandando i pazienti convalescenti di influenze, bronchiti,asma, tossi in montagne e territori di qualità abbandonati trasmutati in moderni centri clinico climatici termali sul modello di Briançon
Una nuova economia che riequilibri le aree sovraffollate e le aree remote marine e rurali montane pare possibile e doverosa, in attesa che la TRANSIZIONE ECOLOGICA RIDUCA L’IMPATTO AMBIENTALE NELLE AREE INDUSTRIALI E URBANE CRITICHE .A Prato si è insediata una comunità cinese che saggiamente già ci ha indicato la strada durante il COVID quando si è trasferita in massa sull’Abetone per sfuggire alle complicanze dei climi urbani invernali e assumendo a guida le storie del passato anche recenti che confermano come alcuni climi siano protettivi contro i virus e batteri (non solo la storica tubercolosi con le montagne incantate di Davos)
Vincenzo Valenzia e Luigi Campanella, Università di Roma La Sapienza