Vai al contenuto

La scienza della felicità e l’avvento della liberaltossicocrazia

Forse del mondo è rimasto un terreno vago ricoperto da immondezzai e il giardino pensile della reggia dal Gran Khan. Sono le nostre palpebre che li separano, ma non si sa quale è dentro e quale è fuori. (I. Calvino, Le città invisibili)

Nel 1913 lo psicologo del comportamento animale John B. Watson tenne una lezione alla Columbia University. In quella sede egli affermò: «Se la psicologia seguisse l’orientamento da me suggerito, l’educatore, il medico, il giurista e l’uomo d’affari sarebbero in grado di utilizzare i nostri dati sul piano pratico, non appena noi riusciamo a ottenerli per via sperimentale». Si tratta di una vera e propria offerta di complicità. Possiamo dunque fissare a quel giorno l’inizio del sogno di politici e commercianti di utilizzare il sapere scientifico per condizionare il comportamento di acquirenti e elettori. (Davies 2016)

Con un salto verso i tempi d’oggi possiamo trovare anche in sedi qualificate e prestigiose studi che confermano l’effetto calmante, rassicurante, motivante di un sorriso o di altri segnali pro-sociali, che trovano poi ampia risonanza nella manualistica “pop” (i titoli sarebbero tanti, ne cito alcuni: Emmons 2007, Lyubomirsky 2008, Seligman 2011, Waldinger 2010).

Senza bisogno di citare studi sistematici in doppio cieco, anche una contadina dell’ottocento avrebbe riconosciuto che è più gradevole entrare in un negozio trovando un salumiere sorridente. La contadina avrebbe anche aggiunto che, se il salumiere sorride troppo, probabilmente sta vendendo merce di scarsa qualità. Altrettanto probabilmente avrebbe concluso il discorso affermando che la decisione di tornare o meno in quel negozio non sarebbe dipesa dal sorriso del salumiere ma dal sapore del prosciutto. 

La scienza di oggi è anche in grado di dirci che, assaggiando il prosciutto in mezzo a persone sorridenti e fiduciose, qualche neurotrasmettitore amplificherebbe i segnali delle nostre papille gustative facendoci sembrare il prosciutto più buono. Non è successo forse a tanti bambini, di sostenere che i biscotti mangiati a casa della affettuosissima nonna erano più buoni di quelli mangiati a casa, per poi scoprire che erano esattamente della stessa marca? 

Gli studi neuroscientifici hanno mostrato anche come i volti sorridenti appaiono naturalmente più degni di fiducia di volti neutri o arrabbiati, e che somministrando ossitocina per via intranasale si riesce a incrementare il livello di fiducia riposto in alcune persone fino al punto da ignorare espressioni e azioni minacciose. Si è perfino scoperto per quali vie questo avviene: nell’amigdala, tra le cui funzioni c’è quella di avvisarci delle minacce ambientali, sono presenti molti recettori dell’ossitocina con funzione inibitoria. (Benedetti 2022)

Fin qui si parla di studi seri e rigorosi, che vanno a soddisfare la più che legittima curiosità rispetto al funzionamento di quel sistema estremamente complesso che è il sistema nervoso umano. Potremmo dire che si tratta di studi a prima vista più vicini alla ricerca di base che non alla ricerca applicata, anche se poi la tentazione di sfruttare quel sapere per conseguire vantaggi economici o elettorali arriva immediatamente.

Esplorando gli studi presenti nel database PubMed con la chiave “happiness” si nota che il numero di articoli, dopo una lentissima crescita a partire dagli anni settanta, è decuplicato tra il 2000 e il 2022, anno in cui si contano ben 2259 articoli indicizzati. La cosiddetta “psicologia positiva” ha indubbiamente influenzato e orientato il focus della ricerca, portando però a sostenere surrettiziamente presupposti non del tutto fondati. 

Il paradosso che si è venuto a creare è sostanzialmente riassumibile in questo modo: dapprima si constata che le persone “felici“ hanno condizioni di salute migliori e sono più resilienti, ignorando quale sia e se ci sia un nesso causale tra i due aspetti, poi si arriva a prescrivere la felicità per conseguire un migliore stato di salute. Come ha puntualmente osservato un medico di base canadese qualche anno fa:

Sofferenza, tristezza, solitudine, frustrazione: non sono forse tutte parti intrinseche della nostra esistenza? Al giorno d’oggi, sembra che non vogliamo né vedere né vivere questa sofferenza. Come se dovessimo essere completamente felici, a tutti i costi e in ogni momento. E dato che la “felicità” è a portata di mano, facilmente accessibile in pillole e raccomandata dai nostri medici, perché privarsene? La posologia è semplice: “Felicità”, 1 pillola da assumere quotidianamente per tutto il tempo in cui se ne sente il bisogno. Immagino la faccia del farmacista quando vede questa ricetta!

(Ladouceur 2019)

La scienza ufficiale ha accumulato negli anni una mole di dati sugli effetti del placebo perfino negli animali che lasciano stupefatti per la potenza e la precisione di questo effetto sia pur in presenza di ovvie limitazioni. La biologia del corpo umano e per estensione del mammifero descrive un network di sistemi intercorrelati in grado di influenzarsi reciprocamente. Affermare che vi sia  anche un potere guaritore della mente non è più una fantasia new age ma una realtà studiata dalla scienza ufficiale. Recenti studi hanno riscontrato una comunicazione inaspettata tra aree del cervello e modulazione infiammatoria per tramite il nervo vago (Pinkott 2025). Le nostre conoscenze su questi effetti, un tempo considerati paccottiglia sciamanica, sono in continuo aumento e ci dicono che il nostro positivismo ottocentesco va rivisto alla luce di quello che la scienza conosce oggi. (Benedetti 2022)

Possiamo affermare, in sintesi, che l’umanità ha sempre intuito che i contesti fisici e relazionali hanno effetti rilevanti sugli stati mentali di coloro che vi prendono parte. Oggi cominciamo a individuare anche le effettive vie neuroendocrine che rendono possibili questi effetti. La promessa di Watson, più di un secolo fa, aggiungeva fin da allora la possibilità di fare di più: utilizzare le scoperte della scienza per controllare e condizionare a proprio vantaggio il comportamento dei nostri simili.

Il Secolo neoliberista, grazie a una grande fioritura di sapere scientifico, ha portato la promessa di Watson alle più estreme conseguenze, seguendo una parabola non dissimile da quella che ha portato, in economia, dal baratto all’economia finanziaria. Secondo la sintesi di Marx (2015) il baratto consisteva nello scambiare merce per ottenere altra merce (M-M’), dopodiché si inizia a utilizzare il denaro come mezzo di scambio ovvero scambiare merce con denaro che servirà poi per acquistare altra merce (M-D-M). La logica del capitale sposta la punteggiatura di quest’ultima formula: si utilizza denaro per acquistare merce, (o meglio, mezzi di produzione), che servirà per ottenere altro denaro (D-M-D’). L’economia finanziaria segna la scomparsa della merce consentendo di utilizzare denaro per ottenere altro denaro (D-D’)

Possiamo anche parlare di una sorta di economia reale (da Res, ovvero basata su cose) degli stati mentali ed emotivi: contesti e comportamenti sono il frutto di condizioni concrete e hanno poi effetti sugli stati mentali delle persone coinvolte. Ad esempio: il salumiere sorride perché è entrato un cliente e perché è soddisfatto del prosciutto che ha acquistato all’ingrosso. Il cliente lo acquista, lo assaggia e ne è a sua volta soddisfatto, maturando la motivazione ad acquistare di nuovo in quel negozio. L’equivalenza del denaro in questo contesto può essere vista nella nascita della pubblicità, della propaganda, del marketing: si tratta di aspetti non reali, non basati su cose, ma su informazioni che hanno il diretto scopo di attivare delle persone coinvolte certi stati mentali desiderati. C’è un prodotto, c’è la pubblicità e il marketing, c’è un comportamento di acquisto da parte del consumatore. Un esempio diverso: se nel ricevere un caloroso abbraccio da una persona cara in un momento di sconforto potessimo esaminare le condizioni neuroendocrine della persona che riceve l’abbraccio, troveremmo certamente effetti misurabili in determinate aree del cervello e persino del sistema nervoso autonomo. Questo non significa affatto che qualunque abbraccio sortisca effetti analoghi!

Il passaggio a una sorta di economia finanziaria neuroendocrina avviene quando, ad esempio, compassati conferenzieri invitano gli astanti ad abbracciarsi l’un l’altro come se questo fosse la stessa cosa di un abbraccio sincero, quando si prescrive il sorriso obbligatorio sul volto di clinici, infermieri o promotori finanziari, insomma quando dal vecchio caso del salumiere che sorride sinceramente arriviamo invece a un sorriso senza prosciutto e a una risposta neuroendocrina ugualmente senza prosciutto. Avremo così speranza senza cure, sorrisi senza felicità, abbracci senza affetto… arriveremo a studiare additivi a base di ossitocina o endorfine che saranno simili al soma descritto da Huxley in Brave new world? (Huxley 2021).

Quando un partito politico che amministra un ente locale propone soluzioni di economia finanziaria della felicità accade una cosa grave, perché il ruolo dell’amministratore è di metterci il prosciutto, non il sorriso. Se questo diventasse normalità, il passaggio dalla liberaldemocrazia alla liberaltossicocrazia sarebbe pienamente compiuto.

======

Benedetti, F. (2022). Effetti placebo. Il lato nascosto delle cure mediche. Fioriti

Calvino, I. (2016). Le città invisibili. Mondadori.

Davies, W. (2016). L’industria della felicità. Giulio Einaudi Editore.

Emmons, R. A. (2007). Thanks! How practicing gratitude can make you happier. Houghton Mifflin Harcourt.

Huxley, A. (2021). Il mondo nuovo-Ritorno al mondo nuovo. Mondadori

Ladouceur R. (2019). Prescribing happiness. Can Fam Physician. 2019 Sep;65(9):599.

Lyubomirsky, S. (2008). The how of happiness: A scientific approach to getting the life you want. Penguin Press.

Marx, K. (2015). Il capitale. Ediz. integrale. Newton Compton

Pinkott, J. (2025). Modulare il nervo vago. Le Scienze, 2025 Mar n.679 

Seligman, M. E. P. (2013). Imparare l’ottimismo. Come cambiare la vita cambiando il pensiero. Giunti

Seligman, M. E. P. (2017). Fai fiorire la tua vita. Una nuova, rivoluzionaria visione della felicità e del benessere. Anteprima

Waldinger, R. J., & Schulz, M. S. (2010). What’s love got to do with it? Social functioning, perceived health, and daily happiness in married octogenarians. Psychology and Aging, 25(2), 422-431.

(Visited 188 times, 1 visits today)

Lascia un commento