I dati del ministero ci dicono che nella scuola italiana ci sono 7.800.000 alunni/e e 943.000 insegnanti. Quante classi? Per semplicità dividiamo il numero degli alunni per 25 e otteniamo 312.000 classi. La scuola che cos’è? Sono i programmi? Sono le vecchie e nobili indicazioni nazionali? Sono quelle nuove? È il ministero? Sono i PTOF, i RAV, i NIV? No, la scuola è questa roba qua: 312.000 porte chiuse dietro le quali 943.000 insegnanti lavorano con una scolaresca. E gran parte di quello che accade dietro quelle porte non lo conosciamo davvero. Ci arrivano solo echi del meglio e del peggio che possono fare notizia, ma sono solo singoli eventi che non rappresentano la complessità dietro quelle 312.000 porte.
Per gli alunni, ovvero l’unico referente che davvero conta per qualsivoglia idea di scuola, la scuola è proprio quello che succede dietro quelle 312.000 porte, milioni di ore delle quali ciascuno di loro porterà con sé momenti belli, momenti di tranquilla normalità, umiliazioni, ansie, ferite, fatiche e soddisfazioni.
Anche gli/le insegnanti stanno dall’altra parte della porta, quella che la società da fuori non vede; per ciascuno di loro la scuola è prima di tutto ciò che fanno quando hanno chiuso quella porta e guardano i loro alunni negli occhi. Ma ciascuno di loro sa che la scuola è anche altro, quello che fanno i colleghi, nel bene come nel male.
Alziamo lo sguardo, distogliendolo dai grandi principi delle indicazioni nazionali 2012 e anche dalla scuola dei Garrone e dei Franti delle bozze 2025: davanti a noi scorrono chilometri di corridoi lungo i quali stanno 312.000 porte chiuse dietro le quali accade la scuola, quella vera.
Credo che ogni riflessione seria sulla scuola non possa che partire proprio dalla visione di quelle porte: spontaneisti espressivi accanto a gerarchici inespressivi, autarchici gaudenti, onanisti persuasivi, bulli adesivi… Ma dobbiamo chiederci: di tutto il dibattito pubblico sulla scuola, e di tutte le possibili indicazioni e raccomandazioni, cosa riesce a oltrepassare quelle porte chiuse? E da quelle porte chiuse che cosa riesce a filtrare fuori fino a raggiungere quel dibattito?
