
La discussione sul crack a Bologna: istruzioni per non perdersi in un bicchier d’acqua…
Vogliamo dire la nostra opinione sulla “discussione” che si è aperta; alcuni rappresentanti del gruppo “ Fratelli d’Italia” hanno lanciato accuse prive
di qualunque fondamento; se davvero vogliamo parlare di danno erariale, il danno erariale lo stanno causando loro visto che probabilmente la
magistratura dovrà impegnare un po’ di tempo per giungere alla inevitabile conclusione di “archiviare” ; le ipotesi di illecito o addirittura di reato
sono, per chi conosce o lavora sul “problema delle dipendenze”, del tutto, per usare un termine eufemistico, fantasiose. Evitiamo altre ipotesi
interpretative della condotta di questo gruppo politico; veniamo al nocciolo: la iniziativa contestata si colloca nell’alveo della strategia di “riduzione
del danno”; sbaglia Paolo Crepet , del quale comunque abbiamo ampia stima e del quale condividiamo altre prese di posizione, a parlare di
“bandiera bianca” ; sulla base della esperienze degli ultimi 50 anni si può dire che gli effetti positivi delle strategie di riduzione del danno sono state a
volte scarsi o del tutto marginali; tuttavia la strategia rimane utile e va ulteriormente implementata ; questa strategia viene spesso
machiavellicamente utilizzata anche dal potere economico con fini diversi da quelli dichiarati ma su questo avremo modo di approfondire in altre
circostanze. Quando Crepet usa la metafora della “bandiera bianca”, come abbiamo detto, a nostro avviso sbaglia e forse sorvola su decenni di
discussione e di confronto non inquinato da qualche gruppo politico probabilmente alla ricerca di consensi eventualmente anche elettorali. Ci
riferiamo in particolare alla affermazione di Thomas Szasz quando sostiene che i neri statunitensi hanno preferito il metadone dei bianchi alla cold
turkey proposta da Malcom X; certo che la strategia proposta da Malcom X sarebbe la “migliore” ; infatti un nostro sogno sarebbe (se qualcuno ci
supportasse economicamente) regalare a tutti i tossicodipendenti, incarcerati e non, la autobiografia di Malcom; dal canto loro la “strategia” dei
“fratelli d’Italia” è semplice: la signora Meloni dichiara “la droga fa schifo…” e va in visita a s. Patrignano dopo aver parlato a un uditorio che
certamente lei merita, quello del Meeting di Rimini; dire “la droga fa schifo” equivale più o meno alla usanza dei re francesi di guarire i plebei dalla
scrofola e da altro con la apposizione delle loro mani; la autorevolezza della fonte (Meloni) agli occhi dei consumatori di crack è così bassa che dopo
lo slogan salvifico pronunciato qualcuno di loro avrà reagito aumentando le dosi anche se , è auspicabile, non hanno neanche recepito il messaggio;
ora la questione è questa: nel mondo ci sono milioni di persone dipendenti da droghe illegali e da droghe legali; l’approccio alle dipendenze deve
essere sistemico: contrastare tutte le droghe dal crack (illegale) a quelle legali (psicofarmaci, fumo di sigarette, alcool, ecc.) Un approccio per essere
sistemico non può fare leva sul solo contrasto nei confronti della offerta ma finalmente deve intervenire in maniera massiccia sulla domanda e sul
disagio psichico che è a monte di questa; finora è mancata qualunque avvisaglia di un programma di riduzione della domanda a meno che non
pensiamo che il cosiddetto “bonus psicologico” possa mai avere qualche efficacia;
lo stato e le istituzioni promettono impegno assiduo oggi contro la cosiddetta “mafia nigeriana” ; la storia dimostra però che nonostante l’eroico
sacrificio di centinaia di persone vittime della criminalità organizzata, da secoli, lo “stato” non è ancora venuto a capo della mafia italiana quindi su
quella “nigeriana” (siamo certi che le fila non siano comunque tirate da criminali autoctoni?) è difficile aspettarsi risultati migliori; comunque non vi
è dubbio: lo spaccio di crack deve essere contrastato in maniera rigorosa, capillare e sistematica ; si tratta di una sostanza pericolosissima non
solo per gli effetti acuti ma anche per postumi ( in particolare gravi scompensi psichiatrici) che rischiano poi di trascinarsi per decenni per ulteriori
errori nelle modalità di presa in carico da parte dei servizi sanitari. MA RIMANE NECESSARIO E URGENTE LA PRESA IN CARICO DEI SOGGETTI GIA’
DIPENDENTI O VULNERABILI E QUINDI A RISCHIO APPUNTO PER INTERVENIRE ANCHE SULLA DOMANDA E NON SOLO SULLA OFFERTA.
Nell’ambito di questo programma la strategia della “riduzione del danno” può dare un contributo; certo potremmo constatare dopo un certo
periodo di osservazione, che gli effetti di riduzione del danno sono stati scarsi (un certo numero di patologie infettive “risparmiate”?) ma ciò non
toglie che la strategia sia “buona” e che valga la pena di metterla in campo : non solo per la riduzione degli effetti collaterali di tipo biologico e
infettivo facilmente evitabili ma, anche di più, perché fornisce uno strumento che facilita il contatto e il contatto può essere la anticamera di una
presa in carico complessiva che mira alla disassuefazione; la proposta della on. Meloni invece forse è quella di tappezzare la Bolognina di manifesti
con la sua immagine che dice “la droga fa schifo” ; gli astuti militanti della fiamma (tricolore, mentre la nostra bandiera i colori li include tutti)
potrebbero provare (a loro spese) ad affiggere questi manifesti , poi vedremo che variazione di uso di crack sarà registrato.
A differenza del partito di governo (attuale) riteniamo di avere conoscenza della problematica delle tossicodipendenze e siamo consapevoli che la
questione non si risolve con gli anatemi; in passato abbiamo agito in prima persona interventi di riduzione del danno e di presa in carico di giovani
farmacodipendenti; abbiamo “meritato” non encomi o medaglie ma un avviso di reato per presunto “uso non terapeutico” di sostanze stupefacenti;
siamo stati prosciolti in istruttoria senza alcun invio al processo; questo anche a seguito al dialogo instauratosi con i magistrati e i loro consulenti;
oggi, praticamente dopo 45 anni, dobbiamo prendere atto del pressappochismo di una parte del ceto politico (semplice ignoranza ma comunque
con una certa dose di sadismo) che prima di parlare senza cognizione di causa farebbe meglio a “studiare”.
Si indìca, entro l’anno 2025, una ISTRUTTORIA PUBBLICA COMUNALE SUL TEMA e, diciamo ai media, si sentano tutte le “campane”.
LA NOSTRA “LINEA” E’ QUELLA DI MALCOM X MA NON ABBIAMO LA SUA AUTOREVOLEZZA E NON POSSIAMO NEGARE LA REALTA’ FOTOGRAFATA DA
THOMAS SZASZ.
Lavoriamo contro tutte le dipendenze legali e illegali, farmacologiche, chimiche e, perché no, pure quelle “affettive” e psicologiche .
Vito Totire , psichiatra, portavoce Centro “Francesco Lorusso” via Polese 30 40122 Bologna
Bologna, 31.8.2025
Bibliografia: 1) Malcom X Autobiografia 2) T.Szasz, Il mito della droga 3) C. Olieventstein, Il ny a pas des toximanes hereux