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“…dovete piacervi, non compiacere”

  • di

da Il Regno

Stereotipi e spiritualità: uscire dai meccanismi di odio

Relazioni, ruoli sociali, potere, ma anche fede, stereotipi e spiritualità. Si è discusso di questo e molto altro, con il coraggio della verità, con parresia, tentando di abbattere muri e costruire ponti di dialogo, autentico e rispettoso. Si è parlato di consapevolezza, di come oggi non basti più, per esempio, la semplice e talvolta sbalordita affermazione di molti e molte che dichiarano: “Io non sono maschilista”. Per superare le disuguaglianze di genere, occorrono certamente dei passi in più: innanzitutto un maggiore grado di comprensione e coscienza di far parte di un sistema sociale in cui regole, norme e pratiche interiorizzate sono diventate espressioni e forme di un habitus difficile da individuare e riconoscere per quello che è realmente.

La libertà e franchezza con cui Michela Murgia esprimeva le proprie idee ha spesso attirato la rabbia e l’odio di molti haters, che non le hanno risparmiato attacchi, bodyshaming e continue minacce, perfino di morte. Ma come ha potuto resistere a tutto questo? Come è riuscita a non lasciarsi sopraffare, a non desistere di fronte a tale muro di malvagità? All’emergere di queste domande, sono venute in aiuto le parole del testo di Marinella Perroni, che svela così qualche «segreto della vita»: a sostenerla nell’ andare avanti fino in fondo e fino alla fine è stata la sua attenzione per le persone nella quotidianità, la «manutenzione della felicità comune», la responsabilità per sé e per gli altri, per la vita di tutti. A costo dell’impopolarità, come minimo. A una platea immensa di giovani, infatti, ricordava: «[…] dovete piacervi, non compiacere». Questo, in fondo, hanno fatto quelle classi di scuola, straordinarie nell’ordinarietà.

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