
Ansia e depressione per una persona su 7: nel mondo costi da mille miliardi di dollari
Gli ultimi dati dell’Organizzazione mondiale della sanità accendono i riflettori su un’emergenza trasversale a tutte le fasce d’età ma più acuta tra donne e giovani mentre dal 2017 le risorse sono ferme al 2% del bilancio sanitario totale
Ansia e depressione come una nuova pandemia, che affligge una persona su sette nel mondo: oltre un miliardo di individui – con le donne colpite “in modo sproporzionato” – i cui disturbi mentali sono la concausa di grandi costi umani ed economici. Depressione e ansia, da sole, costano all’economia globale circa 1.000 miliardi di dollari all’anno. Mentre i costi indiretti legati anche solo alla perdita di produttività sono incalcolabili.
E’ l’allarme che arriva dall’Organizzazione mondiale della sanità, su persone di tutte le età e di ogni reddito. E malgrado molti Paesi abbiano rafforzato le politiche e programmi per la salute mentale, servono maggiori investimenti e azioni a livello globale per potenziare i servizi volti a proteggere e promuovere la salute mentale delle persone. Non solo: vanno definite le priorità così come occorre ridurre lo stigma e affrontare le cause profonde del malessere.
Seconda causa di disabilità
I disturbi mentali rappresentano la seconda causa di disabilità a lungo termine, contribuendo alla perdita di una vita sana. Fanno aumentare i costi dell’assistenza sanitaria per le persone colpite e le loro famiglie, causando al contempo ingenti perdite economiche su scala globale. «Trasformare i servizi di salute mentale è una delle sfide più urgenti per la salute pubblica – avvisa il Dg Oms Tedros Ghebreyesus -. Investire nella salute mentale significa investire nelle persone, nelle comunità e nelle economie: un investimento che nessun Paese può permettersi di trascurare. Ogni governo e ogni leader ha la responsabilità di agire con urgenza e di garantire che l’assistenza sanitaria mentale non sia trattata come un privilegio, ma come un diritto fondamentale per tutti».
Lo stato dell’arte
Gli ultimi dati sono messi in fila da due rapporti – World Mental Health Today e Mental Health Atlas 2024 – che evidenziano alcuni progressi ma anche lacune significative nell’affrontare i problemi di salute mentale a livello mondiale. Su questa base, secondo l’Oms, andrebbero orientate le strategie nazionali e plasmare il dialogo globale in vista della Riunione di Alto Livello delle Nazioni Unite del 2025 sulle malattie non trasmissibili e la promozione della salute mentale e del benessere , che si terrà a New York il 25 settembre 2025.
Allerta suicidi
Il suicidio rimane una conseguenza devastante, con circa 727.000 vittime nel solo 2021. Ed è una delle principali cause di morte tra i giovani in tutti i paesi e in tutti i contesti socioeconomici. Nonostante gli sforzi globali, i progressi nella riduzione della mortalità per suicidio sono troppo bassi per raggiungere l’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile (Sdg) delle Nazioni Unite di ridurre di un terzo i tassi di suicidio entro il 2030. Con l’attuale traiettoria, entro tale scadenza si otterrà solo una riduzione del 12%.
L’Organizzazione mondiale della sanità sottolinea che dal 2020 – l’anno nero del Covid – i Paesi hanno compiuto passi da gigante nel rafforzare le proprie politiche e la propria pianificazione in materia di salute mentale. Molti hanno aggiornato le proprie politiche, adottato approcci basati sui diritti e migliorato la preparazione per la salute mentale e il supporto psicosociale durante le emergenze sanitarie. Tuttavia, questo slancio non si è tradotto in riforme legislative. Un numero sempre minore di Paesi ha adottato o applicato una legislazione sulla salute mentale basata sui diritti, e solo il 45% dei Paesi ha valutato le leggi in piena conformità con gli standard internazionali sui diritti umani.
Investimenti fermi al 2%
Il rapporto rivela una “preoccupante stagnazione negli investimenti in salute mentale”. La spesa pubblica media per la salute mentale rimane pari ad appena il 2% del bilancio sanitario totale, invariata dal 2017. Le disparità tra i paesi sono evidenti: mentre i paesi ad alto reddito spendono fino a 65 dollari a persona per la salute mentale, i paesi a basso reddito ne spendono appena 0,04. Il numero mediano di operatori sanitari a livello globale è di 13 ogni 100.000 persone, con gravi carenze nei paesi a basso e medio reddito.
Riforme al ralenti
La riforma e lo sviluppo dei servizi di salute mentale procedono lentamente. Meno del 10% dei Paesi ha completato la transizione verso modelli di assistenza basati sulla comunità, e la maggior parte dei Paesi si trova ancora nelle fasi iniziali della transizione. L’assistenza ospedaliera continua a fare ampio affidamento sugli ospedali psichiatrici, con quasi la metà dei ricoveri involontari e oltre il 20% di durata superiore a un anno.
L’integrazione della salute mentale nell’assistenza primaria sta progredendo, con il 71% dei Paesi che soddisfano almeno tre dei cinque criteri dell’Oms. Tuttavia, permangono lacune nei dati: solo 22 Paesi hanno fornito dati sufficienti per stimare la copertura dei servizi per la psicosi. Nei Paesi a basso reddito meno del 10% degli individui affetti riceve assistenza, rispetto a oltre il 50% nei Paesi ad alto reddito, il che evidenzia l’urgente necessità di ampliare l’accesso e rafforzare l’erogazione dei servizi.
Migliorano le cure in emergenza
È incoraggiante notare che la maggior parte dei Paesi segnala iniziative efficaci per la promozione della salute mentale, come programmi per lo sviluppo della prima infanzia, la salute mentale scolastica e la prevenzione del suicidio. Oltre l’80% dei Paesi offre ora supporto psicosociale e per la salute mentale nell’ambito delle risposte di emergenza, rispetto al 39% del 2020. I servizi ambulatoriali di salute mentale e la telemedicina stanno diventando sempre più disponibili, sebbene l’accesso rimanga disomogeneo.
Le priorità per un colpo di reni
L’Organizzazione mondiale della sanità invita i governi e i partner globali a “intensificare urgentemente gli sforzi” per una trasformazione sistemica dei sistemi di salute mentale in tutto il mondo. Tradotto: serve un finanziamento equo dei servizi di salute mentale; una riforma giuridica e politica per sostenere i diritti umani; investimenti sostenuti nella forza lavoro della salute mentale; espansione dell’assistenza sanitaria centrata sulla persona e basata sulla comunità.