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MANIFESTO-APPELLO SUL DIRITTO A BENESSERE E SALUTE:
SCIENZA E MEDICINA PARLINO, POLITICA E ISTITUZIONI ASCOLTINO E AGISCANO CON DECISIONE ED URGENZA
Medicina, Politica e Istituzioni continuano a restare estranee al diritto alla salute inteso come pieno benessere, non solo come assenza di malattia (OMS, 2007).
La Medicina moderna, condividendo le ordinarie e prevalenti dinamiche politico-istituzionali, persegue un suo sviluppo clinico-tecnologico-tecnocratico piuttosto che promuovere anche un complessivo progresso socio-economico-culturale-ambientale per contrastare le radici delle diffuse e incalzanti malattie cronico-degenerativo-neoplastiche ed acute tipiche delle società industrializzate: tumori, affezioni cardiocircolatorie e respiratorie, obesità, cirrosi, patologie infettive ed autoimmuni, demenze e disagi giovanili, traumi psico-fisici e da isolamento socio-economico, ecc.
Dette malattie posseggono vaste e profonde radici etiologiche e patogenetiche: sorgono e si espandono nelle variegate pieghe organizzativo-produttive e di consumo della nostra Società (non a caso dei consumi), sostenute in larga parte da un ecosistema (Costituzione art. 9, 41) sempre più malato e patogenetico e da incalzanti fattori culturali e disagi socio-economici, spesso trascurati nella trasmissione del sapere medico, nella pratica clinica e nella visione di Istituzioni politico-scolastico-amministrative e sanitarie indirizzate quasi soltanto alla cura della malattia. Infatti, gli orientamenti sono incentrati su alterazioni anatomo-patologiche (visione oggettivista della malattia), calcoli e formule logistico-matematiche che si tramutano in crescenti tecnologie, sofisticate farmacopee e complessità di macchinari e gestionali, necessari ma non esaustivi, che si autoriproducono con conseguente occultamento di legami fra malattie, sistemi sociali, produzioni e consumi (visione soggettivista della malattia). In sostanza, occorre una visione olistica della salute: pieno benessere e non soltanto assenza di malattia, l’individuo come persona nella sua pienezza.
Sottovalutare questi principi equivale a scindere le connessioni fra triangolo, dimensioni spaziali e metodo pitagorico, fra romanticismo, sua struttura musicale e Chopin…Schubert…riducendo, su questa via, Politica- Istituzioni-Medicina ad attività puramente tecnico-tecnologico-gestionali con conseguente esonero dalla loro precipua missione, il Bene comune, come il veicolo e la cavalcatura esonerano dal camminare e ne superano essenzialmente la necessità.
Nella visione soggettivista la parola progresso viene sovrapposta a sviluppo,come se l’un termine equivalga all’altro, creando ambiguità fra progresso socio-economico-culturale e sviluppo tecno-tecnologico-gestionale. Non che i due paradigmi debbano contrapporsi, anzi è giusto e auspicabile che appartengano al medesimo circolo virtuoso per un modello socio-economico-sanitario-ambientale racchiuso nel principio di “unica salute” che vuole preservare lo stato di benessere-salute della persona unitamente all’integrità degli ecosistemi, cioè evitare-prevedere-prevenire-diagnosticare-curare-riabilitare.
Intanto troppe persone, spesso inconsapevoli dei rischi, continuano ad ammalarsi e perire per fattori patogeni indovati in distopiche culture, stili di vita, ambiente e organizzazione sociale, vere fabbriche di malattie che conservano e diffondono intatta la loro straripante morbilità e mortalità.
La sola visione oggettivista della malattia non rispetta il Diritto costituzionale alla salute (art. 32 della Costituzione) in quanto il principio rischia di essere confuso con elevati livelli di prescrizioni farmacologiche e prestazioni sanitarie che imprimono alle Strutture ospedaliere, viste come fabbriche della salute, un involontario suggerimento: la salute si ottiene apportando modifiche al corpo con tecnologie avanzate e terapie sofisticate “al passo coi tempi”.
E’ in questo contesto che le grandi classi di malattie assumono il significato di eventi ineluttabili e fatali come forza di gravità, movimenti tellurici, maree… E intanto oltre 1/3 della popolazione e i 2/3 degli ultra-sessantacinquenni risultano portatori di malattie cronico-degenerative, neoplastiche ed acute in costante crescita, in larga parte evitabili (prevenzione primaria) oltre che prevedibili e prevenibili (prevenzione secondaria=diagnosi precoce), non facilmente guaribili, più spesso curabili con terapie dagli effetti compensativi e palliativi i cui costi sono già, e più diverranno, incompatibili con l’universalismo del Servizio Sanitario Nazionale.
Sono in crescita, infatti, disparità culturali e socio-economici, invecchiamento di popolazione, incrementi di malattie, necessità di garantire cure e assistenze a lungo termine, sottofinanziamenti sistematici del SSN. Da notare che oltre il 50% del fondo sanitario nazionale, ridistribuito dalle Regioni alle strutture private accreditate, in misura del 10-15% si trasforma in reddito sottratto all’erogazione di prestazioni.
Occorre considerare che la peste nera del secolo del progresso, il cancro, suo misterioso lato oscuro e corollario, innominabile e chiamato per allusioni e parafrasi, costantemente avanza in Italia, come in tutti i Paesi industrializzati, alimentato da circa 150 cancerogeni e particolati dispersi nell’ambiente (pfas, pesticidi e similari, derivati di fossili e affini, microplastiche, inquinanti vari, ecc.), dai 38 milioni di tonnellate di amianto sparsi dappertutto, da 54 miliardi di sigarette fumate/anno, fin dall’età scolare, con rischi connessi di malattie gravi che raggiungono il 3000% rispetto ai non fumatori e che comportano oltre 93.000 decessi/anno, per gli eccessi nel consumo di alcolici (oltre 8 milioni di persone esposti a rischi gravi), ecc., per carenza di informazioni e permanenza di forti diseguaglianze socio-economico-culturali.
Da aggiungere che l’Autonomia regionale differenziata costringerebbe ampi strati di popolazione a rinunciare ad accettabili livelli di vita fino a determinare una minore autopercezione di malattia e la rinuncia a cure e che l’assenza di informazioni su errati stili di vita e le condizioni di stress quotidiani conducono ad abuso di farmaci, psicofarmaci, stupefacenti e alcoolici, zuccheri, proteine e grassi animali e alimenti molto elaborati che causano l’esposizione di 10 milioni di persone a rischio di cirrosi e obesità con conseguenti malattie associate fin dall’età scolare.
Aumentano consapevolezze scientifiche su malattie ereditarie, compresi spettri, sindromi e disturbi del neurosviluppo, definite epigenetiche, in gran parte causate da alterazioni geniche acquisite nel periodo embrio-fetale e nei “primi 1000 giorni di vita” per inquinanti ambientali e interferenti endocrini, ma anche a causa di errati stili di vita, disagi e stress, infezioni virali, batteriche e parassitarie, ecc.
Sul piano socio-economico basterà citare un dato: nonostante i 25 miliardi/anno che l’Italia spende per gestire le conseguenze degli eccessivi consumi di alcoolici, gli abusi rappresentano la causa principale di morte e disabilità tra i giovani sotto i 25 anni, oltre ad un aumentato rischio di declino cognitivo, anche in età giovanile e prima dei 65 anni, e di decessi alcool-connessi di 75.000 persone/anno. Va osservato, a proposito, che il consumo di oltre 10 gr/die di alcool incrementa l’incidenza di tumore mammario in pre- e post-menopausa, che oltre 20 gr/die favoriscono neoplasie dell’apparato digerente, senza contare le combinazioni sommatorie con tabagismi, stili di vita, inquinanti, ecc.
Infine, quale indicatore dei livelli di disagio sociale, da considerare i circa 4.000 suicidi/anno, soprattutto in età adolescenziali ed attempate, e da segnalare che in Italia si registrano circa 2 milioni e mezzo/anno di incidenti domestici, con quasi 7.000 decessi, e oltre 250.000 incidenti stradali con 3.200 decessi in larga parte evitabili. Da porre anche in evidenza che guerre e crescenti violenze e discriminazioni nella vita quotidiana e nei luoghi di detenzione creano stati d’ansia e malessere psico-fisico che dilagano sull’intera comunità.
DI FRONTE A QUESTA SITUAZIONE CATASTROFICA IL COMPITO DI DONNE E UOMINI DI OGNI ISTITUZIONE E’ SEMINARE DUBBI, NON RACCOGLIERE CERTEZZE:SCIENZA E MEDICINA PARLINO, POLITICA E ISTITUZIONI ASCOLTINO ED AGISCANO PER IL BENE COMUNE CON DECISIONE ED URGENZA”.
Per rendere attualizzabile il diritto alla salute inteso come pieno benessere, e non solo come assenza di malattia, occorre favorire il dialogo costante fra Scienza, Medicina, Istituzioni, Politica e Società in tutte le loro articolazioni, considerando le seguenti raccomandazioni:
- diffondere informazioni dirette e dettagliate, fin dalle Scuole primarie, sulle conseguenze di diversi stili di vita, inquinamenti ambientali e rischi per avventate azioni personali in abitazioni, strade e luoghi vari;
- istituire e diffondere misure di prevenzione primaria e secondaria (prevedibilità-prevenibilità, diagnosi precoce per screenings: sangue occulto nelle feci, colonscopia, tac toracica per fumatori ed ex-, mammografia, pap-test, esami prostatici;
- adottare misure, anche di ordine fiscale, che agevolino produzioni e consumi sani;
- invito, fatta salva l’autonomia didattica, che la trasmissione del sapere evidenzi evitabilità, prevedibilità e prevenzione delle malattie;
- sostegno a ricerca epidemiologica e di base che metta in luce i tanti fattori che scatenano i processi patogenetici ed epigenetici;
- piano articolato, cadenzato ed agevolato per l’eliminazione da cicli produttivi e ambiente di amianto, cancerogeni, sostanze nocive e irritanti e allergizzanti, derivati di fossili, pfas, pesticidi, ecc.;
- indagini su possibili effetti nocivi non termici di tutti i campi elettromagnetici artificiali, in particolare quelli generati dai diversi dispositivi smart (cellulari, wifi, antenne per telefonia, contatori, dispositivi bluetooth…) ;
- contrasto alle situazioni lavorative alienanti e precarie, che favoriscono illegalità e rischi, e alle ragioni della diffusa povertà e delle discriminazioni sociali e di genere;
- promozione di dignità e soddisfazione nel lavoro, giustamente retribuito e che si svolga in tutta sicurezza in ogni momento;
- protezione dell’ecosistema e incentivi per risparmio energetico e fonti rinnovabili;
- investire su trasporti sicuri ed efficienti con assenza di emissioni tossiche;
- legiferare privilegiando la produzione pulita e sana di alimenti e merci;
- istituzione di norme e incisivi controlli permanenti su sicurezza in strade urbane ed extraurbane e luoghi di lavoro (1000-1200 decessi/anno, 260.000 denunce/anno) migliorando e applicando le norme esistenti, puntando in particolare sulla vasta criticità di appalti e subappalti;
- prevenzione con misure tese ad affrontare disagio e patologie incipienti e conclamate prevedibili e prevenibili in età avanzate con provvedimenti che favoriscano aggregazioni, mobilità, assistenze attive e mirate a contrastare solitudine, povertà, decadimento psico-fisico;
- garanzia di assistenza e inclusione sociale a portatori di handicap, malattie rare e a coloro che si trovano nella condizione di emarginati e in solitudine;
- promozione di associazioni di volontariato che mirino al Bene comune;
- garantire un robusto sostegno al Servizio Sanitario Nazionale, dalla carenza di personale ad una territoriale assistenza e cura, da considerare fondamentale precipuo investimento, come sotteso dalla Costituzione, piuttosto che costo.