La seconda crisi che mette più gravemente in questione non solo il Vangelo ma l’intera profezia biblica, è il rovesciamento del mandato di Gesù di istituire (e preparare) la pace, “non come il mondo la dà”. Secondo Isaia la pace non come il mondo la dà starebbe nel non imparare più l’arte della guerra (cioè “disimpararla”) e nel mutare le spade in aratri e le lance in falci. Per tutta la storia si è fatto il contrario (“se vuoi la pace prepara la guerra”) ma oggi le proporzioni di questo rovesciamento sono inaudite, non solo per il volume del mercato delle armi e per la trasformazione in armi dei principali mezzi di produzione (e ora anche delle “terre rare”), ma qui da noi anche per l’esplicita e proterva volontà politica dell’Europa di abbandonare la sua momentanea dedizione alla pace e di farsi un esercito da almeno 800 miliardi di dollari, nel contempo alimentando e perpetuando la guerra tra la Russia e l’Ucraina. Qui le Chiese implicate sono le Chiese europee, quelle ortodosse, ora più che mai scisse, e quella cattolica, sicché la dimensione ecumenica del problema si aggiunge a quella diplomatica e politica; e qui dovrebbero particolarmente essere chiamate in causa le Chiese in Europa che hanno una più avanzata tradizione non di gelida neutralità, ma di profezia della pace. È possibile attivare queste dinamiche di eccezionale portata, contro la tentazione di ricadere nell’abitudine e nell’ovvio dopo il carismatico ministero di papa Francesco? Potrà la società, potrà l’etica pubblica assecondare questa “nuova creazione” nonostante il pensiero unico dominante, contro il senso comune laico che regola la comunicazione sociale? Certo è una sfida alla secolarizzazione. Ma questa è davvero così compiuta? L’entità del consenso che si è manifestato in occasione del funerale di papa Francesco, che però era tangibile anche prima, dimostra che il commiato dalla fede non è così generalizzato come si ritiene, non è sostituito nel migliore dei casi da una generica spiritualità; e anche l’ipocrisia del compianto di molti leaders, tanto sottolineata, non era forse così diffusa: se tutti davvero fossero così falsi e malvagi non ci sarebbe nulla da sperare, perché sono purtuttavia questi potenti, o quelli che riusciremo a mettere al posto loro, che debbono cambiare il corso delle cose. E davvero è così inarrivabile l’ideale sociale propugnato da papa Francesco? Egli proponeva a tutti cose semplici e familiari, la pace, la pietà, il soccorso in mare, carceri più umane, ricordarsi dei vecchi, non bombardare i bambini: chi davvero poteva non volerlo? E anche la misericordia di Dio, l’inferno vuoto: a chi non piacerebbe? Papa Francesco non era a capo di un’agenzia umanitaria, svelava una nuova prossimità di Dio. I post-teisti non c’erano arrivati, avevano scoperto che, con la modernità, Dio non lo si può pensare nell’alto dei cieli: ma perché, prima stava lì? Francesco ha spiegato, e mostrato con la sua vita e la sua morte, che più che dichiararlo perduto, si tratta di incontrarlo altrove: meta-teisti, un più di Dio, non post-teisti, un Dio che c’era, ed ora non c’è più. Con i più cordiali saluti, “Prima Loro” (da un’idea pubblicata sul Fatto Quotidiano del 6 maggio 2025). |
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