
Crisi da solitudine: aumenta il rischio di demenza del 50% e la pre-mortalità del 30%
Gli incubi come premonitori della depressione
Pubblicato:26-03-2025 15:33
Ultimo aggiornamento:26-03-2025 15:33
Autore: Redazione DIRE
L’Italia si conferma un Paese particolarmente ostile per gli anziani, non solo a causa delle patologie fisiche, ma soprattutto per il peso della solitudine. Un fenomeno che comporta gravi conseguenze sulla salute mentale e fisica. La solitudine è spesso preludio della depressione, che aumenta il rischio di altre patologie e di suicidi. Il tasso di solitudine è il doppio rispetto alla media dei Paesi europei: coloro che non hanno nessuno a cui chiedere aiuto sono il 14%, mentre chi non ha nessuno a cui raccontare cose personali il 12%, a fronte di una media europea del 6,1% (dati Eurostat). La solitudine non è solo un problema sociale, ma anche clinico, essendo associata ad un aumento del rischio di depressione, disturbi del sonno, demenza e malattie cardiovascolari.
SOLITUDINE: EPIDEMIA SOCIALE CHE AUMENTA I RISCHI DI DEMENZA E MORTALITÀ
I determinanti sociali, ossia i fattori che influenzano la salute come le condizioni economiche, abitative e relazionali, incidono notevolmente sulla salute degli anziani, nonostante siano giunti tardivamente all’attenzione dei clinici e siano troppo spesso ancora trascurati. “L’impatto dei fattori che influenzano la salute come le condizioni economiche, abitative e relazionali è pari se non superiore alle cure mediche. Non tenere in considerazione queste condizioni rappresenta un grave rischio. La solitudine è un’epidemia sociale che aumenta il rischio di demenza del 50% e la premortalità del 30%; il suo impatto è paragonabile al tabagismo cronico e all’obesità. Alcuni Paesi si sono dotati di strumenti come Linee Guida o raccomandazioni per affrontare questa realtà. In Italia non vi è ancora un approccio definito, nonostante sia il Paese più vecchio al mondo dopo il Giappone. Diversi elementi concorrono a peggiorare la situazione: lo spopolamento dei centri storici, la chiusura dei negozi di prossimità, il proliferare delle truffe agli anziani, la discriminazione nota come ageismo. Questi elementi innescano un processo di svilimento che porta alla depressione e spesso al suicidio: i suicidi degli anziani sono infatti il 37% di quelli totali, sebbene gli anziani rappresentino il 24% della popolazione generale. La ragione di questo dato risiede nel fatto che i nostri anziani sono tra i più maltrattati al mondo. Questo fenomeno riguarda soprattutto gli uomini, le città e le persone con più di 80 anni: in queste sottopopolazioni la frequenza di suicidi ha raggiunto livelli intollerabili. Il suicidio di una persona anziana è anche un segno tremendo per un giovane, il quale non riceve un messaggio di resilienza ma di arrendevolezza”.