
Il Dossier “Pfas. Basta!” racconta in prima persona la storia trentennale in Italia delle lotte popolari contro il disastro ambientale e sanitario dei famigerati Pfas. E’ una piccola enciclopedia che -in tre volumi e oltre 900 pagine- ripercorre le vicende della “Campagna per la messa al bando dei Pfas in Italia” promossa dal “Movimento di Lotta per la salute Maccacaro”: avviata con le nostre denunce degli anni ’90 degli scarichi Pfas in Bormida e Po, fino alla clamorosa entrata in scena nel 2024 di Greenpeace, passando: per i nostri 20 esposti con reato di dolo alle Procure, per i processi di Alessandria (2010-2017-2019-2024) e Vicenza (2021) contro gli inquinatori Solvay e Miteni, nonché per il tentativo (frustrato) di Legge parlamentare. E’, insomma, una tormentata storia di mobilitazioni contro la Lobby chimica, e dunque anche contro connivenze, complicità, corruzioni, ignavie di Comune, Provincia, Regione, Governo, Comunità Europea, Asl, Arpa, Sindacati, Magistratura e Giornali.
La lunga e inconclusa storia degli “inquinanti eterni” è tratta in breve da stralci dei libri “Ambiente Delitto Perfetto” (Barbara Tartaglione – Lino Balza, prefazione di Giorgio Nebbia) e “L’avventurosa storia del giornalismo di Lino Balza”, nonché del Sito “Rete Ambientalista Movimenti di lotta per la salute, l’ambiente, la pace e la nonviolenza” gestito dal “Movimento di lotta per la salute Giulio A. Maccacaro”.
Anche il terzo volume (work in progress) di “Pfas.Basta!”, come i primi due, come tutti i nostri libri, è stampato a spese degli autori. Il ricavato è interamente devoluto alla Ricerca per la cura del mesotelioma. Tutti i libri sono disponibili a chi ne fa richiesta.
In Liguria i rifiuti tossici li buttiamo in aria e in mare.
Nell’inceneritore di chiusura del ciclo dei rifiuti (termovalorizzatore o waste to chemical) che vuole realizzare la Regione Liguria confluiranno anche 260 mila tonnellate annue di rifiuti pericolosi e rifiuti speciali “come avviene negli analoghi impianti in tutta Italia”: lo ha confermato polemicamente (riferendosi a Roma) l’assessore regionale all’Ambiente, Giacomo Giampedrone.
Che precisa: “A fronte di una produzione di 800mila tonnellate di rifiuti urbani, la Liguria produce 2,6 milioni di tonnellate annue di rifiuti speciali di cui 10-15% di rifiuto speciale inerte e circa 200mila tonnellate annue di rifiuti pericolosi, flussi che in quota parte (con particolare riferimento ai rifiuti sanitari, di cui 20mila tonnellate a rischio infettivo – come siringhe, garze o altri presidi ospedalieri che per legge devono essere smaltiti tramite termodistruzione, attualmente inviati ad impianti di altre regioni – e 40mila all’anno dei fanghi di depurazione, oggi destinati alle discariche) potranno trovare opportune sinergie nel trattamento e recupero in un impianto di ambito regionale di chiusura del ciclo, diminuendo quindi il ricorso a discariche regionali o l’invio in altre regioni, con benefici ambientali ed economici“. Così si arriva alle 320mila tonnellate annue stabilite dalla Regione di raccolta differenziata, che non si intende aumentare.
Perciò per incenerire si è scelta una struttura enorme, dove andranno, anche rifiuti speciali e pericolosi. Finora, l’unica alternativa ipotizzata è quella di mettere i rifiuti speciali e pericolosi nei cassoni della diga foranea del porto.
La neo sindaca di Genova, Silvia Salis, in campagna elettorale aveva precisato che per lei “non sarebbe stata una soluzione ideale fare un impianto sovradimensionato in una discarica che sta per chiudere”, cioè Scarpino (una delle aree individuate come idonee dallo studio del Rina per l’agenzia regionale Arlir, vedi la mappa), però non ha mai escluso la possibilità di collocarlo altrove.
L’amianto miete morti in Marina.
Un nuovo caso di morte per esposizione all’amianto scuote le Forze Armate italiane. Il Tar del Lazio ha condannato il Ministero della Difesa al pagamento di 200.000 euro di risarcimento alla famiglia di U.G., sottufficiale della Marina Militare, scomparso a causa di un mesotelioma pleurico contratto durante il servizio.
Per quasi quarant’anni, U.G. ha prestato servizio a bordo di numerose unità navali – Nave Palinuro, Carabiniere, Artigliere, Stromboli, Tanaro, Doria – e in diverse basi strategiche come Mariscuola Taranto, Venezia e Maridist Ostia, venendo costantemente esposto ad amianto e ad altre sostanze cancerogene senza adeguati dispositivi di protezione né informazione sui rischi. I casi di decesso tra i militari della Marina continuano a crescere, confermando i dati epidemiologici allarmanti. Clicca qui.