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Ancora morte a Modena; carcere, casa circondariale, istituto penitenziario : lo si chiami come si vuole ma la realtà è che le carceri sono ormai camere mortuarie e “fabbrica di suicidi”

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Ancora morte a Modena; carcere, casa circondariale, istituto
penitenziario : lo si chiami come si vuole ma la realtà è che le
carceri sono ormai camere mortuarie e “fabbrica di suicidi”
Dopo la cosiddetta rivolta delle carceri di Modena un altro drammatico evento evidenzia e
conferma che è la istituzione totale in quanto tale ad essere mortifera e non i “detenuti cattivi”.
Le cronache ricordano che quello di ieri a Modena è il quinto suicidio dell’anno nello stesso carcere
e il 62° in Italia nel corso del 2025; il numero di morti , poi, per incuria e incapacità di presa in
carico , è molto più alto; la speranza di vita e di salute delle persone recluse è gravemente
compromesso dallo stato di cose presenti;
poi stiamo ancora aspettando le decisioni della magistratura di Modena in relazione alla morte di
F.R. avvenuta nel febbraio 2023; respinta una prima istanza di archiviazione proposta dal pm il
tribunale ancora non ci fa sapere quale è la sua decisione finale; per quello che ci riguarda
riteniamo di aver argomentato con chiarezza come e perché quella morte si poteva e doveva
prevenire anche in rapporto all’uso sconsiderato che la istituzione totale carceraria continua a
fare delle bombolette di “gas da campeggio” ;
l’ultima persona deceduta a Modena , informano le agenzie di stampa, aveva 24 anni era
marocchino ed era appena giunto nella sezione “accoglienza”: ma che accoglienza ! Deceduto pare
per impiccagione ; questo ennesimo tragico evento forse agli occhi di qualcuno non riproporrà
immediatamente la questione particolare dell’uso delle bombolette di gas (come è successo per
altri eventi anche a Modena dopo la morte di F.R.) ma evidenzia comunque la infondatezza
assoluta del modo di vedere esplicitato dal ministro Nordio sul tema dei suicidi; il ministro, che
ovviamente, non ha nessuna competenza professionale ma anche nessuna progettualità in
materia di prevenzione, confonde la strategia necessaria per la prevenzione del suicidio con una
mera gestione custodialistica del rischio, gestione di infausta memoria manicomiale ; il ministro ha
infatti sostenuto che il sovraffollamento è un antidoto al suicidio e non ne è la causa; il ministro
non comprende o comprende ma rimuove per opportunismo politico che il problema non è
garantire la sorveglianza a vista 24/24 ore della persona privata della libertà; il problema è invece
mettere in campo una strategia complessiva e sistemica che vada alla radice delle motivazioni e
delle cause della disperazione che conduce a gesti autolesivi e auto soppressivi; e questo approccio
sistemico non può essere fondato su una controproducente overdose di psicofarmaci che hanno
più effetti collaterali che vantaggi terapeutici ; spesso anzi l’effetto teraputico è, in quanto tale,
uguale a zero;
siamo stanchi di dichiarazioni di rammarico del “giorno dopo” :
il ministro Nordio si presenti dimissionario alla camera dei deputati e consenta con le sue
dimissioni un dibattito parlamentare sulla drammatica, disumana, non più tollerabile situazione
delle carceri italiane; che questo dibattito si concluda con la adozione di linee guida vincolanti per
la gestione dei penitenziari al fine di affermare finalmente il ruolo che la Costituzione attribuisce
alla possibile limitazione della libertà personale senza debordare, come avviene oggi tutti i giorni,
nell’abuso di messi di contenzione e nella tortura.
E si riaprano i processi per la cosiddetta “rivolta” del carcere di Modena per giungere alla revisione
delle incaute e infondate sentenze.
La morte a Modena non è causata dai “detenuti cattivi” ma è generata dalla istituzione totale,
come peraltro, sempre accaduto nella storia della umanità.
Vito Totire, psichiatra, portavoce Centro Francesco Lorusso via Polese 30 40122 Bologna

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